La chiesa di Cristo non può diventare una religione nazionale

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

La chiesa di Cristo abbraccia ecumenicamente l’intera terra abitata. Non è una religione tribale né una religione occidentale. È una chiesa per tutta l’umanità.

L’ha ricordato il professor Jürgen Moltmann agli studenti dell’Istituto ecumenico di Bossey di Ginevra.

«Studenti rimasti estasiati dal personaggio ultra novantenne – ricorda il giornalista Peter Kenny sul sito del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) – mentre il teologo raccontava l’esperienza che lo vide impegnato in giovane età al servizio nella Gioventù Hitleriana e nell’esercito tedesco come “patriota” nella seconda guerra mondiale, e poi quando decise di voltare le spalle al nazionalismo e agli orrori di quel conflitto».

Moltmann è uno tra i più famosi teologi tedeschi e con i suoi 93 anni sulle spalle girà in lungo e in largo luoghi e paesi per portare al mondo un messaggio importante e semplice da consegnare soprattutto alle nuove generazioni: «La chiesa di Cristo è presente in tutte le persone viventi sulla terra e non può diventare una religione nazionale», affermando poi che la nuova ondata di nazionalismi che sta attecchendo nel mondo contemporaneo «rappresenta una battuta d’arresto per l’umanità» e che «l’umanità precede qualsiasi nazionalità».

Un monito importante quello di Moltmann, per tutti, ma soprattutto per i giovani studenti dell’Istituto ecumenico del Cec e dell’Università di Ginevra riunitisi lo scorso 3 dicembre per ascoltare il teologo sul tema: «La chiesa ecumenica e il nazionalismo».

Nessuno di loro – ha affermato il professor Odair Pedroso Mateus a capo della Commissione Fede e Ordine del Cec- «aveva ascoltato prima un racconto, una testimonianza, così toccante e diretta, sulla terribile guerra che ha segnato il secolo scorso».

Colpiti dall’energia del teologo, dalla sua passione e dal suo viaggio in treno durato sei ore da Tubinga in Germania  per incontrarli, i giovani studenti hanno chiesto al teologo la possibilità di poter scattare alcuni selfie e fotografie insieme come ricordo, che il professore non ha negato con simpatia, ma non prima di ricordare ai giovani che nella sua giovinezza dovette affrontare l’estremo nazionalismo, il patriottismo della dittatura nazista, e di averlo dovuto fare non senza difficoltà. Talvolta imbarazzo. Perché quando Hitler salì al potere in Germania nel 1933 lui aveva sette anni, «la mia famiglia – ha ricordato il teologo – era divisa tra socialisti anti-Hitler e nazisti pro-Hitler. Però le ripercussioni e le minacce ricevute fecero aderire tutta la sua famiglia al nazismo».

Dopo tre anni passati nei campi di prigionia britannici e avendo poi appreso con grande consapevolezza di tutti gli orrori commessi dal nazismo, soprattutto dopo la scoperta degli orrori avvenuti nel campo di concentramento di Auschwitz Moltmann si convinse che, «non può esserci patria nella dittatura».

«La chiesa – ha ricordato –  adora Cristo come il riconciliatore del mondo ed è interessata non solo alla pace sulla terra ma alla pace con la terra».

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