La libertà fondamento della democrazia. La testimonianza di Teresio Olivelli

Ribelli: così ci chiamano, così siamo, così ci vogliamo. Il loro disprezzo è la nostra esaltazione. Il loro “onorato” servaggio alla legalità straniera fermenta l’aspro sapore della nostra libertà. La loro sospettosa complice viltà conforta la nostra fortezza. Siamo dei ribelli: la nostra è anzitutto una rivolta morale.

Cursor (alias Teresio Olivelli)

A Como presso il centro pastorale Cardinal Ferrari si è svolto il primo incontro del ciclo “Pensieri al Centro 2017-2018”: “Una nuova democrazia è possibile?”. Incontro con Paolo Rizzi, postulatore della causa di beatificazione di Teresio Olivelli: La libertà fondamento della democrazia. La testimonianza di Teresio Olivelli.

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Il lavoro nella Bibbia (Antico e Nuovo Testamento)

Qui trovi tutti gli articoli della serie Il lavoro nella Bibbia pubblicati su La bottega di Nazareth. Continua a leggere

Il lavoro nel Nuovo Testamento: Il gemito dell’intera creazione (Rm 8,19-22)

La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto.

Rm 8, 19-22

La realtà del lavoro è collegata alle altre realtà terrene e di conseguenza al resto della creazione. Per questo motivo è di primaria importanza per una corretta teologia del lavoro tenere conto del sopracitato passo paolino, anche se non parla esplicitamente dell’attività manuale dell’uomo.

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Il “patto delle catacombe”. L’impegno di una cinquantina di vescovi per una Chiesa povera e dei poveri

Avvicinandosi la prima giornata mondiale dei poveri …

Il 16 novembre del 1965, pochi giorni prima della chiusura del Concilio Vaticano II, una cinquantina di padri conciliari celebrarono un’Eucaristia nelle Catacombe di Domitilla. Era il gruppo dei vescovi della “Chiesa dei poveri” che alla fine del Concilio decisero di scendere nelle catacombe, simbolicamente “ai margini”, per firmare il “Patto delle Catacombe”. I firmatari si impegnavano personalmente a vivere da chiesa “povera e dei poveri”, ed hanno poi vissuto questo impegno fino in fondo con scelte concrete. Erano una cinquantina, all’inizio, sugli oltre duemila vescovi che si riunirono a Roma per il Concilio Vaticano II. In pochi anni arrivarono a superare quota 500.

Tra i firmatari, nomi noti come dom Hélder Câmara, arcivescovo di Recife (Brasile), l’arcivescovo di Nazaret, Hakim, Massimo IV, patriarca di Antiochia, Leonidas Proaño, vescovo di Riobamba (Ecuador), famoso per la sua difesa dei campesinos; Enrique Angelelli, ausiliare di Cordoba (Argentina), ucciso durante la dittatura e punto di riferimento per l’allora padre Jorge Mario Bergoglio; il vescovo di Tournai (Belgio), Charles-Marie Himmer, che tenne l’omelia quel giorno. Alcuni sono ancora in vita: l’allora ausiliare di Bologna Luigi Bettazzi, poi vescovo a Ivrea, e José Maria Pires, arcivescovo emerito di Paraiba, in Brasile. Variopinta la provenienza dei firmatari: Cina, Corea del Sud, Zambia, Gibuti, Indonesia, Algeria, Cuba, l’allora Jugoslavia, Canada, Francia, Grecia, Spagna, e altri. Nessun presule dagli Usa. Continua a leggere

“Chiesa e povertà”, l’intervento del card. Lercaro al Concilio sulla Chiesa povera e dei poveri

Avvicinandosi la prima giornata mondiale dei poveri …

L’espressione Chiesa dei poveri non è estemporanea ma ha una sua precisa collocazione ecclesiale: prende ispirazione da un passaggio del radiomessaggio dell’11 settembre 1962 di Giovanni XXIII: «In faccia ai paesi sottosviluppati la chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri». Si tratta del Radiomessaggio rivolto da papa Roncalli ai fedeli di tutto il mondo un mese prima dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II. Giovanni XXIII mutua l’espressione “Chiesa dei poveri” dal cardinale Suenens che nel luglio del 1962 gli aveva sottoposto un “progetto” per il concilio. È un pronunciamento ricco di significato che, assieme al rilevante e autorevole discorso d’apertura Gaudet mater ecclesia dell’11 ottobre 1962, avrà una grande ripercussione sui lavori conciliari.

