A 30 anni dalla sua morte. Ritratto di Balthasar

da Theologicalmind.wixsite.com, Theological mind: theology notes, il blog di Fabio Cittadini.

La nostra parola iniziale si chiama bellezza. La bellezza è l’ultima parola che l’intelletto pensante può osare di pronunciare, perché essa non fa altro che incoronare, quale aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero e del bene e il loro indissolubile rapporto. Essa è la bellezza disinteressata senza la quale il vecchio mondo era incapace di intendersi, ma la quale ha preso congedo in punta di piedi dal moderno mondo degli interessi, per abbandonarlo alla sua cupidigia e alla sua tristezza. Essa è la bellezza che non è più amata e custodita nemmeno dalla religione, ma che, come maschera strappata dal suo volto, mette allo scoperto dei tratti che minacciano di riuscire incomprensibili agli uomini. […] Chi, al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come il ninnolo esotico di un passato borghese, di costui si può essere sicuri che – segretamente o apertamente – non è più capace di pregare e, presto, nemmeno di amare.

Hans Urs Von Balthasar

Hans Urs von Balthasar nasce a Lucerna, in Svizzera, nel 1905 in una famiglia profondamente cattolica. Fece i suoi primi studi presso i benedettini e i gesuiti. Egli, in un primo tempo si dedica a studi di letteratura tedesca, conseguendo nel 1928, in seguito a soggiorni di studio a Vienna e Berlino, il dottorato con una dissertazione sull’influsso dell’escatologia nella letteratura tedesca moderna. Un anno dopo il 31 ottobre 1929 entra quale novizio nella compagnia di Gesù a Feldkirch.

Successivamente viene trasferito per il proseguimento degli studi filosofici a Pullach e successivamente per il perfezionamento degli studi teologici a Lione-Fourvière. Le figure decisive in questa fase sono Enrich Przywara e Henri de Lubac: essi aiutano il giovane gesuita a sopravvivere a quella che egli chiama ‘il deserto della teologia neo-scolastica’ di quei tempi. Ordinato presbitero a Monaco di Baviera nel 1936, dal 1937 al 1939 è redattore della rivista tedesca della Compagnia di Gesù ‘Stimmen der Zeit’.

Dopo avere rifiutato una cattedra all’Università Gregoriana di Roma, trasferitosi a Basilea nel 1940, egli dà vita ad una comunità di formazione per studenti e si dedica all’attività di conferenziere. A questo periodo risale l’amicizia con il più grande teologo protestante del Novecento Karl Barth, che insegnava a Basilea e con il quale ha modo di condividere la sua grande passione per la musica, in particolare per Mozart. In quegli anni, inoltre, conosce il medico Adrienne von Speyr di cui sarà direttore spirituale.

In seguito alle visioni che von Speyer avrà, Balthasar considererà la diffusione e lo studio del pensiero della sua confidente uno dei compito della sua teologia. L’8 dicembre 1944, fonda con Adrienne, l’Istituto secolare della Comunità di Giovanni, una sorta di ‘ordine’ laicale. In seguito, Balthasar opererà a Zurigo e Basilea quale scrittore ed editore della casa editrice Johannesverlags Einsiedeln da lui fondata nel 1947.

Sul finire degli anni Quaranta dovette affrontare una serie di difficoltà: muore il padre, la madre è gravemente ammalata come pure il suo grande amico Erich Przywara. Inoltre, Adrienne von Speyr persegue una linea teologica che la Chiesa di quegli anni guarda con estremo sospetto. Nel 1950 von Balthasar è costretto a lasciare l’Ordine dei gesuiti proprio perché gli viene proibito di seguire l’attività dell’Istituto da lui fondato e della sua Casa editrice. Egli, dunque, si ritrova senza lavoro e senza mezzi. La Congregazione vaticana per l’educazione cattolica, inoltre, gli impedisce di insegnare negli Istituti e Università cattoliche, rifiutando di dargli il ‘nihil obstat’. Sono anni per Hans difficili.

Tuttavia nel 1952 pubblica una delle sue opere più importanti dal titolo ‘Abbattere i bastioni’, con cui afferma la necessità che la Chiesa abbandoni il suo arroccamento e distrugga le mura difensive che la tengono separata dal mondo moderno e dalla sua cultura. In forza di questo scritto allora rivoluzionario, von Balthasar non fu invitato a partecipare ai lavori del Concilio, anche se di fatto la sua influenza fu assai rilevante per le amicizie instaurate con in principali periti che opereranno al Concilio.

Molti, infatti, dei periti che presero parte al Concilio, avevo letto le sue opere. Fuori dalle Università e dall’Ordine dei gesuiti, egli riuscì a vivere dando conferenze. La sua teologia, infatti, si affermò progressivamente dentro e fuori i confini della Chiesa cattolica. Notissima la sua trilogia ‘Gloria’, ‘Teodrammatica’, ‘Teologica’, per un totale di quindici volumi, dove egli elabora una teologia che lo ha reso tra i più celebri teologi cattolici del Novecento. Nel 1972 fonda una delle più prestigiose riviste teologiche ‘Communio’.

Con il tempo anche la Chiesa ufficiale lo riabilita e, sebbene non invitato al Concilio Vaticano II, riceve il premio ‘Paolo VI’ per la teologia. E’ cosa poco nota ma Hans Urs von Balthasar, membro del Comitato Teologico Interazionale fin dal 1969, diede parere positivo alla teologia della liberazione che, negli anni Settanta, faceva molto discutere e negli anni Ottanta sarà bollata come “marxismo teologico” dalla Congregazione per la dottrina della fede. Per i suoi meriti Papa Giovanni Paolo II lo creò cardinale, ma egli morì il 26 giugno nel 1986 due giorni prima di ricevere la berretta cardinalizia.

Fabio Cittadini

Pubblicato sul quotidiano online www.korazym.org.

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