La Sede di San Marco

da Diocesicoptamilano.com, diocesi cristiana copta ortodossa di Milano.

La Chiesa Copta Ortodossa, conosciuta nella storia con il nome di Chiesa di Alessandria, è stata fondata dall’evangelista Marco nella suddetta città, nella quale venne a predicare la Buona Novella intorno al 43 – 48 d.C.

San Marco

I Copti sono orgogliosi della loro Chiesa Apostolica fondata da San Marco Apostolo, uno dei settanta Apostoli e dei quattro Evangelisti. Egli è il primo anello della catena ininterrotta dei 118 Patriarchi e l’inizio del grande deflusso dei martiri.

La Chiesa Copta Ortodossa non è solo apostolica per fondazione ma anche per la sua perseveranza nel custodire la fede consegnata dagli Apostoli e dai loro successori, i santi Padri.

Nascita di San Marco

San Marco era un cittadino africano nato da genitori giudei dalla tribù di Levi e visse a Cirene, nella Pentapoli di Libia. A causa delle continue incursioni dei Berberi, la famiglia si trasferì in Palestina, a Gerusalemme, proprio nel periodo della predicazione del Signore Gesù. Fu così che Marco divenne uno dei discepoli di Cristo mettendo a loro disposizione la propria casa, che così divenne la prima chiesa cristiana della storia. Al suo piano superiore, Cristo Signore istituì la Santa Eucaristia, apparve ai discepoli dopo la sua resurrezione e mandò su di loro il suo Spirito Santo.

Secondo la tradizione, San Marco era anche tra i servi che attinsero l’acqua che Gesù cambiò poi in vino in Cana di Galilea. Era inoltre l’uomo con una brocca d’acqua che i due discepoli seguirono per trovare il posto dove il Signore Gesù e i discepoli celebrarono la Pasqua (Mc 14: 13 – 15, Lc 22: 10 – 13). Quando, infine, Cristo Signore fu arrestato, era quell’uomo che lo seguì e che poi fuggì via nudo quando tentarono di fermarlo (Mc 14: 51). Per questo la Chiesa lo chiama “il Contemplatore di Dio”.

Perché il suo emblema è il leone?

Il leone rappresenta San Marco per due motivi: il primo è che ha iniziato il suo Vangelo con il grido di San Giovanni Battista nel deserto; il secondo è che un leone e una leonessa apparvero a San Marco e a suo padre sulla loro strada verso la Giordania. Quando il padre chiese a suo figlio di scappare lasciandolo al suo destino, San Marco rifiutò dicendo che il Signore Gesù li avrebbe salvati. Allora iniziò a pregare e all’istante le due bestie caddero morte. Il padre credette in Cristo Signore e poco tempo dopo morì.

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La sua missione evangelica

All’inizio accompagnava San Pietro nei suoi viaggi a Gerusalemme e in Giudea, poi partì con San Paolo e San Barnaba per il primo loro viaggio ad Antiochia, a Cipro e in Asia minore. Predicò anche il Vangelo con San Paolo a Colossi, Roma e Venezia.

In seguito cominciò la sua missione in Africa. Partì per la Pentapoli, il suo paese nativo, dove gettò germogli di fede e fece tanti miracoli, quindi venne in Egitto. Attraversando il deserto raggiunse l’Alto Egitto, poi si diresse verso la città di Alessandria nell’anno 61 d.C.
Una volta entrato ad Alessandria, fu costretto a cercare un calzolaio a seguito della rottura di uno dei suoi sandali. Si recò quindi nella bottega di Aniano il quale, mentre era intento nelle riparazioni, si punse la mano con l’ago da lavoro. Il calzolaio proruppe allora nel grido “Heis ho Theos” (“Dio è uno”), in preda al dolore. San Marco colse l’occasione del grido di Aniano per predicargli il Vangelo, guarendogli nel frattempo miracolosamente la ferita.

Fu in seguito invitato dallo stesso nella propria casa, dove predicò il Vangelo anche alla famiglia del calzolaio e battezzò la stessa insieme al padrone di casa. Un gran numero di nativi furono presto convertiti da San Marco, causando nel contempo un ritorno alle pratiche pagane di coloro i quali, rifiutando la conversione, si sentirono in obbligo di difendere gli dei locali dalla nuova fede.

