Barbie l’ariana ebrea

da Kolot.it, “Voci”, newsletter di informazione sull’ebraismo.

La Bambola feticcio della società dei consumi, ha compiuto 50 anni. Ed ha una storia affascinante …

In realtà, Barbie aveva una progenitrice «ariana», dal momento che era la rielaborazione statunitense di un modello di bambola – di nome Lilli – commercializzato in Germania nel 1955 da un’industria di giocattoli che aveva fatto fortuna vendendo soldatini sotto il nazismo. Lilli si rivolgeva a un pubblico adulto e impersonava il modello di bellezza promosso dal defunto regime hitleriano e ancora giudicato ideale dal tedesco medio di allora. Perché Lilli diventasse Barbie era però necessario che nel 1956 una famigliola americana scegliesse di trascorrere le vacanze nel cuore della vecchia Europa, in Svizzera. Erano Elliot Handler, proprietario della Mattel, un’azienda che produceva mobili per case di bambole, e sua moglie Ruth, figlia di genitori ebrei. Davanti alla vetrina di un negozio di Lucerna, la donna vide Lilli, anzi sei Lilli differenti, con visi e capelli identici, ma ciascuna abbigliata con una tenuta da sci diversa dall’altra. Ne rimase folgorata. E così scoccò la scintilla imprenditoriale che fece importare negli Usa un prodotto «ariano» grazie a una donna di origine ebraica del tutto inconsapevole della derivazione cripto-razziale di quella bambola.

In breve Barbie diventa una icona del sistema capitalistico che in poco tempo metterà in atto un vero e proprio cambiamento antropologico dell’Occidente …

è significativo che nel 1968 venne commercializzato un modello di Barbie in grado di pronunciare sei frasi emblematiche, fra cui: «Mi piace fare la modella», «Cosa devo indossare per la festa?», «Vuoi andare a fare compere?». Insomma, quando Barbie apre la bocca è solo per confermare il suo compulsivo orientamento verso i consumi.

Barbie seguirà le altalenanti fortune del capitalismo attraverso i decenni …

La storia di Barbie, in fondo, è una metafora della feroce vitalità del capitalismo, della sua capacità di adeguarsi ai cambiamenti del mercato come un camaleonte rosa in grado di rigenerarsi e di mutare colore nei momenti di crisi.

L’articolo completo è disponibile su Kolot.it.

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