Detengono armi da fuoco, si sentono vittime

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

L’immagine messa online qualche giorno fa era stata pensata e costruita con cura e poi diffusa largamente tramite i social. Si vede una giovane donna da dietro, dai capelli lunghi, che indossa un vestito bianco grazioso, scarpe col tacco e una grossa arma da fuoco che pende dalla schiena. Si tratta della neo-laureata Kaitlin Bennett, che voleva fare un gesto politico per sottolineare il suo diritto, come cittadina americana, di portare le armi, in questo caso un ArmaLite AR-10. In una seconda foto, gira la testa per guardarci con uno sguardo un po’ da flirt e ci fa vedere il suo cappellino di laureata sul quale ha disegnato la sua arma preferita insieme alla frase «Vieni a prenderlo».

In un’intervista di Fox News, emittente amata dalla destra americana, la giovane sembrava a proprio agio. Quando il giornalista le chiede la motivazione del suo gesto, si dichiarava oltraggiata, insultata dalla politica di Kent State che vieta agli studenti (e anche professori e staff) di portare armi al campus, mentre ospiti possono tranquillamente portarle. Per Bennett, questa regola rappresentava una discriminazione nei suoi confronti, un’indicazione che l’Università attribuisce più valore agli ospiti che ai suoi studenti. Questa argomentazione segue fedelmente la strategia della destra americana in generale e dei difensori della National Rifle Association (Nra – organizzazione in favore dei detentori di armi, ndr) in particolare. Il gioco è di presentarsi come vittime. Per esempio, i maschi sono le vittime delle femministe radicali e irrazionali. Chi ha 30-40 armi da fuoco a casa sua è potenzialmente vittima di autorità locali o nazionali che vogliono venire a prenderle tutte. Quando il giornalista le ha chiesto quali reazioni avesse ricevuto, Bennett si è definita una vittima di razzismo. Quale razzismo? «Mi hanno accusata di godere uno status di “White Privilege”, perché, dicono, a un afroamericano sarebbe vietato farlo». Povera Kaitlin! Ma non si rende conto che se uno studente nero facesse una cosa simile, è molto probabile che sarebbe subito circondato da poliziotti armati e forse anche ucciso.? Non guardi tu ogni tanto il telegiornale, Kaitlin? Ultima battuta dell’intervista: «Che cosa pensi di fare come lavoro adesso che hai preso la laurea?». Con un sorriso compiaciuto la giovane risponde: ” «Grazie a tutta questa attenzione nei media, sono stata contattata da una ditta che produce armi di fuoco qui in Ohio. Loro mi hanno offerto un posto e ho accettato».”

Sarebbe difficile immaginare una vicenda che illustri meglio di questa la mescolanza vincente d’ideologia, paranoia e desiderio di arricchirsi a tutti costi di chi si trova bene nell’epoca di Trump, dai membri del suo gabinetto in giù. La Bennett ha creato un’immagine che comunica molto bene a quelli del campo repubblicano. Ci offre un’immagine aggiornata e al femminile di quell’archetipo radicato profondamente nell’anima americana: il singolo che si lancia senza paura, pronto per qualsiasi sfida o pericolo, con il suo fucile a portata di mano. La figura non è più quella di un cowboy ma quella di una bella ragazza vestita di bianco.

Il giorno dopo, però, ci sono arrivate altre immagini: immagini dell’ennesima strage in un liceo, questo a Sante Fe, Texas. Un giovane uomo, infuriato perché una ragazza ha rifiutato di uscire con lui, entra in classe in classe e uccide dieci persone, otto studenti e due adulti. A queste persone è stato tolto il diritto di vivere ma a casa dell’omicida il diritto di tenere armi di fuoco è stato rispettato.

Chi scrive non può dimenticare un’altra immagine molto forte che ci veniva da Kent State nella primavera del 1970: una bella ragazza in lacrime, disperata, che teneva in braccio il corpo di uno studente appena ucciso con l’arma di fuoco di un soldato. Lui e lei e molti altri studenti stavano facendo una manifestazione contro la decisione del governo di bombardare la Cambogia, di uccidere uomini, donne e bambini in un paese lontano. In quell’immagine, di 48 anni fa, abbiamo visto il coraggio e l’impegno di giovani americani che contestavano una guerra terribile. Che possano venir fuori a parlare giovani di quel genere oggi, ma per contestare le strage che sta avvenendo sul suolo americano. Il paese ha bisogno di giovani come quelli della Marjory Stoneman Douglas High School in Florida, che contestano la vergognosa mancanza di forti leggi per controllare l’acquisto di armi di fuoco.

Victoria Munsey

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