La Chiesa Copta e i Concili Ecumenici

da Diocesicoptamilano.com, diocesi cristiana copta ortodossa di Milano.

I primi Padri della Chiesa di Alessandria, con il loro cuore colmo dell’amore di Dio e la profondità dei loro studi, attirarono molti alla scuola di Alessandria e nel deserto d’Egitto. Tanti si sono dissetati grazie alla sua teologia e si sono esercitati nella vita ascetica dei monaci egiziani. Quando gli imperatori si convertirono al Cristianesimo e si calmarono le ondate delle persecuzioni, gli eretici – come ad esempio Ario, Nestorio, Eutiche e Apollinare – trovarono uno spazio vasto in cui diffondere le loro dottrine contrastanti con la fede cristiana retta. Era dunque indispensabile che i Padri di Alessandria avessero un ruolo positivo nel rispondere con pazienza agli eretici. Sotto l’autorità dell’Impero d’Oriente di Costantinopoli – in opposizione all’Impero d’Occidente di Roma – i Padri Patriarchi ed i vescovi di Alessandria ebbero un ruolo di guida nella teologia cristiana. Essi erano invitati ovunque a discutere circa la fede cristiana.

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«Digitalizzazione e futuro del lavoro e delle relazioni sociali: le scelte sociali e rispettose del clima devono essere tempestive». Un documento della rete ‘Azione delle chiese per il lavoro e la vita’ (CALL)

La rete ‘Azione delle chiese per il lavoro e la vita’ (CALL) ha realizzato la sua ultima assemblea nell’aprile 2018 dove ha inaugurato un filone di riflessione e proposta nuovo rispetto a quelli su cui è partita nel 2010 in ambito KEK: la digitalizzazione.

Da allora il gruppo di coordinamento, di cui fa parte Antonella Visintin – coordinatrice della Commissione Globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), si è incontrato regolarmente, nonostante a fine 2018 il coordinatore della rete abbia concluso il proprio mandato e non sia stato ancora sostituito. Nel quadro della preparazione di una prossima assemblea nel 2021 e di un incontro intermedio in autunno 2020, ha voluto esprimere una propria valutazione, attraverso il documento “Digitalizzazione e futuro del lavoro e delle relazioni sociali: le scelte sociali e rispettose del clima devono essere tempestive”, sugli scenari prodotti dal Covid 19.

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La chiesa di Cristo non può diventare una religione nazionale

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

La chiesa di Cristo abbraccia ecumenicamente l’intera terra abitata. Non è una religione tribale né una religione occidentale. È una chiesa per tutta l’umanità.

L’ha ricordato il professor Jürgen Moltmann agli studenti dell’Istituto ecumenico di Bossey di Ginevra.

«Studenti rimasti estasiati dal personaggio ultra novantenne – ricorda il giornalista Peter Kenny sul sito del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) – mentre il teologo raccontava l’esperienza che lo vide impegnato in giovane età al servizio nella Gioventù Hitleriana e nell’esercito tedesco come “patriota” nella seconda guerra mondiale, e poi quando decise di voltare le spalle al nazionalismo e agli orrori di quel conflitto».

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Il «fattore età» nel pensiero del teologo

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Nel 2018 ricorrevano i cinquant’anni dalla morte del teologo svizzero Karl Barth (1886-1968). A dire il vero, l’evento è passato un po’ in sordina, ma ha comunque ridestato l’interesse per questo maestro del Novecento. L’editrice Claudiana ha quindi pensato di ripercorrerne la vicenda pubblicando la sua breve autobiografia intellettuale. Si tratta di tre articoli che Barth aveva scritto per la rivista americana The Christian Century  rispettivamente nel 1938, nel 1948 e nel 1958. I suoi interventi erano inseriti in una serie in cui anche altri teologi raccontavano di sé; ma colpisce il fatto che già nel 1938 Barth sia stato interpellato come uno dei protagonisti della vicenda teologica di quell’inizio di secolo. Certo, all’epoca si era già distinto per l’approccio innovativo alla teologia e per il sostegno alla lotta della Chiesa confessante in Germania; ma che questo avesse un impatto significativo anche al di là dell’oceano era un fatto tutt’altro che scontato.

