La messa sul mondo, di padre Pio Parisi

da Incontripioparisi.it, Incontri Pio Parisi, discernimento e solidarietà.

Dopo aver scritto “L’etica dal mistero”, che non è un libretto di devozione; dopo aver comunicato agli amici qualche riflessione sulla potenza dello Spirito Santo che “fa vivere e santifica l’universo” (preghiera eucaristica III), in modo che tutto converga; dopo aver riflettuto sulla fede che non spiega i problemi che noi ci poniamo, ma tutto illumina di una luce trascendente: tento la conclusione di un itinerario e un intervento propositivo.

La conclusione di un itinerario

È questa una espressione molto ambigua e presuntuosa. In realtà è solo un punto di arrivo dei miei tentativi di comunicare in amicizia spirituale quel che ho capito negli ultimi mesi.

La Messa è “fons et culmen”, come dice il Concilio Vaticano II. Dalla sorgente al mare aperto, che qui può simboleggiare la pienezza della vita, la comunione di tutta l’umanità passata, presente e futura, con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Questo è l’itinerario per cui siamo creati. La vera conclusione è il compimento, ciò che è già e non ancora.

Un intervento propositivo

“Inter mundanas varietates”. Nel tessuto sfilacciato, nella globalizzazione triturante, in una chiesa invasa dallo spirito del mondo, in una liturgia esangue, senza popolo, in una Messa ritualizzata. Nella Messa domenicale quando si incontrano i cristiani definiti “praticanti”, in questo momento della massima realizzazione della Chiesa, che appare anche come il momento della massima contraddizione, cerchiamo di intervenire, di proporre qualcosa di valido che accosti l’umanità all’Evangelo.

La Messa sul mondo

La Messa è memoriale della morte e resurrezione di Gesù Cristo per la  salvezza del mondo. La nostra partecipazione di conseguenza deve cercare di essere un’apertura a tutto quello che succede nel mondo, per implorare e per ringraziare, con una eucarestia veramente universale e cosmica, con lo spirito di San Francesco d’Assisi.

Occorre allargare le intenzioni per cui chiediamo al celebrante di dire la Messa; allargare le intenzioni di preghiera di tutto il popolo di Dio. Come?

Ecco una proposta semplice e concreta. Comunichiamo quel che succede nel mondo, cose gioiose e tristi, ricordando che siamo sempre amati dal Signore.

Avviamo una circolazione di quello che lo Spirito ci suggerisce per celebrare la Messa sul mondo. Può essere un piccolo gesto di amicizia spirituale che entra nella corrente dello Spirito che “vivifica e santifica l’universo”.

L’urgenza di vivere la Messa sul mondo è data anche dalla cultura in cui viviamo e da quello che ci trasmettono i mezzi di comunicazione di massa, in contrasto con lo spirito del Vangelo.

La Messa sul mondo, specialmente dei praticanti, deve diventare anche un risveglio della responsabilità verso il prossimo e verso la società. È il caso di ripensare i propositi di scuola di formazione per una migliore presenza dei cattolici in politica; cerchiamo un discernimento, alla luce della Parola, di quel che abbiamo fatto e che forse ci proponiamo di nuovo di fare.

Che fare

Credere nello Spirito che ha ispirato la nostra ricerca e la porterà avanti, dove non osiamo sperare.

“Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Ebr. 12, 1-2).

Fiduciosi nel disegno di Dio “poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra”. Impegniamoci a fare passi concreti. Consideriamo la Messa domenicale in cui si incontrano i cosidetti cristiani praticanti cercando di aiutare a che sia sempre più una “Messa sul mondo”.

Cerchiamo di liberarci da ogni spirito polemico e da ogni giudizio superficiale e sommario nei confronti di quello che lo Spirito opera nel cuore di ognuno, pur considerando attentamente l’individualismo spirituale e la ristrettezza di orizzonti che appaiono in misura spesso assai grande. Non dobbiamo valutare ciò che appartiene al Mistero infinito di Dio, ma al tempo stesso dobbiamo cercare tutto ciò che ad esso si oppone e ciò che, a nostro sentire, può assecondarlo.

Si tratta di cercare una adorazione silenziosa del Mistero Infinito di Dio che si rivela nel Mistero Pasquale. Fra la parola del celebrante, quella dei fedeli, i canti e le musiche accade spesso che durante la celebrazione della Messa non ci sia più un istante di silenzio. Quel che conta è certamente il silenzio interiore adorante, ma questo sembra difficilmente realizzabile quando non c’è un momento di silenzio esteriore.

Ai fini di vivere la Messa, “Fons et culmen”, c’è poi l’ascolto adorante della Parola che dovrebbe vivificare tutti i giorni e tutte le ore della nostra vita, che nella quotidianità può diventare la più autentica preparazione alla Messa domenicale.

