Dio chiama in modi interessanti

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

Padre Ernesto Obregon analizza le diverse attitudini verso gli uomini che si sentono chiamati a un servizio ministeriale, notando le differenze (e spesso le differenze ingiuste) di attitudine verso chi sente una vocazione da giovane e chi la sente da adulto, e soprattutto tra i fedeli da tutta una vita e i convertiti.

Il vecchio modo di diventare sacerdote o pastore era di essere chiamato da giovane. Un bambino sentiva una chiamata precoce, cresceva fino alle scuole superiori sapendo che voleva servire come ministro di culto, e procedeva con gli studi al seminario. I cattolici romani, in particolare, hanno un ottimo sistema di reclutamento dei futuri candidati al sacerdozio, già nella scuola media. Avevano (e talvolta hanno ancora) un sistema di scuole superiori orientate al seminario, per preparare l’adolescente interessato. Infine, il candidato prete andava in un seminario maggiore e ne usciva sette anni dopo come sacerdote. In molte chiese, questo è ancora il processo preferito. Alcune giurisdizioni e denominazioni hanno un grave problema con coloro che sentono una chiamata tardiva. Questi non si adattano al sistema. Non abbiamo modo di velocizzare il loro cammino. Spesso diciamo loro che devono passare attraverso l’intero processo, il che significa che speriamo che andranno al seminario e non dovremo preoccuparci di loro per molti altri anni. Sappiamo che molti adulti non possono permettersi di lasciare il loro lavoro per andare a studiare, perciò possiamo incolparli di mancanza di desiderio o addirittura dire che questa è la prova che Dio non li vuole veramente per sé.

Ma sia la Scrittura che la Tradizione mostrano un Dio che chiama certe persone dalla nascita, come Geremia e Davide, ma anche un Dio che chiama certe persone dopo che queste hanno avuto una vita e una carriera adulta. Da Abramo a Gedeone a TUTTI i dodici apostoli a molti santi della storia, Dio chiama persone cresciute. Purtroppo, troppe giurisdizioni e denominazioni non hanno davvero un buon modo per integrare queste persone e addestrarle senza sconvolgere le loro finanze. È tra i tipi più anabattisti, tra le chiese afro-americane, tra gli indipendenti, che questi ministri possono trovare un posto per servire Dio. Troppo spesso, finiscono sviati nella loro teologia o nella loro pratica. Quasi sempre, li trattiamo come esseri di seconda categoria e usiamo tutti i tipi di ragioni per giustificarci di non averli integrati e addestrati, o peggio, per averli fatti iniziare e averli sottoposti a deliberati ritardi. Noi abbiamo sempre buone ragioni. Beh, il tal dei tali è stato integrato troppo in fretta e ora non osiamo fidarci di nessuno. Beh, il tal dei tali ha una cattiva reputazione e rovinerà la nostra reputazione se lo ordineremo (pensiamo a Chuck Colson).

La realtà è che la maggior parte delle Chiese si sente molto più a proprio agio con i candidati chiamati fin dalla culla che con i convertiti. Nessuna storia negativa su un fedele fin dalla culla permane a lungo, mentre ogni cattiva storia di un convertito viene ripetuta come se valesse per ogni convertito e giustificasse le restrizioni a volte incredibili che vengono poste ai convertiti. Per esempio, una certa giurisdizione è convinta che un pastore che vuole convertirsi deve attendere un minimo di 10 anni per essere ordinato. Entro quel tempo, probabilmente, sarà stata effettivamente distrutta la sua vocazione. Ma queste cose si fanno sotto il pretesto di proteggere la Chiesa. Quella stessa giurisdizione ha avuto diversi anni fa un grave scandalo, che ha portato alle dimissioni e alla censura disciplinare di vescovi che erano fedeli fin dalla culla, le mentre un monaco è stato fatto metropolita e anche lui è stato costretto alle dimissioni entro un paio di anni. Ma questi erano fedeli dalla culla, non convertiti, quindi non costituiscono alcun precedente. In tutti i gruppi cristiani è difficile accettare il convertito e facile scusare il fedele dalla culla.

Io sono ora in una classe di dottorato che tratta il tma della cappellania. Abbiamo un ex-manager d’affari, un sergente maggiore in pensione, un ranger dell’esercito in pensione, un paio di consulenti professionali con licenza, un camionista veterano della Guerra del Golfo che percorreva la strada desertica dall’Iraq al Kuwait. Ecco cosa abbiamo tutti in comune. Nessuno di noi è stato chiamato a essere sacerdote o pastore da giovane. In questo senso, siamo tutti e 11 dei convertiti. Quasi tutti noi abbiamo attraversato qualche tipo di esperienza dolorosa. Tutti noi abbiamo sentito una chiamata tardiva. Uno di noi non ha neppure sentito una chiamata. Dio ha mandato un altro pastore a parlargli di persona per dirgli che era chiamato al ministero! Ha accettato! Ora quella persona sta facendo un dottorato. Un altro ha detto di no; poi è andato da sua moglie che ha detto sì, è la cosa per te; poi è andato dal suo pastore, che ha detto sì, è la cosa per te; poi la congregazione ha detto, vai. Queste persone sono il futuro della cappellania, anche se almeno uno è vecchio come me, mentre un altro ha due bambini sotto i 10 anni e vuole fare anche lo scrittore.

Ora, non è né meglio né peggio avere un sacerdote o un pastore che sia un fedele dalla culla o che sia un convertito. Ogni approccio porta al ministero un diverso insieme di esperienze e una diversa serie di competenze e strumenti. Quello che è importante è scoprire se Dio ha veramente chiamato qualcuno al ministero e facilitare la loro entrata in ministero. Ciò significa che dobbiamo essere attenti al quando e al come portare le persone nel ministero. Non possiamo scrivere regole per entrare nel ministero in base a una o due cattive esperienze che diventano la nostra scusa per tenere fuori delle persone. Non possiamo scrivere regole che facilitano l’accesso al ministero di coloro che hanno ricevuto una chiamata precoce semplicemente perché sono cresciuti tra di noi. Prima o poi, se non stiamo attenti, butteremo via una delle benedizioni di Dio o accetteremo una delle piante di Satana a causa delle nostre regole.

Πρόσχωμεν – Stiamo attenti!

padre Ernesto Obregon

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