Istruzioni apostoliche per utenti ortodossi dei social network

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

Evita le discussioni sciocche e non educative, sapendo che generano contese. Un servo del Signore non dev’essere litigioso, ma mite con tutti, atto a insegnare, paziente nelle offese subite, dolce nel riprendere gli oppositori, nella speranza che Dio voglia loro concedere di convertirsi, perché riconoscano la verità.

2 Tim 2,23-25

Questa istruzione apostolica è una bella lezione per gli “utenti” ortodossi che amano argomentare online con altri cristiani.

Se due fratelli in Cristo si incontrano personalmente, la loro conversazione probabilmente comincerà con un saluto – idealmente, con un bacio santo (come ha comandato l’apostolo Paolo), ma non con un rimprovero. Se due fratelli che non si conoscono l’un l’altro si incontrano, la loro conversazione sarà preceduta almeno da una breve introduzione. Perché la situazione con la comunicazione virtuale nei forum online e nei commenti nei social network è molto diversa? Con molto rammarico per noi, a volte il comportamento di alcuni cristiani su Internet è molto deludente – o forse stanno mostrando il loro vero volto.

È una grande vergogna, in quanto tutti questi dialoghi rimangono nello spazio informativo pubblico. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore l’uno per l’altro (Gv 13,35). Se un utente non religioso esamina molti dialoghi dei cristiani nei social network, non capirà di chi siamo discepoli, e capirà che siamo cristiani ortodossi solo a causa di citazioni della Bibbia e dei santi Padri, che non gli sono familiari. Non importa quante citazioni scriviate, non ha importanza; È lo spirito e il comportamento che contano veramente. Se lo spirito e il comportamento sono lontani da quello che san Paolo scrive a san Timoteo e dalle citazioni scritte, allora a che serve citarle? È meglio non sapere qualcosa ma agire dignitosamente nobilitando il nome dei cristiani. In breve, è una situazione vergognosa.

Evita le discussioni sciocche e non educative [nella traduzione sinodale russa – “ignoranti”]. Secondo il Dizionario esplicativo della lingua russa di Ushakov e Ozhegov, “ignoranza” (“nevezhestvo” in russo) significa non solo “mancanza di conoscenza”, ma anche “cattive maniere”. Se qualcuno inizia un dialogo non con un saluto, ma scrivendo qualche insulto, facendo “critiche negative” o, se possiamo usare lo slang moderno di internet, “trolleggiando”, allora una comunicazione come questa dovrebbe essere evitata perché porta a litigi. Un inizio scorretto è un buon indicatore che caratterizza l’autore di un testo.

Sapendo che certe discussioni generano contese, è un fatto piuttosto interessante che i cristiani (e non solo i cristiani) preferiscono evitare di litigare in pubblico. Ma per alcuni motivi gli amanti dei conflitti non si vergognano di iniziarli  apertamente su Internet. Così abbandonano ogni vergogna. Sembra che la presenza di alcuni cristiani su Internet li reindirizzi a un altro dominio in cui possono permettersi cose che non farebbero nella realtà (non virtuale). Per quanto riguarda il comportamento nel mondo reale e nel mondo virtuale, sarebbe ridicolo se un cristiano venisse a casa di un fratello che non ha mai incontrato prima e cominciasse ad accusarlo attraverso la porta, senza mostrare il suo volto. Ma in qualche modo alcuni cristiani agiscono in rete secondo regole assolutamente diverse. Un utente si nasconde dietro il suo avatar e si sente libero di scrivere ciò che vuole e quanto gli piace – nessuno vede il suo volto e molti non hanno nemmeno idea di chi sia.

Un servo del Signore non dev’essere litigioso, ma mite con tutti. È la dolcezza, l’affabilità che caratterizza un vero servitore di Cristo tra tutte le persone. Se non ci sono segni di affabilità, allora ci si chiede immediatamente i motivi di tali commenti. Un esempio comune: un fratello ha scritto qualcosa che un altro fratello non ha apprezzato. E in quel momento questo secondo fratello dovrà chiedersi onestamente: “Qual è l’obiettivo dei miei commenti, che iniziano con critiche negative invece che con un saluto o una presentazione?” Se uno vuole formulare un’accusa per riformare un suo fratello, allora deve seguire i precetti dell’apostolo Paolo ed essere disposto a insegnare, con pazienza e mansuetudine, e istruire quelli che si oppongono. Come si vede, bisogna istruire con gentilezza anche i propri avversari, per non parlare dei propri fratelli in Cristo. Secondo il beato Teofilatto di Ochrid: “Una denuncia forte è particolarmente toccante quando viene fatta con delicatezza. È più facile toccare qualcuno con dolcezza piuttosto che far vergognare con rigore. “Se non c’è dolcezza nelle parole di un commentatore, allora con tutta probabilità questo significa che l’obiettivo di chi denunciante non è la riforma del suo fratello; forse è guidato dalla sua passione per le dispute, o lo fa per invidia o per altri motivi che non derivano dall’amore per il prossimo. Se uno decide di accusare qualcun altro, lo deve fare nello spirito delle Sacre Scritture.

Vedendo certi dialoghi scandalosi, proviamo vergogna e tristezza. I santi si sono sempre scritti l’uno con l’altro in questo modo? No! E questo significa che non stiamo cercando di imitarli: stiamo solo scambiandoci le loro citazioni e nel contempo gratificando le nostre passioni. Non mostriamo né rispettiamo né osserviamo l’etichetta, per non parlare di avere reverenza per gli altri. Alla luce di tutto questo, le parole altisonanti sul legame spirituale dei cristiani diventano solo chiacchiere vuote.

Per non dire nulla della villania, quando invece di risposte a domande dirette, i fratelli-avversari possono fare osservazioni personali e trarre conclusioni, come se fossero anziani chiaroveggenti. Se avessero amore nei loro cuori, i modi sarebbero molto diversi: “Fratello, lascia che io ti chieda, cosa intendevi quando hai scritto tali cose? Che cosa avevi nel tuo cuore in quel momento: avevi pensieri vanagloriosi o di condanna?” Qualunque cosa non provenga dall’amore è peccato. E non serve cercare rifugio nelle citazioni dei santi Padri. È molto facile copiare e incollare varie dichiarazioni di santi, ma è molto più difficile seguire i precetti dell’apostolo Paolo nelle nostre vite. Potrebbe darsi che le regole dell’apostolo Paolo siano applicabili solo alla comunicazione a viva voce e non si applichino al mondo virtuale di Internet? Sono sicuro che la risposta sia evidente per tutti i cristiani.

Antonij Dulevich, direttore del dipartimento missionario della diocesi di Kyzyl

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