Marginalità

da Profeziaeliberazione.blogspot.com, Profezia e Liberazione “L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà” (GS 17).

Una categoria che dovrebbe essere riscoperta dal cristiano, è quella della “marginalità”. Non da intendere come esilio dalla vita sociale o come forma di “protesta” che dall’esterno giudica e critica ma che non si coinvolge più di tanto, quanto piuttosto come stile da assumere dal cristiano che segue il modello proposto da Gesù nei Vangeli.

Sembra proprio che gli evangelisti presentino Gesù come uomo marginale, che ha vissuto cioè ai margini delle metropoli del tempo predicando e vivendo il Vangelo soprattutto nei villaggi e privilegiando in particolare la Galilea, un territorio considerato quasi “impuro” dai religiosi contemporanei  ma che lui sceglie come luogo di incontro con la gente semplice, popolare, schivata dai detentori del potere religioso ebraico per la non osservanza della Legge. Gesù trova in queste persone un’accoglienza e una purezza che non ha nulla a che fare con l’artificiosa presunta santità degli “ortodossi”.

Gesù sceglie la marginalità del deserto per ritirarsi a pregare o per fuggire da coloro che fraintendono la sua missione e identità nei momenti importanti della sua esistenza e non certo per cercare un luogo propizio alla “meditazione”, anzi proprio nel deserto sfamerà con i discepoli le folle accorse a lui: un luogo di morte viene trasformato in luogo di abbondanza di vita.

I discepoli stessi sono scelti dai margini della società e Gesù diviene famoso non per la santità della sua vita, ma per essere «amico dei pubblicani e dei peccatori» (Lc 7,34), coloro cioè di cui si fa solidale proprio per la loro condizione di marginalità imposta dall’ipocrita società e dagli ipocriti e discriminanti precetti religiosi del tempo.

Infine la sua morte è una morte infame, ai margini, «fuori dalla città» (Eb 13,12), fuori da ogni possibile comprensione sacrale così come immaginata dai suoi contemporanei.

Ecco un breve quadro della marginalità vissuta da Gesù, che invita il credente a seguirlo per non drizzarsi sugli altri con la propria supposta santità e purezza da non contaminare, ma per essere indicatore profetico dell’essenziale che è il Regno di Dio, impegno concreto a solidarizzare con gli emarginati non per distaccata, facile compassione, ma per riconoscimento della medesima condizione di figli di Dio. Nessuna fuga è ammessa, ma “incarnazione” dei valori del Regno qui ed ora.

Massimo De Magistris

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