Giuseppe Toniolo: voglio essere santo

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Il 7 ottobre 1918 moriva Giuseppe Toniolo, proclamato beato nel 2012, il maggiore esponente del pensiero sociale cattolico tra Ottocento e Novecento.

Critico rigoroso e acuto sia del capitalismo che del socialismo, cerca forme di superamento del meccanismo concorrenziale privo di regole e dello schema deterministico che soggiace all’ideologia marxista di matrice hegeliana, prestando una nuova attenzione al momento economico, delineando un progetto di democrazia orientata al bene comune, che, facendo leva sulla sussidiarietà e sulla cooperazione, raccorda i diritti ai doveri, difende il primato della persona e del lavoro umano nei processi produttivi, ispira l’azione dei singoli e delle comunità proponendo perenni valori morali sempre risorgenti e insieme profondamente rinnovatori.

Infatti gli stretti legami di Toniolo con il cattolicesimo sociale europeo sono testimoniati dalle numerose iniziative congiunte portate avanti, che trovavano eco sulle pagine della ‘Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie’, in cui nel 1902 egli scrisse:

Non vi ha una delle teorie sociali dei cattolici la quale, mercè il loro apostolato, non siasi tradotta in tutta Europa in istituzioni di ogni specie, dalla più umile bancherella alle potenti federazioni di sindacati o di corporazioni; ed anche in multiformi provvedimenti legislativi e politici dovuti alle iniziative dei cattolici nei parlamenti.

Essi trionfarono in Germania con la vigorosa azione del Centro (quando ancora il socialismo osteggiava le riforme per mezzo dello Stato); in Belgio con la sistematica legislazione del suo governo; in Francia con le iniziative dei suoi deputati cattolici; e in Italia stessa, coi provvedimenti sociali dei Comuni, ove essi primi ne trattarono fra noi con giustezza di criteri scientifici e pratici.

Ed ad un mese dalla sua morte il giovane universitario Giovanni Battista Montini scrisse, siglandolo B.M., su ‘La Fionda’ del 1° novembre 1918 ricordò le sue doti umane:

L’insegnamento concepì come una missione, come la più nobile missione sociale; alla restaurazione della società su basi cristiane, dedicò la sua attività che, non isterilita dallo studio, né contaminata da vanagloria, fu la conclusione pratica di tutto il suo pensiero, e preparò alle file cattoliche il programma d’azione sociale contenuto nelle memorabili Encicliche di Leone XIII; dedicò fatiche e amore senza limiti all’Italia la quale ben può contarlo fra i suoi più grandi e migliori cittadini.

Le sue opere poderose, la sua fama lo fanno ancora vivo fra noi, ma soprattutto la sua fede ce lo mostra fra la gloria dell’al di là come fulgido campione vincitore, ed esempio di bontà. Vivo fra noi, fra noi giovani studenti, in modo particolare, poiché fu ai giovani che Egli riservò i tesori della sua mente e del suo cuore, fra i giovani visse, e dei giovani sentì gli entusiasmi e il vigore.

Anche nel libro ‘Gioia solidale’, il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino, sottolinea la sua capacità di essere un testimone ‘scomodo’ nell’annuncio della Parola di Dio, perchè indicò un impegno sociale della Chiesa che non si limitasse alla carità individuale ma che facesse della condivisione e della cultura del dono una vera e propria rivoluzione sociale.

Infatti dopo la pubblicazione dell’enciclica ‘Rerum Novarum’ di Leone XIII, Toniolo propose una riforma sociale in cui prevale l’etica e lo spirito cristiano sulle leggi dell’economia. Propose una soluzione della questione sociale, in cui si respinge sia l’individualismo utilitarista del sistema capitalista, sia il collettivismo materialista propugnato dal socialismo:

Nel giro complesso e vertiginoso della vita commerciale è d’uopo premunirsi contro il monopolio del credito a profitto di pochi speculatori e colla comune servitù… E’ urgente riprodurre nelle forme ammodernate la repressione legale delle usure, sottoporre le borse a una legge severa sulle operazioni, e della dispensazione del credito mediante le banche di emissione fare una funzione sociale non affidata ad una società di speculatori, bensì ad un istituto autonomo con patrimonio impersonale da amministrarsi con intenti di pubblica utilità.

Simone Baroncia

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