«La fede domestica». Intervento del card. Carlo Maria Martini

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

Riprendiamo da «La Rivista del Clero Italiano», Anno lXXXVII, luglio-agosto 2006, n. 7/8, pp. 802-809, un intervento del cardinale Carlo Maria Martini, pronunciato a Lodi pochi mesi prima. Sulla difficile trasmissione della fede, il cardinale approfondiva il metodo apostolico saldamente appoggiato alla tradizione ebraica.

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I sussidi di meditazione dei gruppi della Caritas diocesana di Como: domenica 21 febbraio 2021

da Caritas.diocesidicomo.it, il sito della Caritas diocesana di Como.

Riproponiamo per il terzo anno consecutivo il sussidio di meditazione relativo al Vangelo della domenica.
Con la stessa struttura, nel sussidio viene proposto quest’anno un unico cambiamento rispetto alle immagini settimanali riportate sulla prima pagina a introduzione del Vangelo, della meditazione e della proposta di lavoro personale.

La meditazione anche per quest’anno sarà guidata dalle riflessioni di don Rocco Acquistapace che ha rinnovato la sua disponibilità ad accompagnarci in questo cammino. Con l’augurio che il sussidio possa rappresentare motivo di condivisione comunitaria alla luce e nell’ascolto della Parola.

L’équipe pastorale Caritas

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Alle origini della “preghiera di Gesù”. Il monachesimo egiziano del IV secolo

da Esicasmo, sito con testi di spiritualità orientale e occidentale.

In uno studio recente sulle origini della preghiera di Gesù, K. Ware ha distinto quattro elementi principali in questa preghiera:

1. Devozione verso il santo nome “Gesù”, che si ritiene agi­sca in modo semisacramentale come fonte di potenza e di grazia.

2.Invocazione della misericordia divina, unite a un intenso sentimento di compunzione e di dolore interiore (pénthos).

3. Disciplina di una frequente ripetizione.

4. Ricerca di silenzio interiore o quiete (esychia),ossia di una preghiera priva di immagini e non discorsiva.

Aggiunge inoltre che gli ultimi tre elementi si ritrovano nelle fonti monastiche egiziane del IV secolo, e ne fornisce qualche esempio (pp. 176-177). Di conseguenza conclude questa breve indagine dicendo: “Il vero e proprio inizio di una particolare spi­ritualità della preghiera di Gesù deve perciò essere colto nel V più che nel IV secolo” (p. 177). Con ragione afferma che è Dia­doco di Fotica, nella seconda metà del V secolo, che va conside­rato come l’autentico “catalizzatore” di questa spiritualità; ma Diadoco è a sua volta forte­mente tributario a due monaci che vissero nel Basso Egitto nel IV secolo: Evagrio e Macario. Di conseguenza non ci spostiamo dal flusso del monachesimo egiziano di Scete. Cerchiamo di ve­dere da dove questo è partito e come si è sviluppato.

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La Chiesa Copta e il Monachesimo

da Diocesicoptamilano.com, diocesi cristiana copta ortodossa di Milano.

Il monachesimo cristiano nacque in Egitto; la vita della Chiesa Copta è caratterizzata da una tendenza ascetica che è basata su testi biblici.

Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?

Mt 16: 26

Vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi.

Lc 18: 22

Tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato.

1Cor 9: 27

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“Come loro”: René Voillaume e l’eredità di Charles de Foucauld

da Iltuttonelframmento.blogspot.com, il blog di Fabio Cittadini.

René Voillaume nasce il 19 luglio 1905 a Versailles, in una numerosa famiglia di origini lorenesi. Il padre, Charles, è ingegnere e il suo lavoro lo porta spesso lontano da casa. La madre, Marthe Wagner, è una donna forte e riservata, profondamente religiosa.

René ha nove anni quando scoppia la Prima Guerra mondiale. Mentre il padre si trova al fronte, la famiglia risiede per cinque anni a La Bourboule, una località di villeggiatura a sud di Clermont-Ferrand, conosce l’abbé de Fraissinette, sacerdote di grande valore umano e spirituale, che lascerà una traccia profonda nella vita del giovane Voillaume.