Il cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, esperto liturgista e noto per aver scelto di condividere la sua casa con giovani lavoratori e studenti bisognosi (la cosiddetta “Famiglia” del cardinale), nonostante fosse impegnato sul fronte dello schema liturgico, sostenuto da don Giuseppe Dossetti, il 6 dicembre 1962 decise di intervenire durante la 35a CG pronunciando un famoso discorso dove espose il problema dell’identità della Chiesa in una prospettiva inattesa. Respingendo in toto lo schema preparatorio, affrontò con vigore la povertà della Chiesa, proponendo una visione essenzialmente biblica della Chiesa stessa e suggerendo che tutta la trattazione fosse finalizzata al superamento della drammatica alterità dell’epoca contemporanea tra la Chiesa e l’immenso popolo dei poveri. Continua a leggere

Il significato dell’icona nel mondo cattolico. Intervista di Tudor Petcu a Emanuela Fogliadini

Un’intervista a cura del dott. Tudor Petcu, scrittore e ricercatore rumeno e nostro collaboratore. L’argomento: la crisi dell’arte sacra occidentale e la diffusione dell’icona nel mondo cattolico. L’intervistata: la professoressa Emanuela Fogliadini, teologa e storica del cristianesimo; è docente di Storia della Teologia dell’Oriente cristiano presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e Teologia ortodossa presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano e Pavia. Dal 2015 è Coordinatore delle attività culturali della Fondazione Ambrosiana Paolo VI. Il suo campo di ricerca è principalmente la teologia dell’immagine sacra e l’iconografia del mondo bizantino e dei cristianesimi orientali, declinata nel suo contesto storico e nel legame con la riflessione teologica. Ha pubblicato Il volto di Cristo. Gli Acheropiti del Salvatore nella Tradizione dell’Oriente cristiano; L’immagine negata. Il concilio di Hieria e la formalizzazione ecclesiale dell’iconoclasmo; L’invenzione dell’immagine sacra. La legittimazione ecclesiale dell’icona al secondo concilio di Nicea per Jaca Book; Parola e immagine tra Oriente e Occidente per EDB; L’icona. La bellezza rivelata per Edizioni Biblioteca francescana; con François Bœspflug, Ressuscité. La Résurrection du Christ dans l’art per MamE.

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Perché gli ortodossi si fanno il segno della croce “al contrario”?

da Aleteia.org, Rete Globale Cattolica.

Il segno della croce è il gesto col quale i cristiani significano la benedizione della propria persona nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Pratiche analoghe sono note in altre religioni, e del resto è difficile non vedere in alcune tradizioni giudaiche la prefigurazione di questo tanto particolare simbolo cristiano, manifestazione fisica e visibile di un cammino spirituale e personale. Tale pratica apparve verosimilmente molto presto nella storia del cristianesimo, e colpisce constatare come la sua evoluzione abbia seguito quella della Chiesa, in particolare lo scisma tra Oriente e Occidente, poiché due maniere di segnarsi distinguono ormai i cristiani cattolici e quelli ortodossi. Continua a leggere

Il lavoro nel Nuovo Testamento: Paolo e il suo lavoro

Noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi.

2Ts 3, 7b-8

Il lavoro di Paolo durante le sue fatiche missionarie è nominato varie volte nelle sue lettere (1Cor 4, 12 e al capitolo 9) o nel testo degli Atti degli apostoli (At 18, 3; 20, 34). Continua a leggere

e per il 400 anni?

da Pastoredarchino.ch, pastore D’Archino blog personale di Stefano, pastore evangelico riformato.

Può essere interessante leggere cosa avevano scritto al tempo dei 400 anni dall’inizio della Riforma. Ecco allora qui di seguito il messaggio “Per commemorare il IV° centenario della Riforma 31 ottobre 1917” da parte della Chiesa Cantonale dei Grigioni. Era un anno del tutto particolare, la prima guerra mondiale infuriava intorno alla Svizzera, e certo il testo non era di esultanza, ma di forte preoccupazione per la follia mondiale e di chiamata a riconoscere i propri errori. Continua a leggere

Lutero e l’ordine degli Agostiniani

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani. 

