Rosh Hashanah – Un anno di unità Insieme, scegliendo la vita

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

È arrivato l’anno 5778. La Festa di Rosh Hashanah è sempre vissuta con grande attesa, sia per il suo significato ideale-religioso, sia per le modalità che ne caratterizzano la celebrazione. Ricette, cibi con simbologia speciale, grano che decora le nostre tavole, abiti bianchi. Il suo carico maggiore in questi giorni che ci porteranno fino a kippur è il bilancio di quello che abbiamo realizzato o mancato, di quello che abbiamo imparato o perso.

Il primo pensiero in queste prime ore e primo giorno di solenne celebrazione va alle persone che non sono più tra noi e che ci hanno lasciato più soli, più appesantiti da una responsabilità generazionale di saper tramandare il nostro bagaglio di ebraismo, più attoniti per i nostri giovani, che mancando, non sono qui a fianco a noi. Li ricorderemo e benediremo ricordando che con ogni giorno della loro esistenza ci hanno fatto dono di molte gioie e molti insegnamenti.

Nel nostro calendario il conteggio degli anni parte dalla creazione del mondo – quindi dall’esistenza fisica del creato, culminata con la creazione dell’uomo. Anni riferiti all’avvio della vita e i cicli della natura nella quale si inseriscono i nostri ritmi. Anni, decenni, secoli sui quali in questo giorno riflettiamo per capire dove ci collochiamo rispetto alla Storia.

Il conteggio dei mesi, l’ordine numerario biblico, è riferito all’uscita dall’Egitto, con la liberazione schiavitù. Quindi riferiti alla nostra creazione ed esistenza come popolo – momento dell’affermazione della libertà fisica e libertà di culto. Oggi è giorno di importante libertà di culto e come ci insegnano i passi di torà appena letti la scorsa settimana (nizavim) a questa si associa anzitutto il comando di scegliere la vita, e il richiamo a ricordare che i precetti ricevuti non sono lontani, ma sono vicini sulla nostra bocca e nella nostra mente, ma dobbiamo saperli prendere e saperli dire.

Il conteggio dei giorni, parte con il calare della sera, nel momento in cui iniziamo a riflettere sulle nostre fatiche, impegni e responsabilità da affrontare all’arrivo del mattino.

Ci viene comandato che questo giorno sia un giorno di Terua – di chiamata a raccolta e con il suono dello shofar – scuotere e riflettere su chi siamo e cosa abbiamo fatto nell’ultimo anno.

Un inizio che rappresenta l’assoluto e profondo momento di riflessione esistenziale, sui nostri comportamenti e le nostre responsabilità. Un’introspezione che caratterizza tutte le preghiere di queste giornate.

“Rosh Hashanah” tradotto: inizio dell’anno. Rosh, come ben sappiamo, significa ancor più letteralmente “testa”. L’anno che si avvia deve esser espressione di un pensiero – una visione – una volontà che guida il nostro agire. Come persone, come collettività, come Comunità e come Istituzioni. Con cuore e consapevolezza, con coscienza e fermezza.

Andiamo verso l’autunno. Venti ed eventi dimenticati stanno travolgendo l’Europa e le democrazie i popoli e le nazioni – sono sempre più forti e prepotenti. La vita fisica e le libertà per le quali abbiamo tanto lottato sono di nuovo minacciate. Il dramma dei migranti, la sfida dell’accoglienza di chi fugge lasciando dietro di sé guerre e miserie in cerca di un futuro diverso fatto di dignità e diritti, riguardano noi tutti.

Le preghiere si leveranno affinché il passato non ritorni ciclicamente, per metterci al riparo da un nuovo possibile Medioevo delle coscienze, diverso nelle forme ma potenzialmente ancora più distruttivo.

È una preghiera ebraica che oggi speriamo sia preghiera universale.

E allora l’augurio per l’anno 5778 è che sia un anno di calendario ricco di frutti del sapere e saper fare, che sia un anno all’insegna dell’unità e di una maggiore concordia e collaborazione tra le diverse anime delle nostre società e delle nostre Comunità. Che si possa assieme trovare la forza per agire e reagire, e avere la serenità per condividere i piccoli e quotidiani momenti di vita in sicurezza e libertà.

Shanà Tovà,

Noemi Di Segni, Presidente Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

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