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Charles de Foucauld e il mistero della vita nascosta in Cristo

da Iltuttonelframmento.blogspot.com, il blog di Fabio Cittadini.

Charles de Foucauld nasce a Strasburgo nel 1858. Famiglia borghese, educazione religiosa, ma a 16 anni si allontana dalla fede.

A fargli scegliere la carriera militare, nella celebre scuola di Saint-Cyr, non ci sono grandi ideali: semplicemente, non sa cosa fare. Infatti, diventa un pessimo soldato: insofferente alla disciplina. Charles è più sensibile alle “strategie della dolce vita” che a quelle militari. Quando ne ha voglia, lascia la caserma per andare a gozzovigliare con amici e amiche (ha un’amante, Mimi) in un appartamento lussuosamente arredato con i soldi ricevuti da una cospicua eredità.

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La Chiesa Copta di Alessandria

da Diocesicoptamilano.com, diocesi cristiana copta ortodossa di Milano.

​La promessa di Dio è verace ed incrollabile. Egli aveva rivelato in anticipo che sarebbe entrato in Egitto cavalcando una nube leggera (Is 19: 1) e che ci sarebbe stato un altare dedicato al Signore in mezzo al paese d’Egitto e una stele in onore del Signore presso la sua frontiera (Is 19: 19). Questo si è avverato con la fuga dal tiranno Erode della Sacra Famiglia, che ha trovato un rifugio tra i Gentili. È come se Cristo Signore fosse venuto, da bambino, a porre la pietra principale della sua Chiesa in Egitto, la Chiesa di Alessandria, che divenne una delle quattro Chiese primitive nel mondo insieme a quelle di Gerusalemme, Antiochia e Roma e a cui si aggiunse poi la Chiesa di Costantinopoli.

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Le due quarantene di Mosè

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Inevitabile finire con la mente a Mosè e alle sue (ben) due quarantene sul Sinai in questo momento di quarantena contemporanea. Ne abbiamo parlato con rav Haim Fabrizio  Cipriani, che ci guida in un viaggio interpretativo alla luce del presente. Così Mosè veste i panni dell’infermiere (di Dio), l’Egitto quello del virus e il deserto è una sorta di terra di immunizzazione (un vaccino?).

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Sulle orme di santa Maria egiziaca contro il Coronavirus. Omelia del Patriarca Kirill nella IV domenica di Quaresima

da Santa-rus.com, La Santa Rus’. Grazia e bellezza nell’incontro con la Santa Rus’.

Per la particolare importanza delle parole di sua santità il Patriarca Kirill sull’attuale situazione determinata dalla diffusione del virus COVID-19 riportiamo il testo integrale dell’omelia pronunciata dal capo della Chiesa ortodossa russa il 29 marzo 2020 nella Cattedrale di Cristo Salvatore alla fine della Divina liturgia di san Basilio celebrata nella IV domenica di Quaresima.

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I sussidi di meditazione dei gruppi della Caritas diocesana di Como: domenica 01 marzo 2020

da Caritas.diocesidicomo.it e Caritascomo.it, i  siti della Caritas diocesana di Como.

Sono stati predisposti i sussidi settimanali per introdurre la preghiera nei gruppi di incontro parrocchiali e vicariali Caritas per tutto l’anno liturgico. 

Le riflessioni che guidano il momento di condivisione di questo nuovo anno liturgico, sono proposte da Don Rocco Acquistapace, sacerdote diocesano che con la sua esperienza e saggezza saprà guidarci a fare della Parola il riferimento per ogni azione quotidiana, la guida alle nostre scelte e ai nostri cammini comunitari.

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L’acacia del deserto e l’Arca dell’alleanza

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Due parashot dopo quella della concessione dei Comandamenti il Signore comanda a Mosé di costruire l’Arca dove deporre le Tavole consegnategli sul Monte Sinai. Nell’ambiente arido del deserto attraversato dagli ebrei il materiale da costruzione scarseggiava, ma il Signore indirizzò Mosé verso l’albero (quasi unico) che cresceva nel deserto l’acacia (Shittim). L’acacia ha molte spine lunghe che spuntano dagli ampi rami. I rami di solito si intrecciano con quelli delle acacie vicine formando fitte macchie; questo indubbiamente spiega il perché della forma plurale shittìm usata quasi sempre nel Tanak.

