Un nuovo sguardo su un vecchio garage

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Sono andato negli Usa senza alcuna aspettativa in particolare. Avendo vissuto due anni a Londra, so bene quanto sia grande la distanza fra quel che si pensa di conoscere di un paese e ciò che quel paese, invece, è nella realtà. Tuttavia, ammetto di essere rimasto sorpreso nello scoprire come il tema del «nuovo sguardo» sia dibattuto anche nelle Chiesa riformata americana (Rca). Il modo di vivere la nostra fede, così come si è configurato e strutturato nel corso dei decenni, è ancora efficace? Riesce a intercettare i bisogni di una società in rapida evoluzione? Oppure, offre risposte (valide) a domande che non pone quasi più nessuno? Tutto questo mi è diventato chiaro leggendo il testo del discorso tenuto dal prof. Brad Lewis (attuale presidente dell’American Waldensian Society) al Sinodo regionale di Albany nel 2015.

Prossimi alla pensione, i genitori del prof. Lewis acquistarono una casa vicino a Chicago, per essere vicino ai nipoti. Il garage poteva ospitare due auto, era climatizzato, aveva il pavimento impermeabile e leggermente inclinato verso un tombino di scarico e un lavandino cui si poteva collegare un tubo di gomma. Il proprietario precedente lavava l’auto tutti i giorni e, durante il rigido inverno dell’Illinois, lo faceva al coperto. I genitori del prof. Lewis videro in quel garage un valore aggiunto, ma per un motivo del tutto diverso: divenne la meravigliosa sala giochi dei nipoti e dei loro amichetti. Sei settimane dopo che avevano comprato la casa, il vecchio proprietario si fermò a chiacchierare e vedere che aspetto avesse l’abitazione. Ma rimase visibilmente angosciato dalla conversione del suo bel garage in una semplice sala giochi. Il coronamento glorioso della sua casa non c’era più. Ma era proprio così?

Al funerale del padre, il prof. Lewis vide una giovane donna sconosciuta alzarsi e, visibilmente commossa, ricordare con affetto quello che per lei era come un nonno. Quando i nipoti si ritrovavano a giocare nella loro meravigliosa sala giochi, si univano loro anche i loro amici del quartiere; e lei era stata una di loro.

Un discorso analogo può essere fatto anche per le principale denominazioni del protestantesimo storico americano. Le chiese in cui il prof. Lewis crebbe erano perfettamente adatte agli usa del secondo dopoguerra, come il garage dei suoi genitori lo era stato per il proprietario precedente. Le chiese erano una parte importante della società e ai loro membri chiedevano di essere sia buoni americani sia buoni membri di chiesa. Il presupposto automatico era che le due cose non sarebbero mai entrati in conflitto. Troppo spesso, forse, le chiese istituzionali, con le loro strutture, sono andate semplicemente in parallelo con quelle delle grandi imprese o di altre organizzazioni. Mentre crescevano, molte chiese sono diventate molto simili al perfetto garage di quell’uomo, in gran parte volte a guardare verso l’interno.

Solo che da diversi decenni a questa parte, le denominazioni storiche si sono rimpicciolite. Ci sono stati alcuni sviluppi positivi, ma spesso c’è stata una narrazione largamente condivisa di perdite e di decadenza. Questa è stata una delle principali fonti di stress per i pastori, diaconi e anziani. Il senso di frustrazione è stato molto reale e questo va riconosciuto. Ma così come il prof. Lewis non riusciva ad arrabbiarsi con l’uomo che aveva avuto il garage ideale e che si stupì trovò sconcertante che esso non fosse più utilizzato per lo scopo originale, allo stesso modo non poteva arrabbiarsi con coloro che vogliono che la loro chiesa rimanga come l’hanno sempre conosciuta. Eppure, non c’è dubbio che, se si vuole essere in grado di servire la prossima generazione, bisogna effettuare una ristrutturazione che non è più rimandabile. Ma come lo si realizza, domandava il professore?

Egli confessò che, qualche mese prima, fu colto dallo stupore, quando chiese a una giovane pastora come lei riuscisse a gestire quel dilemma. Lei gli disse semplicemente che la prospettiva nel suo gruppo era diversa: fissarsi sulle perdite e sulla decadenza, gli disse, «non fa parte della mia narrazione» e non è ciò che un giovane gruppo vede come prima cosa. I ministri più giovani accettano che la «chiesa-cristianità» non ci sia più, e che molta gente pensa sia strano essere cristiani. Ma questo loro lo hanno già accettato e vi si dedicano perché credono profondamente che questo sia il centro della loro vita e del loro lavoro. Essi stanno già ristrutturando i loro garage per prendersi cura della prossima generazione di cristiani.

Lewis era convinto che il loro atteggiamento possa essere contagioso – in verità, nel suo anno di presidenza del Sinodo regionale, ebbe diverse dimostrazioni di come il cambiamento fosse già in corso. Lo vide nelle congregazioni disposte a «entrare in analisi» per comprendere in che direzione lo Spirito volesse orientarle. Lo vide nel rigoglio di Camp Fowler (un centro, specializzato nell’ospitare bambini, come potrebbe essere «Ecumene» a Velletri), nell’accogliere gruppi multietnici e persino multireligiosi, e nel suo modellare e plasmare come essere buoni amministratori della creazione: temi che risuonavano anche tra gli studenti dell’Union College ai quali il professore insegna economia. Lo vide nel circuito di Rochester, dove due chiese a un miglio di distanza si fusero, vendettero uno dei loro edifici, e utilizzarono i soldi per assumere un missionario il cui primo impegno fu dar vita a una congregazione in centro, in una zona con molte persone giovani: la maggior parte delle quali non andavano in chiesa. Lo vide quando scorse i numeri delle donazioni nella Rca e nel suo Sinodo e scoprì qualcosa di sorprendente: nel Sinodo di Albany stavano dando in media più dollari per membro comunicante di quanto avveniva dieci anni prima, nonostante l’inflazione.

Finito di leggere, ho posato i fogli e mi sono chiesto: io cosa vedo nelle nostre chiese in Italia? I miei connazionali cosa sperano, cosa si augurano, di vederci? Sono belle domande… Rientrato, sarà bello cercare la risposta assieme.

Antonio Lesignoli

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