Il rapporto tra filosofia ed Ortodossia. Intervista a cura di Tudor Petcu a padre Giovanni Festa

Proponiamo un’intervista sul rapporto tra filosofia e Ortodossia a un sacerdote ortodosso italiano, padre Giovanni Festa. A cura del dottor Tudor Petcu.

Le chiedo innanzitutto di dirmi quale sarebbe per Lei l’importanza che potrebbe avere la filosofia ai nostri giorni e quando le pongo questa domanda, penso soprattutto alla dimensione pragmatica della realtà postmoderna in cui viviamo. Per questo, a partire da questa domanda, credo che possa porre un’altra così importante per il nostro dialogo: quale è per Lei il significato principale della filosofia?

Pur essendo laureato in filosofia e coltivando sempre la riflessione filosofica nonostante svolga un lavoro di altra natura constato l’estrema difficoltà esistenziale della filosofia, quasi un suo deficit, un suo oggettivo limite nel riuscire a pensare e a progettare un ruolo, un servizio all’interno della nostra convivenza sociale che non solo è pragmatica ma è assolutamente liquida coniugata nel continuo divenire delle relazioni, nel continuo divenire di ogni dinamica di vita e dell’espulsione etica ma anche teoretica di qualsivoglia comportamento o notazione relativamente al valore della stabilità (che è in sé un valore metafisico). La filosofia al pari e come la stessa dimensione cristiana in occidente corre il rischio di applaudire sempre e di inseguire come valori a prescindere (e quindi senza usar la forza della criticità) gli eventi e i fenomeni della liquidità.. Se la teologia dei cristiani d’occidente rischia si proporre esperienze ecclesiali che siano di consenso al tempo e al mondano quasi chiese come cappellanie private autoreferenziali del mondano, la filosofia rischia di perdere volutamente e per scelta la sua funzione di criticità (come cristiano direi funzione profetica) e di costruire il sistema giustificazionista della liquidità stessa, il pensiero unico ed unificazionista.

Per quel che si sa, il senso della teologia cattolica si chiarisce alla luce della filosofia, in altre parole un rapporto tra fede e filosofia è esistito nel mondo cattolico sin dall’inizio. Ma che cosa possiamo dire per quanto riguarda l’eredità filosofica dell’Ortodossia oppure le radici filosofiche della teologia ortodossa? Crede che una relazione tra Ortodossia e filosofia sia possibile?

Per la ministerialità cristiana per come è proposta e vissuta nell’esperienza ecclesiale dei cristiani ortodossi ,nel loro concreto quotidiano fare i conti nel mondo con il Vangelo di Cristo Dio resto fortemente perplesso sulla necessità o sulla possibilità di costruire una relazione tra filosofia e professione di fede ortodossa. Il platonismo (con il quale recentemente mi sono riconciliato) per i Padri non è stato un sistema valoriale oggettivo ma solo il dialetto usato, il circuito linguistico con cui comunicare la professione di fede sapendo sempre che la professione di fede resta eccedente, di una santa eccedenza, rispetto ad ogni veicolo di comunicazione di essa stessa. Ogni sistema filosofico, ogni visione valoriale resta sempre coniugata nell’ordine della fragilità della natura decaduta e quindi nell’ordine dell’ambiguità sottoposta sempre alle contraddizioni e ai rischi di idolatria laddove la professione di fede cristiana in ogni sua dinamica apostolica, postapostolica patristica ed ecclesiale rimanda sempre all’Oltre e all’Altrove di Dio tre volte santo … Come presbitero cristiano ortodosso spero sempre di vivere nell’attesa e nell’invocazione dell’Apocalisse della Parousia del Cristo dove tutto sarà fatto nuovo nel mistero trinitario. Preferisco (ma è ovviamente opinione personale) vivere la mia fede cristiana ortodossa (meglio la mia fede cristiana della Chiesa Una ed Indivisa della quale noi ortodossi siamo pieni custodi ) sotto e con la forza dell’inno cherubico … Deponiamo ogni affanno della vita … E ogni sistema, ogni costruzione di pensiero porta in sé il pericolo dell’affanno.. Il discorso allora assume la questionabilità della filosofia in relazione alla professione di fede cristiana … L’unico dialetto ancora possibile (ma sempre dialetto e quindi mero strumento comunicativo) è il dialetto platonico che consente di tramandare e di consegnare nella discorsività da una generazione all’altra integro il depositum fidei ma in questo depositum resta prioritaria la certezza apocalittica e non filosofica che esistono monaci cristiani perché tutti i cristiani sono monaci.

Nella prima domanda ho voluto riferirmi alla situazione della filosofia contemporanea, prendendo in considerazione la società pragmatica in cui la ricerca filosofica non ha più una maggiore influenza come ebbe in passato. Potrebbe un rapporto stretto con l’Ortodossia aiutare la filosofia a diventare di nuovo la regina delle scienze? Può la filosofia riscoprire la sua dimensione spirituale dimenticata tramite l’Ortodossia?

