Spese militari sotto osservazione: il primo rapporto Mil€x 2017 dell’Osservatorio sulle spese militari italiane

da Milex.org, osservatorio sulle spese militari italiane; da Korazym.org, quotidiano non profit on line;  da Famigliacristiana.it, periodico San Paolo; da Nigrizia.it, notizie dall’Africa e dal mondo nero.

«Dobbiamo vigilare contro l’acquisizione di un’ingiustificata influenza da parte del complesso militare-industriale, sia palese che occulta. Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà e processi democratici. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può trovare un adeguato compromesso tra l’enorme macchina industriale e militare di difesa e i nostri metodi e fini pacifici, in modo che sicurezza e libertà possano prosperare assieme».
Presidente USA Dwight D. Eisenhower
Discorso di addio alla nazione, 17 gennaio 1961
«Il presidente degli Stati Uniti generale Dwight Eisenhower, ex comandante delle forze alleate durate la seconda guerra mondiale e repubblicano non sospetto di simpatie antimilitariste, conosceva da vicino il potere di quello che lui definì il “complesso militare industriale” e la sua pericolosa capacità di influenzare le scelte economiche e anche politiche di una democrazia. Da qui il suo accorato appello affinché i cittadini e i loro rappresentanti politici vigilassero per evitare che gli interessi dell’industria militare e dell’apparato militare minacciassero la libertà dei processi democratici.
Una democrazia è in pericolo se non riesce a controllare l’influenza “sia palese che occulta” della macchina industriale e militare di difesa, correndo il rischio di finire con l’esserne controllata. Una macchina che, se lasciata operare senza limiti e senza controlli, riesce a far prevalere i suoi interessi (il profitto dei produttori di armamenti e il potere dei vertici militari) su quelli della collettività e a danno della collettività stessa (sovradimensionamento delle spese militari a danno di quelle civili, politiche militariste e interventiste che minacciano la pace, la sicurezza, il benessere e la libertà). La storia insegna come questi interessi siano stati più volte in grado di prevalere spingendo governi, anche democratici, a scatenare guerre inutili quanto catastrofiche per l’umanità, ma infinitamente profittevoli per l’industria bellica (e per il sistema bancario al quale, in ogni guerra, gli Stati sono costretti a fare ricorso)».
Nonostante la crisi e le spending review negli ultimi dieci anni hanno avuto un’incremento del 21%. Stiamo parlando delle spese militari che nel 2017 raggiungeranno quota complessiva 23,3 miliardi di euro, circa l’1,4% del Pil.

A vigilare costantemente su queste cifre è Mil€x, un progetto lanciato per realizzare un Primo Rapporto Annuale sulle Spese Militari Italiane (di cui abbiamo riportato l’incipit) che possa fungere da base per la creazione di un Osservatorio stabile sul tema. Promosso da Enrico Piovesana e Francesco Vignarca con la collaborazione e la struttura operativa del Movimento Nonviolento (nell’ambito delle attività della Rete Italiana per il Disarmo) ha pubblicato un’analisi completa ripresa da diversi quotidiani e pubblicazioni.

Il Rapporto e una rassegna stampa è disponibile su Milex.org, osservatorio sulle spese militari italiane.

Per approfondire: Spese militari in crescita: terrorismo e migranti non sono la causa su Korazym.org, quotidiano non profit on line;  Le spese militari non conoscono crisi: più 21% in dieci anni su Famigliacristiana.it; Non c’è crisi per la spesa militare su Nigrizia.it, notizie dall’Africa e dal mondo nero.

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