Ucraina: lettera a una professoressa

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

Stamattina mi ha scritto un mio ex allievo che si è diplomato lo scorso anno (con il massimo dei voti). Il papà è italiano e la mamma ucraina. Gli ho chiesto il permesso di leggere le sue parole ai miei figli e lui mi ha risposto che è contento se le sue parole possono trasmettere qualcosa anche a qualcun altro. Perciò le giro anche a voi, perché ne possiamo fare preghiera.

Una professoressa

Salve prof,

volevo scriverle in questo momento di totale sconforto per la mia famiglia. In questi anni sono sempre stato passivo davanti a numerosi disastri della storia recente; oltre alla pandemia, le guerre che hanno attraversato il mondo non mi hanno mai toccato tanto, le ho sempre viste come cose certo terribili, ma “problemi di altri”, che non mi hanno mai veramente toccato emotivamente.

Tutti quanti riconosciamo che la guerra sia il male più grande che possa colpire l’uomo, ma spesso pronunciamo questa frase come una filastrocca, non rendendoci veramente conto di cosa significhi.

Nonostante io sia in una posizione privilegiata, protetto, agiato, mi sento angosciato e l’angoscia aumenta quando penso che questo stato di afflizione è provocato da qualcosa che sta succedendo a dei parenti che ho potuto incontrare solo poche volte nella mia vita, con cui ho contatti solo attraverso mia mamma e i miei nonni e in uno stato di cui porto le origini, ma in cui sono andato solo una volta nella mia vita.

Se mi sento così io, pur essendo toccato solo marginalmente, non oso pensare a come si devono sentire le persone che lì ci vivono.

Ad ogni modo, non voglio cercare compassione per uno stato d’animo così profondo: voglio ringraziarla perché in questo momento sto ripensando sempre più al modulo sull’imperialismo ateniese che abbiamo approfondito lo scorso anno.

La prima vittima della guerra è la verità: le informazioni che ci pervengono sono naturalmente intrise di propaganda, a prescindere dalla fazione.

Si dibatte su chi sia il “buono” e chi il “cattivo”: chi accusa la Russia, chi la giustifica mettendo in evidenza le sue ragioni; chi compatisce l’Ucraina, come se non avesse anche lei le sue colpe in anni di politica corrotta; chi si schiera coi separatisti filorussi, chi li accusa; chi invoca la salvezza degli americani, chi invece li accusa. Ecco tutto ciò non c’entra niente: non esistono “buoni” o “cattivi”, non è questo il problema: la cosa veramente triste è che a farne le spese non sono gli stati, ma le persone.

E così ripenso alle Troiane di Euripide e ripenso a Taltibio, araldo Acheo, nemico di Troia, che si incarica della sepoltura del piccolo Astianatte: non ci sono nemici, le vere vittime sono sempre le persone, soldati, famiglie, donne, anziani, bambini, l’umanità intera.

E così ripenso a quei cugini che ho incontrato poche volte, con cui nemmeno ho un forte legame, ma che condividono il mio stesso sangue e che a 14 e 16 anni si ritrovano a nascondersi in cantina sotto il suono portatore di morte delle sirene. Questi erano i racconti che sentivamo dai nonni e che pensavamo di esserci lasciati alle spalle…

La ringrazio perché capisco sempre di più la profondità delle materie e degli insegnamenti che mi ha dato. Così presuntuosi e illusi, inebriati dalle conquiste della tecnica: pensiamo già ad occupare Marte, a creare un universo parallelo in un fantomatico metaverso, eppure una semplice tragedia scritta 2500 anni fa ci insegna così tanto.

Spero che possiamo riprendere tutti coscienza, dopo una pandemia e, speriamo di no, una guerra, di quanto siamo effimeri. Lo diceva Pindaro, lo hanno detto tanti, vanitas vanitatum et omnia vanitas, non dobbiamo dimenticarcelo. Ci rimane solo la preghiera, anche se questa società che ha abbandonato Dio se l’era dimenticata.

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