Né Ashkenaziti né Sefarditi: gli Ebrei italiani sono un mistero

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Spesso si sente parlare di due categorie di Ebrei: Ashkenaziti e Sefarditi. Alcuni alludono anche a un terzo gruppo, i Mizrahim, per indicare gli Ebrei che vivevano in quei territori che oggi sono Iraq, Siria, Yemen, Iran, Georgia e Uzbekistan. Ma questa divisione in gruppi può risultare molto più complessa di quello che può sembrare a un primo sguardo.

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Usa-Iran, Luca Negro, presidente Fcei: «Non nominare nome di Dio invano»

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Non possiamo abusare del nome di Dio e bestemmiare il suo nome arruolandolo in una guerra che è solo di uomini che cercano di affermare il loro potere.

Lo afferma il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, pastore Luca Maria Negro, reagendo a diverse dichiarazioni della Casa Bianca e del Segretario del Dipartimento di Stato, che giustificano l’azione militare Usa contro l’Iran con motivazioni che avrebbero la loro radice nella Bibbia e nelle profezie dell’Antico testamento.

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L’appello del patriarca caldeo Louis Raphael Sako da Baghdad dopo l’uccisione del generale Soleimani

Di fronte alla situazione drammatica di queste ore il patriarca caldeo, il cardinale Louis Raphael Sako, ha diffuso questo pomeriggio da Baghdad questo appello che è l’ennesimo grido di dolore di un popolo da troppi anni terreno di guerre tra potenze globali e locali.

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A proposito dei paradigmi della violenza nella storia recente – Intervista a Peter Dan a cura di Tudor Petcu

L’intervista che proponiamo, con Peter Dan, psicologo a New York e professore alla Long Island University, fa riferimento alla psicologia e alla storia contemporanee passate attraverso i due tipi di totalitarismo, il fascista e il comunista.

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Il richiamo alla terra e la palma da dattero

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Tu Bishvat è una festa minore che col passare degli anni e dei secoli ha incrementato la sua importanza, perché, probabilmente per il suo carattere eminentemente agricolo, è stato un modo di richiamarsi alla terra di Israele, prima soltanto ad un livello puramente liturgico e religioso. Poi con l’evoluzione del Sionismo, da pura ideologia a realtà statale è un modo per richiamarsi ed aderire agli ideali del riscatto e della bonifica della terra abbandonata e divenuta un deserto.

Inizialmente Tu Bishvat era quasi soltanto la separazione “fiscale” per l’osservanza delle varie “decime”, che erano tasse che gli Israeliti (cioè tutte le tribù che non fossero Levi) dovevano versare con modalità varie e complicate a un complesso di beneficiari: Levi, Cohanim, poveri, il Santuario, con turni e modalità da far invidia alla moderna Agenzia delle Entrate!…Ma da quando nasceva e finiva l’obbligo annuale? A TuBishvat, appunto.

Nel 1600 la forma delle celebrazioni è diventata abbastanza definita grazie al lavoro di rav Itzhack Luria che a Safed con i suoi discepoli ha elaborato un seder simile a quello di Pesach. In particolare si usano mangiare i frutti che nella Torah vengono associati alla terra di Israele: frumento, orzo, uva, fichi, melograni, olive, datteri.

Su ognuna di queste specie ci sarebbero da scrivere decine di pagine, ma oggi ci limitiamo a qualche cenno sulle palme, i cui frutti, i datteri sono considerati dai commentatori come il “miele” della Terra Promessa citato nella Torah.

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L’ordinazione delle diaconesse nelle Chiese ortodosse dell’America

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

Presentiamo in romeno e in italiano le considerazioni di padre Petru (Pruteanu) sulle diaconesse, che a partire da una proposta di reintroduzione del ministero delle diaconesse fatta in America, parla sia delle origini storico-teologiche di questo ministero, sia dei tentativi moderni di farlo rivivere in diverse aree del mondo.

Recentemente, un gruppo di vescovi e teologi dell’arcidiocesi greco-ortodossa d’America ha lanciato l’idea di far rivivere la pratica della chirotonia delle diaconesse (ordinazione femminile) per ottimizzare l’attività liturgica, sociale, pastorale e missionaria della Chiesa. Una proposta simile è stata presentata nel 2004 nella Chiesa di Grecia, ma dopo la morte dell’arcivescovo Hristodoulos, è rimasta in sospeso.