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Il richiamo alla terra e la palma da dattero

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Tu Bishvat è una festa minore che col passare degli anni e dei secoli ha incrementato la sua importanza, perché, probabilmente per il suo carattere eminentemente agricolo, è stato un modo di richiamarsi alla terra di Israele, prima soltanto ad un livello puramente liturgico e religioso. Poi con l’evoluzione del Sionismo, da pura ideologia a realtà statale è un modo per richiamarsi ed aderire agli ideali del riscatto e della bonifica della terra abbandonata e divenuta un deserto.

Inizialmente Tu Bishvat era quasi soltanto la separazione “fiscale” per l’osservanza delle varie “decime”, che erano tasse che gli Israeliti (cioè tutte le tribù che non fossero Levi) dovevano versare con modalità varie e complicate a un complesso di beneficiari: Levi, Cohanim, poveri, il Santuario, con turni e modalità da far invidia alla moderna Agenzia delle Entrate!…Ma da quando nasceva e finiva l’obbligo annuale? A TuBishvat, appunto.

Nel 1600 la forma delle celebrazioni è diventata abbastanza definita grazie al lavoro di rav Itzhack Luria che a Safed con i suoi discepoli ha elaborato un seder simile a quello di Pesach. In particolare si usano mangiare i frutti che nella Torah vengono associati alla terra di Israele: frumento, orzo, uva, fichi, melograni, olive, datteri.

Su ognuna di queste specie ci sarebbero da scrivere decine di pagine, ma oggi ci limitiamo a qualche cenno sulle palme, i cui frutti, i datteri sono considerati dai commentatori come il “miele” della Terra Promessa citato nella Torah.

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«Solitudine», di Madeleine Delbrêl

Proponiamo un brano di Madeleine Delbrêl, dal titolo Solitudine. Il testo è tratto da AAVV, La solitudine, AVE (Roma 1966).

Voce: Almamiu – Carolina Gentili

Musiche: Alessandro Montagnani

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Marginalità

da Profeziaeliberazione.blogspot.com, Profezia e Liberazione “L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà” (GS 17).

Una categoria che dovrebbe essere riscoperta dal cristiano, è quella della “marginalità”. Non da intendere come esilio dalla vita sociale o come forma di “protesta” che dall’esterno giudica e critica ma che non si coinvolge più di tanto, quanto piuttosto come stile da assumere dal cristiano che segue il modello proposto da Gesù nei Vangeli.

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Frère Charles, germoglio della «Chiesa delle periferie»

da Jesuscaritas.it, Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, “Apparteniamo completamente soltanto all’attimo presente”.

Con il pontificato di papa Francesco, primo Vescovo di Roma venuto «dalla fine del mondo», il termine periferia è entrato nel vocabolario ordinario della Chiesa. Frasi famose come «Chiesa in uscita verso le periferie anche esistenziali»; «Sogno una Chiesa povera per i poveri», denotano non soltanto uno spostamento geografico, ma altre dimensioni, a cominciare da quella spirituale, quindi abbraccia la spiritualità e di conseguenza la prassi pastorale. Andrea Riccardi, nel suo recente contributo, Periferie. Crisi e novità per la Chiesa (ed. Jaca Book), ripercorre velocemente il rapporto tra la Chiesa e la periferia, iniziando dal dato biblico e passando in rassegna i diversi momenti storici che hanno visto soprattutto la distanza tra la «centralità della Chiesa» e le periferie. Tuttavia è col Novecento che le periferie si presentano come una terra nuova: «Le periferie – sostiene Riccardi – si sono riproposte con forza al cristianesimo del Novecento, non tanto come luogo di elezione dove vivere la fedeltà al Vangelo e la ricerca di Dio, quanto come spazi problematici per la sopravvivenza del cristianesimo». Continua a leggere

Funerali senza bare

da Retesicomoro.it,  conoscere per crescere.

In questi giorni si parla molto delle ONG e c’è chi mette in discussione il lavoro che fanno per salvare vite umane nel Mediterraneo. Per capire il senso della questione, bisogna guardare a quello che sta avvenendo stando dall’altra parte.

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