L’acacia del deserto e l’Arca dell’alleanza

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Due parashot dopo quella della concessione dei Comandamenti il Signore comanda a Mosé di costruire l’Arca dove deporre le Tavole consegnategli sul Monte Sinai. Nell’ambiente arido del deserto attraversato dagli ebrei il materiale da costruzione scarseggiava, ma il Signore indirizzò Mosé verso l’albero (quasi unico) che cresceva nel deserto l’acacia (Shittim). L’acacia ha molte spine lunghe che spuntano dagli ampi rami. I rami di solito si intrecciano con quelli delle acacie vicine formando fitte macchie; questo indubbiamente spiega il perché della forma plurale shittìm usata quasi sempre nel Tanak.

L’acacia può raggiungere un’altezza di 6-8 m, ma spesso ha l’aspetto di un arbusto. Ha foglie tenere e leggere, si copre di fiori gialli piacevolmente profumati e il suo frutto è costituito da sottili baccelli curvi. In effetti il nome scientifico (acacia) tende ad indurre in errore: la Shittah è una mimosa, come quella che l’8 marzo viene offerta alle donne. È stata identificata con l’Acacia raddiana che cresce di frequente nel deserto del Sinai e anche nei deserti del Negev e di Moab. Volgarmente invece viene chiamata acacia la Robinia pseudoacacia che, come indica il suo nome, acacia non è, mentre quella che conosciamo come mimosa (che cresce abbondante e rigogliosa sulla Riviera Ligure) è in effetti è l’Acacia dealbata.

La ruvida corteccia scura della Shittah copre un legno molto duro, di grana fine e pesante, immune dall’attacco degli insetti. Queste caratteristiche, oltre al fatto che cresca nel deserto, resero l’acacia particolarmente adatta come materiale da costruzione per il tabernacolo e i suoi arredi. Servì per costruire l’arca del patto, ma anche la tavola del pane di presentazione, gli altari, le stanghe per trasportarli, le colonne per la cortina e la portiera, i telai dei pannelli e le sbarre per unirli.

La presenza di spine (che sono semplici foglie trasformate) spiega la presenza e la sopravvivenza di questa specie in un ambiente povero di foraggio e popolato da erbivori affamati, come le capre. Evidentemente si tratta di una modificazione genetica selezionata positivamente per la sopravvivenza della specie.

Viceversa è interessante il fatto che i semi, ricoperti da tegumenti coriacei, siano contenuti in un legume (frutto dalla forma di un baccello di fagiolo) che non si apre spontaneamente, ma che è molto appetito e ricercato dagli erbivori del deserto che se ne cibano voracemente. Date le caratteristiche di resistenza dei tegumenti che ricoprono i semi, i legumi vengono aperti dalla masticazione e dalla digestione mentre i semi attraversano integri l’apparato digerente degli animali e vengono da questi disseminati su tutto il territorio. Si tratta di un processo comune in natura, ma che in un ambiente come quello del deserto assume un’importanza particolare.

L’altro aspetto interessante, anche se ovvio, è che la pianta per svilupparsi ha bisogno di molto calore, mentre è molto parca nell’utilizzo dell’acqua che nel deserto scarseggia (ma non è del tutto assente). Infatti, sia il nome arabo (seyal) che le citazioni del Tanak, dimostrano che l’acacia cresceva sì nel deserto, ma prevalentemente nel letto dei torrenti desertici (uadi) dove per pochi giorni l’anno scorre abbondante, anche se soltanto per poche ore, l’acqua. Passata la corrente l’uadi ritorna asciutto, ma in profondità si formano accumuli di acqua che permettono alle acacie di sopravvivere.