Senza vergognarci del Vangelo (cfr. Rm. 1,14) con umiltà e parresia cerchiamo di aiutare tutti i fratelli che vanno a Messa, in particolare i parroci e i parrocchiani, a convertirsi alla Messa e a convertire la Messa sul mondo. Una proposta a tutti, parroci e parrocchiani, praticanti o meno, credenti o cercatori. Si propone un tempo di riflessione sulla Messa sul mondo. Un passo della Scrittura o della liturgia che ci aiuti a stare in silenzio davanti al Signore e a sperare in lui.

Una comunione interiore con l’umanità, con una parte di essa in travaglio, per esempio un miliardo di cinesi a cui raramente si pensa, mentre cresce l’interesse per trecento milioni che stanno diventando la prima potenza del mondo.

Comunione con l’umanità, con le sue gioie e speranze, per esempio quelle dei giovani innamorati. Si propone di scrivere quel che si è pensato per una comunicazione semplice, totalmente gratuita. Un punto di raccolta e diffusione di queste comunicazioni in amicizia spirituale. Sentire don Franco Amatori che già fa qualcosa in questo senso.
Se può essere utile un confronto con l’Adp in quanto quel che proponiamo è un itinerario per molti versi contrario. Può essere utile confrontarsi con una spiritualità e un apostolato, rispettabili, ma che vanno nettamente superati. Per esempio, credere nello Spirito Santo che è presente e operante in ogni persona assecondando la comunicazione spirituale, è ben diverso che guidare lo Spirito con una uniformità stabilita da chi gestisce le intenzioni di tanti.

Chiarimenti dopo una riflessione con alcuni amici, dopo la celebrazione della Messa.
Perché possa essere recepito l’invito alla “Messa sul mondo” nella Messa domenicale parrocchiale occorre che ci sia già una qualche comunità. Si apre un problema grandissimo: la comunità parrocchiale. In molti casi la Parrocchia sembra un CONGLOMERATO di iniziative molto varie tra le quali c’è la Messa domenicale del Parroco. Un conglomerato tenuto insieme dal Parroco e dai suoi più stretti collaboratori, anche laici. Questo conglomerato sembra essere la situazione meno propizia alla Messa sul mondo. Penso si possa lo stesso fare le proposte ed offrire una mano a realizzarle. Ci vuole grande umiltà e rispetto fra tutte le iniziative conglomerate. E poi una gran perseveranza perché le resistenze possono essere assai diverse e molto forti. Esse si possono ricondurre tutte al clericalismo, che però ha mille vite.

Ci sono poi delle Parrocchie in cui la vita comunitaria è esistente e anche vivace. La tentazione è sempre quella di realizzare un successo, un potere di questo mondo. La tentazione di modernizzarsi può essere vinta proprio dalla messa sul mondo.

In quelle realtà dove non esiste nulla di comunitario ma solo una centrale, più o meno efficiente, di servizi religiosi è quanto mai opportuno proporre la messa sul mondo che può essere l’inizio e il compimento della comunità veramente cristiana.

Suggerire e sollecitare la messa sul mondo non è proporre un modello di celebrazione. Ho sentito qualcosa su quello che sta facendo la comunità di S. Egidio nelle parrocchie della periferia di Roma, proponendo la preghiera come loro la vivono. Non dubito dell’intenzione e validità di questa forma missionaria ma penso che si debba indicare qualcosa di diverso. La messa sul mondo che è adorazione del Mistero Pasquale nel mondo in cui viviamo, a partire da ciò che siamo e a cui partecipiamo, per esempio i più poveri del territorio, come le gioie più grandi delle nascite e degli amori fra i giovani e i meno giovani.

Un’altra riflessione può essere fatta a partire dall’ottima prassi di riunirsi per preparare l’omelia o comunque la riflessione sulle letture della domenica. Occorre cercare che le letture e l’omelia non divengano il momento più importante di tutta la celebrazione, che deve essere sempre il Mistero Pasquale. C’è sempre il pericolo di concentrarsi su un aspetto etico e devozionale… politico. La figura del conglomerato insieme alla gran tentazione dell’autoreferenzialità possono essere una chiave importante per un discernimento spirituale della nostra attuale ecclesialità.

Cerchiamo di mettere a fuoco che cosa vuole essere questo nostro “intervenire” per la messa sul mondo. Non abbiamo nulla da insegnare ma solo la speranza che si risvegli sempre di più la fede nel Signore risorto. Se condividiamo questo desiderio di messa sul mondo non ci proponiamo di costituire una nuova realtà ecclesiale, ma solo di vivere un momento di comunicazione, un gesto interiore di amicizia spirituale. Senza aspettare riscontri, senza fare previsioni, preoccupati solo di essere nel solco dello Spirito.

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