Il voto, la messa e la fabbrica

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

L’operaio del nord Italia iscritto alla Cgil che vota Lega e va a messa la domenica: è l’immagine che Nando Pagnoncelli ha usato per spiegare una componente del recente voto di maggio, in un’intervista a Famiglia Cristiana.

I dati di Ipsos chiariscono infatti che non esiste più una differenza cristiana: i credenti votano più o meno come tutti. Quindi (in ordine) Lega, Pd e M5s, pur con le ovvie differenze tra chi va a messa tutte le settimane e chi saltuariamente (la Lega spicca tra i saltuari). Ma non esiste neppure altra differenza, comunista o nazionalista o razzista.

L’immagine di Pagnoncelli ha il merito di accostare, nella stessa persona, identità che si sono aspramente combattute per molti anni, perché hanno visioni del mondo differenti e poco coerenti le une con le altre. Forse non in modo assoluto, certamente con degli spazi di prossimità e di sovrapposizione.

Eppure … eppure tutto questo assomiglia ad una dissociazione dell’emisfero pubblico, sembra la traduzione pubblica di una logica che usiamo quotidianamente, quella delle app. Hai bisogno di essere difeso sul luogo di lavoro? Funzionale e pratica l’app della Cgil (prendo la tessera e mi faccio difendere). Vuoi protestare contro gli stranieri o contro i politici disonesti? Ottima l’app della Lega o del M5s (voto o scrivo sui social). Vuoi recuperare un minimo di rapporto con la religione e con l’aldilà? Benissimo l’app della Chiesa cattolica (vado a messa). Magari è così che funziona: sarebbe come scaricarsi il miglior strumento applicativo relativo all’ambito specifico e procedere. Relativismo, insomma. Basta che funzioni, si potrebbe dire.

Sembra emergere una deriva funzionale che riduce l’estensione e la complessità della vita pubblica agli allarmi sociali che ci sono proposti o indotti. Funzionare o esistere? È un bivio che dà il titolo ad un saggio di Miguel Benasayag dove si parla della complessità dell’umano: anche la politica è complessa. Bisogna farsene una ragione e ricordare che i soggetti della politica (e così i soggetti pubblici) non sono anzitutto dei fornitori di una qualche funzionalità, non sono mono-obiettivo. Noi potremmo scegliere i soggetti pubblici in base ai bisogni. In realtà dovremmo tener presente che questa scelta è anche il modo con il quale decidiamo noi stessi di partecipare allo spazio pubblico. Dunque è una scelta di coerenza, di stile, di identità.

Roberto Rossini

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