Ma un elemento particolare e significativo caratterizza la famiglia botanica (Leguminose) cui appartengono le acacie: a differenza di tutte le altre specie vegetali che sono depauperanti, cioè asportano semplicemente elementi minerali dal terreno impoverendolo, le Leguminose vengono classificate come miglioratrici. Cioè dopo la loro coltivazione e comunque dopo la loro crescita il terreno che le ha ospitate è migliore e più adatto ad ospitare altre piante favorendone la crescita. Perché? Per comprenderlo occorre fare un passo indietro. Tutte le piante per svilupparsi hanno bisogno di molte sostanze, ma principalmente di composti fosfatici, potassici ed azotati. Il fosforo e il potassio solitamente sono presenti nel terreno sotto forma di sali che vengono trattenuti nel luogo dai colloidi che formano il terreno: le radici delle piante arrivando in contatto con queste sostanze sono capaci di strapparle al terreno ed utilizzarle per il proprio nutrimento e la propria crescita.

Un discorso diverso deve invece essere fatto per le sostanze azotate. L’azoto è un gas inerte che costituisce la maggior parte dell’aria che respiriamo. Ma è anche un componente caratterizzante ed essenziale delle sostanze più complesse e indispensabili per l’ esistenza ed il funzionamento della vita di piante ed animali: gli acidi nucleici e le proteine. Come si passa dal gas atmosferico alle sostanze appena nominate? Il meccanismo è complesso e soprattutto di difficile realizzazione, con molti fattori limitanti. Oggi l’industria riesce ad utilizzare l’azoto atmosferico per sintetizzare l’ammoniaca (composto basilare per la formazione delle molecole ben più complesse citate sopra). Ma oltre ad essere altamente energivoro, il processo è recente: la sua realizzazione industriale risale ai primi anni del ‘900. E prima? L’ origine di molecole organiche azotate sono i viventi, soprattutto gli animali. Le loro deiezioni (il letame per le piante) ed i loro tessuti introitati con l’alimentazione per gli animali (uomo incluso) costituiscono la fonte di sostanze azotate necessarie alla vita e allo sviluppo. Alcune specie (gli erbivori) sono capaci di produrre essi stessi sostanze organiche azotate, ma la gran parte è incapace di compiere questo passaggio e abbisogna di sostanze azotate già pronte o almeno parzialmente elaborate.

Un gruppo di piante però fa eccezione a questo quadro e probabilmente costituisce un gradino fondamentale per lo sviluppo ed il mantenimento della vita sul nostro pianeta: è la famiglia botanica delle Leguminose. A differenza di tutte le altre specie vegetali queste ospitano sulle radici batteri particolari che sono capaci di fissare l’azoto atmosferico (cioè trasformarlo da gas inerte disperso nell’atmosfera, in sostanza organica azotata) e in un complesso sistema di simbiosi con la pianta sono capaci di cedere alla pianta sostanze azotate indispensabili per la vita della pianta stessa, mentre la pianta cede ai batteri zuccheri (e sostanze zuccherine più complesse) provenienti dal processo fotosintetico delle foglie di cui i batteri sono incapaci. Un’associazione simbiotica con mutui vantaggi per entrambi i partners che utilizzano a proprio vantaggio capacità del partner di cui essi stessi sono sforniti.

Questo carattere, e i processi biochimici che sono legati ad esso, sono peculiari ed unici della famiglia delle Leguminose (la famiglia botanica cui appartengono i piselli ed i fagioli) e rappresenta un “unicum” sia nel mondo vegetale che in quello animale, che tramite il pascolo riesce ad ottenere sostanze essenziali già elaborate. Anche nello sviluppo dei vegetali questo carattere è sfruttato, sia mediante la crescita in vicinanza di Leguminose, sia mediante l’utilizzazione di tessuti vegetali derivanti dalla nutrizione animale e dispersi nell’ambiente sotto forma di deiezioni.

Questo carattere particolare consente di classificare le Leguminose, uniche nel panorama vegetale, come piante miglioratrici, mentre tutte le altre piante sono depauperatrici.

Colpisce ed appare significativo e simbolico che il legno necessario al servizio dell’Arca (predecessore del futuro Tempio) sia ottenuto da una rara (o unica?) pianta miglioratrice presente in quell’ambiente difficile ed ostile quale è il deserto.

Roberto Jona, agronomo

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