La nostra cittadinanza è nei cieli

da Chiesavaldese.org, il sito dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi.

La Conferenza delle Chiese europee (KEK) ha lanciato una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni per il Parlamento europeo dal titolo: “L’Europa è il nostro futuro”. La campagna afferma come pace, giustizia, libertà, riconciliazione, solidarietà, tolleranza e dignità umana siano non solo i valori su cui si fonda l’Unione europea (UE) ma anche quelli delle chiese cristiane. Indirizzata alle chiese membro, tra cui quella valdese e metodista, la campagna, promossa insieme alla Commissione delle chiese per i migranti in Europa, invita a partecipare al processo democratico attraverso il voto in agenda nei ventotto paesi membro della UE dal 23 al 26 maggio.

Come introduzione al tema e strumento di discussione con i candidati è stata prodotta anche un’utile brochure. Di questa campagna abbiamo parlato con il pastore Peter Ciaccio, membro del comitato direttivo della KEK.

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Quale prete per quale chiesa?

da Pretioperai.it, il sito dell’archivio e della rivista dei PO.

Non fu il cristianesimo a convertire l’impero romano all’epoca di Costantino. Furono i romani a convertire la Chiesa in potenza imperiale. Allo stesso modo non fu il cristianesimo a evangelizzare l’Occidente, ma fu il capitalismo occidentale a impregnarlo del suo spirito usuraio, individualistico, competitivo.

Frei Betto, Adista doc. 20.05.2016 p.8

Il sogno di una “Chiesa altra” l’abbiamo ereditato dal Concilio e l’abbiamo fatto nostro con la scelta del lavoro operaio. Tra le motivazioni che ci hanno spinto ad andare in fabbrica, quelle “ecclesiali” erano di grande rilevanza. Io le avevo espresse con queste parole:

  • passare davvero da una Chiesa gerarchica piramidale alla “Chiesa Popolo di Dio”
  • abbandonare ogni privilegio e ogni forma di potere, per essere “uomo tra gli uomini”
  • vivere del mio lavoro, rinunciando a qualsiasi provento legato al ministero
  • concretizzare un nuovo modello di prete inserito nella vita della gente comune.

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“Il Signore prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen. 2, 15)

da Ortodossia.it, sito ufficiale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta.

Il primo uomo decaduto, Adamo, secondo la sacra Scrittura, non possiede più il discernimento morale che aveva quando era innocente, prima della sua caduta, a causa del suo comportamento, che era stato un attentato alla sovranità di Dio, una rivolta manifestatasi con la trasgressione di un precetto posto da Dio all’uomo.

La rivolta del primo uomo, con la trasgressione del precetto divino, il peccato che merita la morte: “quando ne mangiassi, certamente moriresti” (Gen. 2, 17), tutta la sua condotta è contraria alla volontà di Dio, al suo ordine riguardo il creato: “Il Signore dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen. 2, 15).

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Una nuova sobrietà per abitare la Terra

da Ortodossia.it, sito ufficiale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta.

Proponiamo un testo del 2008 sulla custodia del creato del Metropolita Gennadios Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta. 

Primissimo protettore e vero protagonista a favore del creato, cioè per la sua custodia e salvaguardia, è il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, chiamato “Patriarca Verde” per i suoi sovrumani sforzi, coinvolgendo i più eminenti teologi, ambientalisti, scienziati e burocrati, ma soprattutto gli studenti ed i rappresentanti delle maggiori confessioni cristiane e delle più importanti religioni del mondo.

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San Sergio di Radonez. Un saggio di Adalberto Mainardi

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

La biografia di san Sergio di Radonež (1314 ca.-1392)* è inseparabilmente intrecciata agli eventi che nel XIV secolo segnarono il sorgere dell’egemonia moscovita tra i principati russi, e il nascere di una nuova coscienza nazionale russa (1): la vittoria del gran principe di Mosca Dmitrij sul tataro Mamaj a Kulikovo (1380) diverrà l’emblema del riscatto della Rus’ dal giogo straniero. Continua a leggere