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La “Chiesa Cristiana Vetero Cattolica” in Italia: un pò di cronaca recente

Pubblichiamo l’articolo che ci hanno mandato gli amici della Chiesa Cristiana Vetero Cattolica, con un pò di cronaca recente a proposito della loro presenza in Italia, utile a non confonderli con altre denominazioni simili.

In Italia, fino al 2011, esisteva la Chiesa Vetero-Cattolica dell’Unione di Utrecht. Tale realtà ha contato circa cento fedeli – 54 membri giuridicamente iscritti, fra i quali 4 presbiteri –, erano presenti originariamente due comunità principali – a Bolzano e Milano – ed erano stati attivati rapporti con referenti in altre città e regioni, i quali vedevano comunque un riferimento imprescindibile nella realtà milanese.

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La Chiesa vetero-cattolica

Il nome di Chiesa “vetero-cattolica” non esprime conservatorismo, bensì l’intento di un ritorno alle originarie fonti cristiane. Nasce formalmente nel 1870, quando molti studiosi (fra i più importanti dell’epoca, specie di Sacra Scrittura e di Storia del Cristianesimo e della Chiesa!) rifiutano di sottomettersi ai nuovi dogmi imposti dal Concilio Vaticano I: infallibilità del papa e suo potere di governo (giurisdizione universale) sulla Chiesa intera. Quegli studiosi furono scomunicati, e dovettero organizzare delle comunità alternative. Fin dall’inizio, questa Chiesa ha avuto consapevolezza di una triplice vocazione:

  1. opporsi alle crescenti pretese di Roma;
  2. presentare una Chiesa da un lato più fedele alle origini e dall’altro capace di applicare il Vangelo oggi;
  3. impegnarsi nell’ecumenismo.

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Questione ucraina, il mondo ortodosso in fibrillazione

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Alto è il rischio di uno scisma intra-ortodosso, con conseguenze pesanti per l’intera Ekumene.

Infatti, in un “vertice” tenutosi ad Istanbul il patriarca di Costantinopoli e quello di Mosca non hanno trovato una soluzione condivisa al problema della strutturazione canonica della Chiesa ortodossa ucraina, cioè sulla concessione o meno, ad essa, della “autocefalia” (indipendenza ecclesiale). Dopo un crescendo di polemiche attizzate dall’una o dall’altra parte, il russo Kirill ha compiuto un passo inedito: accompagnato dal metropolita Hilarion di Volokolamsk, “ministro degli esteri” della Chiesa russa, il 31 agosto è volato ad Istanbul dove, al Fanar (residenza da secoli del patriarcato di Costantinopoli), ha incontrato il suo omologo, Bartolomeo I, “per discutere di problemi ecclesiali di comune interesse”. La parola “Ucraina” non viene mai citata, pur condensando, essa, il pomo della discordia. A rendere “impossibile” un accordo è stato il fatto che sulla storia di un millennio, e sulla cronaca degli ultimissimi anni, segnata anche da rivalità politiche, Mosca, Kiev e Costantinopoli hanno una narrazione contrastante.

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100 anni fa nasceva Nelson Mandela. Un commento e un ricordo

Cent’anni fa nasceva il leader sudafricano, imprigionato a lungo e poi presidente del suo paese. Proponiamo un articolo di Paolo Naso e una testimonianza raccontata da Gianni Sartori.

La lezione di Nelson Mandela

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Il 18 luglio di cent’anni fa in un minuscolo villaggio del Sudafrica nasceva Nelson Mandela, una delle personalità chiave del Novecento e di un tempo forse sovraccarico di ideologie, ma attraversato dalla volontà di capire, di farsi un giudizio proprio sulle persone e sui fatti, anche quelli che accadevano più lontani da noi.

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I prossimi trent’anni…o giù di lì

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Chi pensasse che l’Italia e l’Europa abbiano diversi problemi cui applicarsi avrebbe certo buone e note ragioni da far valere.

Il progetto europeo è in una fase di stallo politico e istituzionale ormai conclamato, per ragioni antiche e per cause recenti.

Quelle antiche afferiscono alla incompiutezza di un consolidamento istituzionale necessario ma sempre rinviato: l’incapacità – per essere stringati – di dotarsi di un modello di governance compatibile con l’ambizione di una moneta unica.

Le cause recenti sono invece l’insorgenza di pulsioni identitarie e sovraniste in diversi Paesi, compresa la solida Germania, che utilizzano come innesco polemico il fenomeno immigratorio e danno la stura a istanze rivendicazioniste di ogni sorta.

