Ecologia integrale, ancora. Rileggere la Laudato sì al di fuori del polverone mediatico

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».

Laudato si’, 1

Sono passati quasi due anni dalla pubblicazione dell’enciclica sulla cura della casa comune dal titolo Laudato sì. Abbassatosi il polverone mediatico e diradati gli incontri a tema è forse questo il tempo più opportuno per rileggere “a freddo” e dentro il suo contesto il documento.

La popolarità di Bergoglio stimola l’interesse di molti, ma è anche un’arma a doppio taglio: le interpretazioni banalizzanti e ad effetto dei giornali sono molto diffuse, tanto da essere patrimonio comune anche dei cristiani che frequentano abitualmente parrocchie e associazioni ecclesiali.

Di conseguenza alcune attenzioni e contestualizzazioni sono necessarie …

Innanzitutto il considerare la collocazione del documento nel grande fiume del magistero … una lettera enciclica è meno solenne di una costituzione dogmatica e più vincolante dell’intervista ad un giornale … mettere tutto sullo stesso piano è vizio giornalistico contagioso e ottuso … per orientarsi e comprendere occorre saper distinguere. Saper inserire la Laudato sì dentro la storia relativamente recente della dottrina sociale della Chiesa significa accostarla a due documenti fondamentali: la Rerum novarum e la Popolorum progressio … entrambe all’origine di importanti e fecondi fermenti operati dentro la società da gruppi e associazioni cattoliche.

Cogliere il significato di alcuni particolari fa vedere come il magistero di Francesco sia un altro passo nel complesso processo di applicazione del concilio Vaticano II: la scelta dell’attenzione alla lingua italiana in quanto Vescovo di Roma (la citazione del Cantico di frate Sole, uno dei primi testi letterari in italiano), il frequentissimo ricorso a documenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, il taglio ecumenico dei contributi tratti dagli scritti di Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli, lo schema vedere-giudicare-agire su cui è strutturata l’intera enciclica.

La proposta centrale e innovativa del documento è la cosiddetta “ecologia integrale” che sottrae l’attenzione all’ambiente ad una sterile marginalità e la inserisce in un vero e onnicomprensivo “discorso sulla casa comune” (oikos = casa, famiglia; logos = parola, discorso): c’è una ecologia ambientale che, però, non può essere scissa da una ecologia sociale (un ambiente degradato produce povertà e emarginazione); una buona ecologia istituzionale (senza corruzione e con attenzione al bene comune) favorirà una economia virtuosa e la costruzione di città dove si possa vivere bene e sentirsi a casa; il rispetto delle diversità e delle specificità dei vari popoli all’insegna dell’ecologia culturale e della resistenza alla omologazione consumistica sarà indispensabile perché si possa consegnare un mondo bello e significativo alla generazione futura (ecologia generazionale).

La Rerum novarum ispirò Achille Grandi e molti altri cattolici dando vita ad un movimento sociale importante che produsse dapprima l’esperienza dei sindacati “bianchi” e del partito popolare, poi, dentro la bufera del ventennio fascista, una sofferta ma feconda fase carsica di silenziosa opposizione e di speranze e riflessioni riguardo al “dopo” coltivate con solitaria ostinazione; infine, negli ultimi mesi di guerra, il patto sindacale di Roma, le ACLI, la democrazia cristiana e le linee portanti della futura Costituzione. La Popolorum progressio fu lievito per tutti quei gruppi cattolici che, applicando il magistero conciliare sul laicato, cercavano nel clima carico di aspettative della fine degli anni ’60 un mondo più giusto per tutti e lo sviluppo integrale, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Cosa saprà produrre nei nostri cuori e nel mondo l’insegnamento della Laudato sì se solo sapremo prenderla sul serio e con sapiente consapevolezza ecclesiale?

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