Le quattro generazioni della ROCOR

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

Mentre si avvicina il centenario della storia della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia (ROCOR), padre Andrew Phillips ci offre un suo breve quadro storico.

Introduzione – il passato: 1918

La Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia (ROCOR) fu di fatto costituita dopo il martirio della famiglia imperiale, anche se solo il 20 novembre 1920 il patriarca Tikhon di Mosca e il suo Sinodo a Mosca emanarono il decreto № 362. Tale decreto istruiva tutti i vescovi ortodossi russi al di fuori del territorio sovietico, privi di contatto con una Mosca libera, a organizzarsi come Sinodo indipendente.

Con esperienza personale e conoscenza sia dei momenti luminosi che dei momenti bui nella vita della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia (ROCOR) nell’ultimo cinquantennio, ecco un breve abbozzo della storia quasi centenaria della ROCOR. Questa è una storia varia, piena di tentazioni diaboliche e di attacchi insidiosi da parte di nemici interni ed esterni, e tuttavia una storia in cui la fedeltà ha sempre alla fine prevalso.

La vecchia ROCOR: 1918-1943

In esilio, la ROCOR, con oltre 30 vescovi, organizzò la sua vita monastica e parrocchiale in tutto il mondo. Comprendeva molti dei migliori teologi della Chiesa prima della rivoluzione del 1917 e si oppose coraggiosamente sia ai compromessi dei rappresentanti anziani della Chiesa prigionieri nell’Unione Sovietica sia alle eresie moderniste della giurisdizione scismatica di Parigi. Così, patriotticamente, la maggior parte dei membri della Chiesa si rallegrò per il successo nella difesa delle terre russe dopo l’invasione nazista e razzista del 1941.

Tuttavia, c’erano anche emigrati più mondani, elementi settari pericolosi, che erano più uomini politici che uomini di Chiesa, e che minacciavano il futuro della Chiesa. Soprattutto dopo il riposo del metropolita Antonij di Kiev, il primo Primate della ROCOR, nel 1936, questi elementi iniziarono lentamente a minacciare l’integrità della leadership della Chiesa. In effetti, proprio prima e durante la seconda guerra mondiale questi elementi politici laici tentarono persino di compromettere l’episcopato della ROCOR con il fascismo.

La minaccia: 1943-1968

Dopo la seconda guerra mondiale questi elementi, ora reinsediati negli Stati Uniti, iniziarono a cercare di compromettere la Chiesa con la CIA e altri servizi di spionaggio da essa dipendenti. A partire dagli anni ’60, di fatto, questi elementi cercarono di isolare la Chiesa, mettendo sotto processo il futuro san Giovanni di Shanghai e collegando la ROCOR con vecchi calendaristi fanatici, persuasi che tutte le Chiese locali avevano misteriosamente “perso la grazia”, ​​che solo loro avevano conservato.

Secondo tale fariseismo, a causa dei compromessi politici di alcuni vescovi ostaggi nell’Europa orientale, 100 milioni di ortodossi erano condannati, “privati ​​della grazia”! Tale era l’assurdità teologica di questi estremisti. Tuttavia, a questi donatisti si opponeva la massa della Chiesa, che rimase fedele alla vecchia ROCOR, ricordando la storia della Chiesa prima della rivoluzione e dell’intera Chiesa bimillenaria.

Il tempo dei torbidi: 1968-1993

La situazione peggiorò alla fine degli anni ’60, nonostante la resistenza di vescovi coraggiosi, come il sempre memorabile vescovo Sava di Edmonton (+1973), il vescovo Nettario di Seattle (+1983), l’arcivescovo Antonio di Ginevra (+1993) e di molti fedeli sacerdoti e laici, tutti discepoli dello spirito di san Giovanni di Shanghai. Essi mantennero la fede nell’eredità missionaria della Chiesa e nella genuina vita monastica, nella tradizione ortodossa.

Nel frattempo, nell’ala politica, un archimandrita di alto rango sedusse delle monache e derubò e vendette beni a Gerusalemme per 6 milioni di dollari, soldi che intascò, sebbene alla fine sia stato deposto per questi suoi crimini e per altri. Tuttavia, suo padre cercò di far alleare la ROCOR con il vecchio calendarismo e in seguito aprì comunità che non si trovavano nel territorio canonico della ROCOR. Alcuni eventi molto oscuri si verificarono allora.

La rinascita della ROCOR: 1993-2018

Nel 1993, 75 anni dopo il massacro dei martiri imperiali, arrivò la tanto attesa canonizzazione di san Giovanni di Shanghai, che aveva atteso per tanto tempo la canonizzazione dei martiri imperiali. Questo fu un punto di svolta, perché significava che l’ala giovannea della Chiesa, lo spirito di san Giovanni, stava vincendo, mentre l’ala politica, con la sua ipocrisia spirituale e morale, l’amore per il rituale, la pompa e lo spettacolo, veniva sconfitta. Nel frattempo, a Mosca nel 2000 la Chiesa compromessa in Russia si pentì, canonizzando finalmente i primi nuovi martiri e confessori, diciannove anni dopo la ROCOR, e rifiutando i compromessi politici e spirituali. La vittoria finale arrivò nel 2007 quando la ROCOR accettò il pentimento di quelli che a Mosca si erano compromessi durante il periodo sovietico.

Tuttavia, anche alcuni nella stessa ROCOR dovevano pentirsi per gli errori in cui li avevano compromessi l’assurdità degli individui politicizzati e dei loro ingenui seguaci. In effetti, sia il vecchio “Patriarcato di Mosca” che la tendenza settaria anti-storica nella ROCOR negli anni ’60 -’90 erano finiti. Persino il termine “Patriarcato di Mosca” viene ora utilizzato solo da polemisti che si aggrappano allo spiacevole passato per giustificare il loro presente settario. Dal 2007, c’è stata solo la Chiesa ortodossa russa: il 98% nelle terre russe e il 2% al di fuori di esse. Siamo uniti dai nostri santi comuni, dai martiri imperiali, da tutte le decine di migliaia di nuovi martiri e confessori che li hanno seguiti, e dai santi confessori della ROCOR: san Giona di Hankou (+1925), san Serafino di Sofia (+1950) e san Giovanni di Shanghai (+1966).

Conclusione – il futuro: 2018

Avvicinandosi al terzo decennio del XXI secolo e al suo centenario, la ROCOR di oggi deve mantenersi salda nella sua fede senza compromessi. Deve opporsi all’ecumenismo geriatrico, ai compromessi politici o accademici, che fanno della teologia e della vita della Chiesa un gioco ideologico o intellettuale. Deve opporsi a coloro che preferiscono la proprietà e il denaro alle anime umane, schierandosi sempre con i santi. La ROCOR deve essere la Chiesa locale, in qualunque continente si trovi.

In tutta l’Europa occidentale, nelle Americhe e in Australasia, la ROCOR deve rappresentare la popolazione del posto, quali che siano la sua lingua madre e le sue origini. Deve rappresentare le persone già ortodosse, così come le persone che cercano di vivere secondo la tradizione ortodossa. Dobbiamo opporci all’ideologia, alla burocrazia, alla centralizzazione, alla politica, a ciò che viene fatto per mero spettacolo e prestigio, vivendo per la tradizione ortodossa senza compromessi e senza follia settaria.

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