A seguito dell’inasprimento dei rapporti con i non cristiani, San Marco decise di lasciare Alessandria per un certo periodo, ordinando Aniano vescovo. Ordinò inoltre tre presbiteri e sette diaconi e incaricò queste persone di guidare in sua assenza la Chiesa.

Rimase lontano per due anni, durante i quali si recò a Roma, Aquileia e Ravenna, predicando e convertendo le popolazioni locali. Al suo ritorno trovò la Chiesa alessandrina implementata considerevolmente. I fedeli, durante la sua assenza, avevano inoltre costruito un edificio religioso nella parte orientale del porto di Alessandria.

Il suo martirio

Il crescente numero dei Cristiani fece però ben presto credere ai pagani che costoro stessero preparandosi per abbattere i loro templi. Così un giorno, mentre il santo celebrava col suo popolo la festa di Pasqua in una località chiamata Ta Boukolou, nella parte occidentale della città di Alessandria, una folla di pagani, seguaci del dio Serapi, di cui nello stesso giorno si celebrava la festa, invase il santuario e si impadronì dell’Evangelista. Dopo averlo legato, lo trascinarono per i piedi con brutalità per le vie della città. Poi lo gettarono in prigione, dove vide un angelo del Signore incoraggiarlo dicendo: “Marco, servo buono, è giunta la tua ora di ricevere la ricompensa. Fatti coraggio. Il tuo nome è scritto nel libro della vita”. Svanito l’angelo, San Marco ringraziò Dio per avergli mandato il suo angelo. Allora il Signore Gesù stesso apparve a lui dicendogli: “Pace a te Marco, mio discepolo ed evangelista”. Il santo gridò: “Mio Signore Gesù Cristo” e la visione svanì.

Il giorno successivo gli riservarono un identico disumano trattamento, percuotendolo e trascinandolo fin sulla riva del mare dove, per i patimenti subiti, San Marco trovò infine la morte.

Volendo poi distruggerne i resti, i pagani decapitarono il corpo, tentando quindi di bruciarlo, ma un improvviso e violento temporale disperse la folla inferocita. I fedeli cristiani ne approfittarono per impadronirsi del corpo del martire e per seppellirlo in una tomba scavata per l’occasione nella roccia sotto l’altare della chiesa di Ta Boukolou.
Nell’anno 828 dei mercanti veneziani riuscirono ad impossessarsi delle reliquie del santo e le portarono segretamente a Venezia.

Su richiesta del Papa Cirillo VI (1959-1971), nel giugno 1968, in occasione delle celebrazioni per i millenovecento anni dal martirio di San Marco, Papa Paolo VI (1963-1978) autorizzò la restituzione di una reliquia (un frammento d’osso) del Santo Evangelista ad Alessandria, ora conservata nella cripta della nuova cattedrale di San Marco nel quartiere di El-Abbasiyya, al Cairo.

Le opere del santo

La città di Alessandria all’epoca era un centro culturale molto importante nel mondo. Provenendo da una famiglia benestante e di una certa cultura, San Marco aveva una mente aperta e una vasta cultura e, oltre all’ebraico, parlava il latino e il greco. Egli fondò la scuola cristiana di Alessandria per difendere la fede cristiana e rispondere agli esponenti della scuola filosofica di Alessandria.

Scrisse la liturgia della messa che più tardi fu modificata da San Cirillo; essa è una delle liturgie usate oggi nella Chiesa.

Fu lui inoltre a scrivere il più antico Vangelo canonico.

La Cristianità si diffuse in Egitto in meno di mezzo secolo dall’arrivo di San Marco ad Alessandria, come appare chiaro dagli scritti del Nuovo Testamento trovati nel medio Egitto, che datano intorno all’anno 200 d.C., e da un frammento del Vangelo di San Giovanni, scritto in lingua copta, scoperto nell’Alto Egitto e datato alla prima metà del secondo secolo.

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