L’ordine agostiniano, al quale apparteneva Lutero, non ha motivo di celebrare il cinquecentenario della Riforma, ma certamente di commemorarlo, riflettendo su luci e ombre della vicenda storica e spirituale del monaco tedesco.

È quanto afferma il priore generale in una lettera indirizzata alle figlie e ai figli spirituali di sant’Agostino. Continua a leggere

Raccontare le Settimane Sociali – Il video messaggio di papa Francesco

Raccontare le Settimane Sociali: l’appuntamento di Cagliari è stato quasi una miniera di momenti o interventi interessanti e preziosi. Occorre tornarci e scavare. Cominciamo dal videomessaggio di papa Francesco …

La 48ª Settimana Sociale si è aperta con lo sguardo fisso su Papa Francesco, che a Cagliari ha voluto rendersi presente attraverso un video-messaggio inviato agli oltre mille delegati delle diocesi italiane.
Parole profetiche, di denuncia delle piaghe che affliggono il mondo del lavoro e angosciano anche il cuore del Pontefice: dalla disoccupazione al lavoro minorile, dai lavori pericolosi e malsani, “che ogni anno causano in Italia centinaia di morti e invalidi”, fino al “lavoro in nero e al lavoro precario” che, ha affermato Francesco, “uccidono”.

A conclusione delle sue parole, un discorso di quasi 14 minuti che è stato accolto dai delegati giunti a Cagliari con un lungo applauso, una chiara indicazione su come proseguire il cammino già intrapreso dalla Chiesa italiana: “nel mondo del lavoro, – ha affermato Francesco –  la comunione deve vincere sulla competizione!”. “Voglio augurarvi – ha concluso – di essere un lievito sociale per la società italiana e di vivere una forte esperienza sinodale”.

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Salire verso il basso, cadere verso l’alto. Il paradosso del Cristianesimo

da ReteSicomoro.it, conoscere per crescere.

Il Cristianesimo come ossimoro

‘Salire verso il basso, cadere verso l’alto’: il titolo propone un paradosso, anzi un ossimoro. Pienamente in linea con il carattere ossimorico del cristianesimo. Questa esperienza spirituale, infatti, ‘salire verso il basso, cadere verso l’alto’, io la colgo e la leggo all’interno del cristianesimo. Che, tra le religioni e le fedi è quello più strutturato, centrato su un ossimoro. E che, forse, proprio in questa sua struttura ossimorica trova la sua potenza.

Per il cristianesimo, infatti, Dio è rivelato dall’uomo Gesù di Nazaret; il salvatore del mondo è il perduto appeso al legno. Dall’ossimoro della rivelazione si passa quindi all’ossimoro dell’esperienza spirituale: le virtù teologali, fede – speranza – carità, sono ossimoriche. Si tratta di credere l’incredibile (la resurrezione dei morti), di sperare l’insperabile (la morte della morte), di amare chi non è amabile (il nemico). Continua a leggere

Ora di religione per tutti?

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Se c’è un argomento su cui è difficile e anche noioso addentrarsi è quello della religione a scuola. La questione è pasticciata, l’informazione non aiuta, anzi spesso confonde. Anche in numerose famiglie protestanti non ci sono le idee chiare, con la conseguenza che è più comodo seguire la massa (non è semplice spiegare ai figli perché dovrebbero fare diversamente, ma, da parte dei genitori, ci vorrebbe anche un po’ di fermezza evangelica!). Continua a leggere

Lavoro come esperienza spirituale – L’intervento di don Giovanni Nicolini al 50° incontro di studi delle ACLI

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Il lavoro come benedizione e dono d’amore. Sono queste le parole che hanno guidato la riflessione di don Giovanni Nicolini, assistente spirituale delle Acli, durante il 50° incontro di studi delle Acli che si sta svolgendo alla stazione marittima di Napoli sul tema “Valore lavoro”.

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Misericordia, identità, confini. Come il metterci nella dinamica della misericordia cambia noi, le ACLI, la Chiesa

L’articolo è la rielaborazione del materiale usato nella due giorni di spiritualità (8-9 ottobre 2016) delle ACLI provinciali di Como e di Sondrio ad Assisi.

Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.

Dal Testamento di San Francesco d’Assisi (FF 110)

… Che non ci sia mai alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto poteva peccare, il quale, dopo aver visto i tuoi occhi, se ne torni via senza il tuo perdono misericordioso, se egli lo chiede; e se non chiedesse misericordia, chiedi tu a lui se vuole misericordia. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attirarlo al Signore; e abbi sempre misericordia di tali fratelli.

Dalla lettera ad un ministro (FF 235)

Introduzione: Attenti a buttarla subito sulle “opere di misericordia”!

 

A quale verbo si accompagna la parola “misericordia”? Più al verbo “fare” o al verbo “essere”?
Nell’anno giubilare della misericordia c’è stato un gran pullulare di incontri sulle opere di misericordia. Giusto e, se pensati bene, anche interessanti e utili. Fanno parte della tradizione della Chiesa che le deduce (per quanto riguarda quelle corporali) da Mt 25.
Il rischio è, però, di buttarla subito in una lettura morale e volontaristica che vuole sapere subito cosa c’è da fare. Essere concreti è importante. Ma non a costo di essere superficiali. Continua a leggere

Dal Vaticano e dal Fanar, insieme, per la custodia del creato

Pubblichiamo il messaggio del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo per la giornata di preghiera per la cura del creato e, di seguito, il messaggio congiunto redatto insieme a papa Francesco. Continua a leggere

La complessità delle immagini di Dio

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Poiché il Signore, il vostro Dio, è il Dio degli dèi, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e tremendo, che non ha riguardi personali e non accetta regali, che fa giustizia all’orfano e alla vedova, che ama lo straniero e gli dà pane e vestito

Deuteronomio 10, 17-18

E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra»

Matteo 28, 18

Molti sono i personaggi del nostro tempo che esercitano potere sui popoli e sulle nazioni, le cui decisioni hanno grande influenza sulla salute delle persone, sul clima della terra, sui diritti degli uomini e delle donne. Sarebbe sciocco negare che le loro decisioni, motivate con ragioni politiche, non rispondano a precisi interessi che favoriscono alcuni, singoli o gruppi, a danno di altri. Così sono le politiche che tutelano i monopoli, i brevetti, i dazi, gli embarghi ecc.; tutte politiche che condannano i paesi poveri, e non solo, a non potersi scrollare di dosso il debito pubblico e che anzi lo aggravano di anno in anno. Politiche che favoriscono chi ha e che condannano all’esclusione chi non ha.

Non sono queste le caratteristiche che il Deuteronomio e anche noi attribuiamo al nostro Dio. Continua a leggere

Aperto a Torre Pellice il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste. La predicazione del pastore Fulvio Ferrario nel culto di apertura

da Chiesavaldese.org, il sito dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi.

Il tema della conversione al centro della predicazione del pastore Fulvio Ferrario durante il culto solenne di apertura dell’annuale Sinodo delle chiese valdesi e metodiste che si svolgerà in questi giorni a Torre Pellice. Continua a leggere

La bulimia culturale e l’importanza del «ruminare»

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Da un articolo di giornale ho tratto spunto per una riflessione sulla tendenza della società moderna che ha riflessi anche sulla vita spirituale. L’autore, citando l’articolo di una studiosa francese, notava come in campo culturale si verifichi un fenomeno analogo a quello che si riscontra nel campo del cibo: una vera e propria obesità o bulimia culturale.

Si assiste infatti a una produzione libraria, a cui corrisponde invece una tasso di lettura mediocre, si moltiplicano i seminari, gli incontri, i festival, le mostre affollate, un vorticare di iniziative che sembra rispondere, più che a un bisogno di informazione e di stimoli culturali, al bisogno di riempire un vuoto. Questo aspetto della nostra modernità è meritevole di riflessione ma lo è ancor più per noi credenti l’interrogativo se un fenomeno analogo non si verifichi anche in campo spirituale. Non potrebbe cioè diffondersi la convinzione che l’accrescersi degli stimoli aumenti la qualità del credere? Che l’accrescersi delle informazioni migliori la qualità della fede? Applicare alla fede la legge di mercato: l’offerta di beni di consumo accresce la domanda? Continua a leggere