La filosofia come regina delle scienze è un preciso argomento di impostazione di per sé metafisica che mi lascia dubbioso alquanto (ma siamo proprio sicuri che il cristianesimo e l’esperienza di fede dei cristiani ortodossi necessitino di un sistema metafisico di pensiero?). Mi sono per scelta ritrovato cristiano ortodosso e poi presbitero proprio perché ero spiritualmente e religiosamente stanco e sconfitto da e di una tentazione cristiana continua che io chiamo “la tentazione concordista” … armonizzare per serena tranquillità la fede dentro un sistema sociale, un sistema di pensiero ed anche un sistema statuale.. L’esperienza apostolica e dei Padri (pensi ad Ilario di Poitiers versus et contra il cristianissimo imperatore Costanzo) è un tantinello diversa … C’è un No Grazie verso ogni tentazione concordista, verso ogni tentativo di armonizzare la fede cristiana dentro un qualsivoglia sistema e questo No Grazie non solo si è espresso nelle catacombe e nel martirio (ancora oggi esistenti e presenti in diverse parti del mondo.. esistenti e presenti come nostra tristezza e nostro dolore ma insieme come testimonianza radicale di fede verso noi cristiani delle regioni comunque opulente e garantite) ma si è espresso nel monachesimo del deserto e nel monachesimo in sé come icona (e lo dico da presbitero uxorato … ma anche il matrimonio cristiano è un No Grazie alla tentazione concordista) del DNA dei cristiani … stranieri nella propria patria, consapevoli di esserlo, lieti di esserlo … Ma l’essere stranieri a casa propria, l’essere forestieri è segno della propria inquietudine perché il Vangelo ti interroga e ti mette in crisi ma anche segno dell’inquietudine che dovremmo e dobbiamo testimoniare.. La grande vocazione del cristiano ci è stata data da Cristo Kyrios … “Il vostro parlare sia si quando è si e No quando è No. Il resto viene dal Maligno”. Insomma parlate poco e parlate sempre con chiarezza e coraggio… Questo possiamo offrire alla filosofia … l’invito a tacere … al silentium e quindi a proporre non più sistemazioni ma aforismi … lampi … indicazioni … Alla filosofia la congregazionalità dei cristiani ortodossi può offrire il primato della preghiera e quindi il deserto, il monachesimo, la chiesa come profezia.

La prego di spiegarmi quale sarebbe la sua prospettiva sul progetto di una filosofia ortodossa. Se una tale filosofia fosse possibile, come potrebbe trovare il suo luogo nel mondo filosofico d’oggi in cui sono dominanti le idee del decostruzionismo? Ultimo ma non da meno, come potremmo parlare di una certa novità che una filosofia ortodossa sarebbe capace di portare ai nostri giorni?

Per mera ipotesi di scuola verifico l’idea di una possibilità di una filosofia ortodossa ma nella consapevolezza che il primo articolo della professione di fede niceno costantinopolitana, il primo articolo in senso teologico ed esistenziale è quello che recitiamo e cantiamo per ultimo … La Parousia. Infatti solo dalla certezza della Parousia, dal Maranathà dell’Apocalisse i cristiani si sono scoperti come popolo in cammino verso Sion la Santa e solo camminando camminando hanno incontrato tutti gli altri articoli di fede … Il tomismo cattolico è il rischio insito in ogni sistema di pensiero cristiano perché contiene il pericolo di reificarlo in una stabilitas loci che, ad esempio, (per quanto nobilmente prevista dal monachesimo benedettino) non è mai stata un valore (anzi spesso era un disvalore) del monachesimo italo greco legato all’esperienza del deserto e di Teodoro Studita. L’eventuale filosofia ortodossa si collocherebbe oltre il tomismo ed al di là del decostruzionismo proprio perché in fondo tace … Accoglie e tematizza l’apocalisse affinché i cristiani sappiano nel mondo e per il mondo di essere (come vien detto nella Divina Liturgia del Crisostomo): “Memori dunque di questo comandamento salvifico e di tutto ciò che fu fatto per noi: della croce, della tomba, della risurrezione al terzo giorno, dell’ascensione ai cieli, del soglio alla destra, del ritorno nella seconda gloriosa venuta”.

Se dovessimo parlare del rapporto tra fede e ragione nel pensiero ortodosso, quali sarebbero i suoi argomenti?

Alla fine delle risposte (e La ringrazio per l’intervista) e in continuità con quel che ho scritto e detto come carne della mia fede e sangue del mio ministero Lei comprenderà bene che la problematica del rapporto tra fede e ragione non solo non mi appartiene ma la trovo “a rischio serio” per la stessa fede. Il rischio che la ragione riesca purtroppo con il suo logos a incarcerare il Logos e incarcerando il Logos rende prigioniera la forza di libertà nell’annuncio e dell’annuncio di salvezza e di santificazione per il cosmo intero cui siamo chiamati.

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