Tra le ragioni antiche e le cause recenti vi è indubbiamente un nesso. Brexit ne è stata a suo modo una eloquente esemplificazione.

Venendo al nostro Paese il discorso è diverso, ma non troppo.

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Spezzare il ciclo di violenza in Siria. Dichiarazioni da parte di chiese e organismi ecumenici dopo l’escalation militare dei giorni scorsi

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

In una dichiarazione del 16 aprile, il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) ha esortato la comunità internazionale a trovare un modo per spezzare il ciclo di violenza in Siria. La dichiarazione arriva due giorni dopo che Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno compiuto attacchi missilistici in seguito a un presunto attacco di armi chimiche del governo siriano.

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La Via Crucis delle guerre dimenticate

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Nel giorno in cui papa Francesco invita al digiuno e alla preghiera per la pace ripercorriamo la Passione di Gesù in comunione con il Sud Sudan, la Repubblica democratica del Congo e le altre terre che restano ostaggio della violenza.

La video intervista a Matteo Perotti, missionario laico della diocesi di Como tra gli studenti di Wau in Sud Sudan

È una giornata speciale questo venerdì 23 febbraio della Quaresima 2018. Papa Francesco ci ha infatti chiamati a vivere questa giornata all’insegna del digiuno e della preghiera per invocare la pace in tutto il mondo, ma con uno sguardo particolare alla Repubblica democratica del Congo e al Sud Sudan, due Paesi sfiniti da altrettanti conflitti dimenticati.

È con questa intenzione che vivremo questa settimana la nostra Via Crucis, partendo dalle realtà indicate da Francesco, ma abbracciando idealmente tutti e 40 i conflitti armati che oggi attraversano il mondo senza che nemmeno lo sappiamo. Ricorderemo brevemente sette di queste guerre che affliggono l’Africa, l’Asia e l’America Latina nel nostro cammino lungo il Calvario. E a ogni stazione pregheremo facendo nostra una preghiera per la pace composta dai cristiani di quel continente.

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Una prospettiva contemporanea sul significato dell’ecumenismo. Intervista di Tudor Petcu ad André Birmelé

Tudor Pectu ha intervistato il pastore André Birmelé sull’ecumenismo. André Birmelé, pastore luterano alsaziano, insegna teologia sistematica presso la Facoltà teologica protestante di Strasburgo. La sua ricerca si concentra sull’ecclesiologia, sull’identità luterana e soprattutto sull’ecumenismo. 

André Birmelé ha studiato matematica all’Università di Strasburgo prima di dedicarsi alla teologia. Ha completato la sua carriera in tre diverse università, Strasburgo, Tubinga e Basilea ed è stato nominato nella sua prima parrocchia nel 1972. Il suo impegno ecumenico è iniziato due anni dopo con la sua nomina come assistente di ricerca presso il Centro di studi ecumenici del Federazione mondiale luterana, con sede a Strasburgo. Nel 1976, ha completato la sua tesi sulle scienze religiose sulla nozione di identità confessionale di Werner Elert. Dopo 6 mesi all’istituto ecumenico di Gerusalemme, è diventato assistente in teologia sistematica nel 1983 presso la Facoltà di teologia protestante dell’Università Marc Bloch di Strasburgo. Entrò nello stesso anno il comitato esecutivo del Consiglio Mondiale delle Chiese, mentre lavorava alla sua tesi di teologia protestante, Le salut en Jésus Christ dans les dialogues oecuméniques. Lo completò nel 1986 e divenne professore tre anni dopo. Insegna, oltre che a Strasburgo, nelle facoltà teologiche germaniche, Heidelberg, Lipsia, Zurigo, ma anche all’Istituto cattolico di Parigi. Ha servito come decano della facoltà di teologia e direttore della Scuola di specializzazione in teologia e studi religiosi della sua università. Oltre alle sue tesi, la sua bibliografia include diversi titoli importanti: La communion ecclesiale, Progrès oecuméniques et enjeux méthodologiques, Accords et dialogues oecuméniques, Introduction. à la théologie systématique. Ha anche diretto la pubblicazione di La foi des églises luthériennes. Confessions et catéchismes et Dictionnaire critique de théologie.

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