I sussidi di meditazione dei gruppi della Caritas diocesana di Como: domenica 15 dicembre 2019

da Caritas.diocesidicomo.it e Caritascomo.it, i  siti della Caritas diocesana di Como.

Sono stati predisposti i sussidi settimanali per introdurre la preghiera nei gruppi di incontro parrocchiali e vicariali Caritas per tutto l’anno liturgico. 

Le riflessioni che guidano il momento di condivisione di questo nuovo anno liturgico, sono proposte da Don Rocco Acquistapace, sacerdote diocesano che con la sua esperienza e saggezza saprà guidarci a fare della Parola il riferimento per ogni azione quotidiana, la guida alle nostre scelte e ai nostri cammini comunitari.

Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò cheudite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. È beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te e gli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Parola del Signore

Ascolto e medito:

In questa meditazione al Vangelo della terza domenica d’Avvento, parliamo di Giovanni che dalla prigione manda i discepoli a chiedere a Gesù se è colui che deve venire o se devono aspettarne un altro. Giovanni come buon ebreo, pensava al Messia come a uno potente, liberatore, che sarebbe venuto ad abbattere gli alberi sterili, a ripulire l’aia dalla pula e a battezzare con il fuoco.

La profezia di Isaia invece, dice che non dobbiamo aspettare nessun altro: È Gesù il Messia! Giovanni, nella sua prigione, ha notizie diverse rispetto a Gesù e si chiede se Gesù risponde a queste attese messianiche e si richiama alla profezia di Isaia. Il grande profeta, quasi ottocento anni prima, aveva visto e preannunciato tutto quello che avrebbe fatto il Messia: i ciechi riacquisteranno la vista, gli storpi cammineranno. Queste sono le opere che compie il Messia: la liberazione dalle forze del male e dalla morte e l’impegno alla difesa della giusta causa degli oppressi.

Dopo aver corretto la deformata aspettativa di Giovanni, Gesù ne presenta la sua corretta statura morale e lo pone come un modello di vita che può essere un faro di orientamento anche oggi. Giovanni non è una canna sbattuta dal vento che piega ora da una parte ora dall’altra, ma è un uomo di grande coerenza.

Pensando a noi, nel campo politico e sociale viviamo periodi di grande smarrimento. Quando siamo chiamati come cittadini a mettere nelle mani di qualcuno le sorti del bene comune, dobbiamo garantire e garantirci che non siamo canne sbattute dal vento, ma uomini forti e coerenti. A noi non si chiede di vivere come Giovanni nel deserto, ma si richiede la sobrietà di vita che ci libera dalle cose concrete e ci permette di avere qualcosa da condividere con gli altri.

Infine, come Giovanni, anche oggi, ogni cristiano è profeta; Cristo adempie il suo ufficio profetico non solo per mezzo della gerarchia ma anche per mezzo dei laici che costituisce suoi testimoni e vi provvede nel senso della fede, della grazia e della parola perché la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale, Vivere come profeti è vivere come colui che testimonia e dà tutto sé stesso. Dobbiamo essere difesi e liberati dal peccato e dalle ingiustizie umane; dobbiamo essere diversi e vivere in carità.

Medito e condivido:

  • Non è giunto il momento di spogliarci dalle cose superflue e condividerle con chi ne ha necessita?
  • Quale cambiamento e quale conversione mi pongo, nella mia vita, in questo periodo d’Avvento?

Il metodo

Ciascuna nostra azione,  pensiero, incontro o relazione trova senso nella Parola che ci guida e dà sapore al nostro essere uomini e discepoli di Dio e al nostro vivere la Fede, la Speranza e la Carità nella propria quotidianità. Quando la comunità si riunisce, attraverso i suoi rappresentanti, a pregare, riflettere e organizzare le proprie attività, non può vivere pienamente la propria dimensione comunitaria e cristiana, se non si radica su di un attento ascolto, una condivisa meditazione e una coraggiosa esperienza della Parola di Dio: “nostro nutrimento e fonte di gioia”.

La Caritas Diocesana fa suo il metodo di Ascolto e Meditazione della Parola e lo introduce in una proposta di stile che, dopo l’Assemblea del 17 Marzo 2018, propone a tutte le comunità parrocchiali e vicariali nelle loro forme di incontro, con cadenza settimanale. 

È un metodo che parte dalla lettura del Vangelo della Domenica precedente la settimana in cui ci si incontra; una Parola quindi già sentita, ascoltata e meditata ciascuno a livello personale o famigliare.

Un ascolto che diventa meditazione attraverso una riflessione guida che serve più che altro a contestualizzare il brano del vangelo letto e una meditazione che diventa condivisione se ciascuno, in piena libertà e disponibilità, mette in comunione con gli altri una o più risposte alle domande stimolo proposte.

Infine, tre semplici proposte di impegno concreto da viversi in qualsiasi momento, non durante l’incontro, proprio come accompagnamento e richiamo alla Parola, nel passare del nostro tempo settimanale:

SCRIVERE A … a chi vorrei comunicare la mia riflessione sul Vangelo letto o le mie risposte alle domande stimolo che magari all’interno del gruppo non siamo riusciti ad esprimere;

SCRIVERE DI… cosa vorrei condividere, quale pensiero, quale preoccupazione, quale proposito;

SCRIVERE PER… quale intento mi ha portato a scrivere; quale impegno dopo l’Ascolto, la Meditazione e la Condivisione della Parola, nella mia vita di tutti i giorni.

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