Per un società parsimoniosa e giusta. Piccolo vademecum della Decrescita a cura del nodo lombardo dell’Associazione per la decrescita

Nulla sarà più come prima!

Questo il monito che si sente ripetere continuamente pensando al dopo pandemia. Il cambiamento necessario non potrà però limitarsi a qualche misura di sicurezza, a un rafforzamento del sistema sanitario pubblico e a una qualche concessione alle economie dei territori, come pensa o spera gran parte dell’opinione pubblica. Se si vorranno evitare nuove e più drammatiche emergenze, il cambiamento dovrà portare al superamento del modello economico capitalista e del sistema finanziario speculativo globale su cui si regge, rifiutando il mantra della crescita illimitata, incompatibile con la finitezza del pianeta. Molte delle risorse estratte dalla biosfera non sono rinnovabili e molti limiti ecologici sono già stati ampiamente superati, determinando profonde (e talvolta irreversibili) alterazioni negli equilibri biogeochimici del pianeta. Il mondo sta diventando invivibile. Affrancandosi dal mantra della crescita, la cultura della decrescita apre a una prospettiva di cambiamento coerente e profondamente innovativa. Essa, tuttavia, stenta ad affermarsi, perché poco conosciuta, interpretata in maniera fuorviante o, più probabilmente, perché troppo dirompente rispetto alla mentalità dominante, propensa a individuare nei consumi la chiave del progresso e del benessere.

Per un società parsimoniosa e giusta

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La Decrescita non è:

Un salto indietro nella storia, un ritorno al lume di candela, a miserie e privazioni.

Uno sguardo nostalgico su una società idilliaca, senza conflitti e problemi.

Una crescita negativa, ossia un impoverimento forzato, come sta avvenendo ora con la pandemia, dentro un sistema che invece mira a espandere all’infinito ricchezza e consumi.

La mortificazione delle individualità e delle iniziative personali.

Il rifiuto del progresso tecnologico.

Un capitalismo verde e socialmente responsabile, che cerca (vanamente) di conciliare crescita e profitto con rispetto della natura e della dignità delle persone.

La Decrescita invece è:

La fuoriuscita dall’ideologia (o religione) economica, per ricollocare l’economia nel ruolo di strumento a servizio dell’uomo, non di fine ultimo, assolvendo così al compito originario di rispondere ad alcuni bisogni fondamentali delle persone, senza sconfinare nel superfluo e senza mercificare ogni aspetto della vita.

La misura del progresso non in termini di consumi e di PIL (Prodotto interno lordo), ma di benessere delle persone e degli ecosistemi, ossia di salute, istruzione, socialità, bellezza e armonia con la natura.

Il passaggio da una concezione capitalista di uomo come essere competitivo, individualista e interessato unicamente al proprio tornaconto, a una di uomo empatico, altruista e collaborativo, coerente con la natura più profonda della vita.

L’adozione di stili di vita sobri, essenziali, che liberino la persona da bisogni non fondamentali che appesantiscono e svuotano di significato l’esistenza, indotti all’unico scopo di sostenere i consumi.

Il primato della comunità, del bene comune, dell’equità e della convivialità quale condizione per una società democratica e partecipata, dove si possa esprimere pienamente la natura relazionale dell’essere umano.

La costruzione di un sistema economico post-capitalista incardinato sul concetto di limite, dunque affrancato dalla competizione e dal profitto. Solo entro questo orizzonte le buone pratiche (economia circolare, green economy, economia di prossimità, transizione alle energie rinnovabili…) si possono considerare realmente sostenibili.

Il riequilibrio della ricchezza tra nazioni ed entro le nazioni, perché la decrescita non può prescindere dalla giustizia e dall’equità, indispensabili per garantire a tutti condizioni di vita dignitose. Ciò esige da parte delle nazioni e delle persone più agiate di condividere la loro ricchezza, accumulata spesso a danno di altri e sfruttando oltre misura le risorse naturali.

Accettazione di tecnologie etiche, a servizio di tutti, non intrinsecamente pericolose per la salute delle persone e che rispettino gli ecosistemi e gli equilibri sociali. Ogni altra tecnologia va respinta.

In un mondo che ha abbondantemente superato i limiti ecologici del pianeta, che spreca enormi risorse in armi e pubblicità e che continua ad allargare il divario tra chi ha tutto e chi non ha per sopravvivere, la decrescita è la sola prospettiva di futuro. Occorre diffonderla, perché dal basso possa crescere un grande movimento consapevole e organizzato.

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