Lettura e commento della Laudato si’: san Francesco e san Benedetto

da Comunitalaudatosi.org, il sito delle Comunità internazionali “Laudato si'” proposte da Diocesi di Rieti e Slow Food.

Il testo che papa Francesco ci ha donato è un testo molto agile, semplice, bello, provocatorio. Ma ci si aspetterebbe che a commentare l’enciclica fosse un francescano. Invece è un monaco benedettino, perché sette secoli prima di Francesco, i monaci benedettini avevano messo le mani nella terra, si erano sporcati le mani per dissodare campi, prosciugare paludi, ripulire boschi e avere una agricoltura più moderna e produttiva. Il mondo monastico ha vissuto un rapporto molto intenso con la natura, cercando di trasformarla per metterla al servizio dell’uomo, ma con molto rispetto.


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La storia del monastero di Chevetogne. Intervista a padre Antoine Lambrechts a cura di Tudor Petcu

Nell’intervista a cura di Tudor Petcu, padre Antoine Lambrechts ci parlerà della storia del monastero di Chevetogne. Padre Antoine Lambrechts ha studiato filologia germanica e slava ad Anversa e Lovanio, teologia a Tessalonica, Lovanio e Roma, specializzandosi in Storia della Chiesa russa. E’ Sacerdote e monaco benedettino del monastero di Chevetogne (Belgio), dove è stato coredattore della rivista «Irenikon» e priore, attualmente è bibliotecario e redattore del bollettino «Lettre de Chevetogne». L’abbazia di Chevetogne è un’abbazia benedettina situata a Chevetogne, una zona a 11 km dal centro della città di Ciney, della Provincia di Namur nella regione di Vallonia in Belgio.
Il monastero presenta una particolarità, ossia di possedere due chiese, una chiesa di rito latino, dedicata a Gesù di Nazaret, e l’altra chiesa di rito bizantino dedicata all’esaltazione della Vera Croce. Questo monastero è unico ed è stato messo sotto il segno dell’ecumenismo, da parte del fondatore, Lambert Beauduin, anche se la Comunità è soltanto composta da monaci cattolici collegati all’Ordine di San Benedetto. 
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La devozione mariana nella storia della Chiesa. Una conferenza e un articolo di don Saverio Xeres

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

La devozione mariana non è soltanto un elemento costante della vita della Chiesa nei suoi duemila anni di storia; essa può essere a buon diritto considerata come un punto di osservazione profondo, interiore, dello spirito ecclesiale, dei suoi sviluppi e delle sue involuzioni. Maria, infatti, è l’immagine e il modello della Chiesa.

Più precisamente, modello della “forma” primitiva della Chiesa, quella delle origini: di qui l’intensificarsi del richiamo a Maria durante le fasi di maggiore tensione riformatrice della vicenda ecclesiale.

Conferenza di mons. Saverio Xeres tenuta alle Religiose della diocesi di Como il 25 aprile 2018 presso la casa dei Padri Missionari Saveriani a Tavernerio (Como)

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A 30 anni dalla sua morte. Ritratto di Balthasar

da Theologicalmind.wixsite.com, Theological mind: theology notes, il blog di Fabio Cittadini.

La nostra parola iniziale si chiama bellezza. La bellezza è l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare, perché essa non fa altro che incoronare, quale aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto. Essa è la bellezza disinteressata senza la quale il vecchio mondo era incapace di intendersi, ma la quale ha preso congedo in punta di piedi dal moderno mondo degli interessi, per abbandonarlo alla sua cupidigia e alla sua tristezza. Essa è la bellezza che non è più amata e custodita nemmeno dalla religione, ma che, come maschera strappata dal suo volto, mette allo scoperto dei tratti che minacciano di riuscire incomprensibili agli uomini. […] Chi, al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come il ninnolo esotico di un passato borghese, di costui si può essere sicuri che – segretamente o apertamente – non è più capace di pregare e, presto, nemmeno di amare.

Hans Urs Von Balthasar

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