Ester e Vashti. Un omaggio alle protagoniste femminili di Purim

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

La festività ebraica di Purim (in ebraico פורים, Sorti) cade il giorno 14 del mese ebraico di Adar (Purim 2020. Dalla sera del giorno: lunedì 9 marzo fino alla sera del giorno: martedì 10 marzo). Ricorda eventi narrati nella Meghillà di Estèr, avvenimenti che risalgono a 5 secoli prima dell’Era Volgare. A Gerusalemme, a Susa (capitale della Persia) e nelle città cinte da mura ai tempi di Yehoshua Bin Nun, la festa durava 2 giorni e si concludeva probabilmente al tramonto del 15 di Adar. Il digiuno del giorno precedente ricorda quello fatto da Ester e Mardocheo per invocare aiuto divino nel far cambiare idea al Re Assuero, quando il perfido Amàn, consigliere del Re di Persia Assuero (Serse I), tramando per liberarsi degli ebrei, convinse inizialmente il Gran Re a ucciderli tutti. La moglie del Re, Esther, riuscì a ribaltare le sorti e a salvare il popolo ebraico residente nei territori della Persia.

Ester

Può l’intervento di una persona sola ribaltare le imminenti sorti di molti? Ester, regina di Persia quasi per caso, mentre dopo un digiuno di tre giorni tenta il tutto per tutto presentandosi senza permesso al cospetto del suo sposo, ci dice di sì. Facile, commentano sottovoce quelli che, invece di mettersi in gioco, occupano le loro energie a disturbare chi ci prova. Facile quando (lo riporta un Midrash), gli angeli ti aiutano a star dritta, sfolgorare di bellezza, forzare il re a guardarti e a stendere lo scettro verso di te in segno di non ostilità. Resta il fatto che Ester, non un’altra, ci ha provato: la meghillah che porta il suo nome non trascura di dirci che aveva paura, perché non poteva sapere se sarebbe riuscita. Tutti proviamo paura, anche le eroine e gli eroi, anche chi è destinato a vincere.

Non sempre è vero che la storia si ripete, che tutto è perduto e che non resta che trarre vantaggio alla bell’e meglio da un destino già scritto: Ester, in ebraico un verbo al futuro: “Io mi nasconderò”, ma solo fino al momento di lottare e di non lasciare nulla di intentato.

Vashti

Chi ha una predilezione per le attrici non protagoniste, per i personaggi secondari che nei pochi minuti loro concessi sulla scena sembrano dire forte “Guardami! Ho qualcosa da insegnarti!”, non può non provare per Vashti una certa simpatia. “Il mio regno per…” si dice spesso scherzando. Vashti, che in antico persiano pare significhi “La migliore, la più bella”, rinuncia davvero al suo. Per un no. Sulle circostanze di quel no ci sono ipotesi e nessuna certezza. Il re le chiese davvero di mostrarsi nuda? Fu messa a morte, oltre che ripudiata? I fatti perdono di chiarezza. Siamo lettori e spettatori un po’ morbosi, sempre alla ricerca di dramma e di sensazionalismo.

Certamente re Assuero non brilla per indipendenza di personalità e Vashti scuote i suoi fissi schemi di uomo, prima ancora che quelli di sovrano. Alcune interpretazioni esaltano la figura di Vashti a scapito di quella di Ester, vista come passiva e sostanzialmente opportunista. Ma la verità è che impariamo da Vashti come impariamo da Ester. Di fronte a una situazione che non condividiamo c’è un tempo per parlare, ma anche un tempo per dire no. E a fare la differenza, è la capacità di capire quale sia, in quel momento, la strada più indicata.

Silvia Gambino

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