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Gli Yazidi celebrano Charshama Sor (il mercoledì rosso)

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Gli Yazidi, popolo perseguitato come pochi – in questi ultimi anni soprattutto dall’Isis – è costituito, si stima, da circa un milione di persone. Abitano nel Kurdistan, Nazione senza stato divisa tra Iran, Turchia, Iraq e Siria. Alcune comunità vivono in Russia, Armenia e Georgia. Quelli della diaspora soprattutto in Germania.

La loro festa tradizionale Charshama Sor (o anche Carsema Sor, l’Anno Nuovo) si celebra nel primo mercoledì successivo al 13 aprile. Quest’anno quindi cade il 17 aprile.

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La storia della religione Bahá’í in Germania. Intervista a Gisbert Schaal a cura di Tudor Petcu

Nell’intervista a Gisbert Schaal a cura di Tudor Petcu si parla di religione Bahá’í in Germania. La religione Bahai conta 7 milioni di fedeli sparsi in duecento paesi del mondo. Gli aderenti a questa fede sono chiamati Bahà’ì. E’ una fede abramitica monoteista, nata in Iran durante la seconda metà del XIX secolo in seno all’islamismo, i cui fedeli seguono gli insegnamenti del fondatore Bahà’Ullàh (1817-1892). Tale religione sottolinea l’unione spirituale di tutta l’umanità.

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Buon 1440! Il capodanno dell’islam

Oggi, 11 settembre 2018, si festeggia nel calendario islamico l’inizio del primo mese dell’anno, il mese di Muharram, e con esso per i musulmani ha inizio l’anno 1440. Il capodanno, in sé, non rappresenta una festività religiosa, e non prevede celebrazioni particolari.

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La crisi e l’Italia nella bolla

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Mi pare ormai assodata l’impossibilità di stare dietro alle giravolte di questa crisi politica infinita che le elezioni del 4 marzo hanno aperto. Ormai non ho la più pallida idea di quale sarà il suo sbocco e come ci arriveremo. Però c’è un aspetto che mi pare chiaro ma di cui non mi sembra abbiamo tratto fino in fondo le conseguenze.

Questa crisi si gioca principalmente su un punto: quello dei rapporti tra l’Italia e ciò che sta intorno a noi. A fronteggiarsi sono due posizioni: da una parte i sovranisti – come si dice oggi – secondo cui la priorità è difendere l’Italia (la sua indipendenza nelle scelte economiche, i suoi confini…); di qui lo slogan «prima gli italiani» (che poi altro non è che la traduzione dell’America First di Donald Trump). Dall’altra gli europeisti, secondo cui – pur con tutti i distinguo del caso – la priorità è rimanere fedeli all’orizzonte europeo (la sua moneta, le sue regole di bilancio, le sue forme comunque fragili di integrazione…) e farlo a qualsiasi prezzo. Si tratta di un confronto tutt’altro che banale e su cui è giusto discutere. Ma c’è un problema: come si fa a discuterne in maniera seria se come Paese abbiamo eliminato dal nostro orizzonte tutto ciò che accade fuori dai nostri confini? In base a che cosa discutiamo se è meglio seguire la strada di quest’Europa o avventurarci in proprio su un percorso nuovo se quanto accade nel mondo non ci interessa? Di quale tipo di sovranità parliamo se persino un posto essenziale per la nostra collocazione geopolitica come la sponda sud del Mediterraneo nelle cartine geografiche del politico italiano medio è tornata ad essere contrassegnata dall’«hic sunt leones meglio starne alla larga»?

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Israele-Palestina. Le dichiarazioni delle Chiese dopo le vittime al confine con Gaza e l’apertura dell’ambasciata USA a Gerusalemme

Pubblichiamo le dichiarazioni dell’Assemblea degli Ordinari cattolici della Terra Santa, quelle delle principali sigle luterane mondiali e quelle del Consiglio nazionale delle chiese statunitensi sulle violenze di questi giorni.

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Il Medio Oriente, tra Trump e Putin

da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

Cresce la tensione tra Russia e Stati Uniti dopo l’attacco con il gas a Duma (Siria). Immediate sono giunte le minacce di ritorsioni fatte dal presidente americano Trump dopo l’incontro ravvicinato fra aerei russi ed il cacciatorpediniere statunitense Donald Cook. Mosca ribadisce l’intenzione di non tollerare nessuna possibile azione militare da parte di Washington.

«Il Medio Oriente tra Trump e Putin. Quale ruolo per l’Europa?» è il titolo del primo di quattro appuntamenti per il ciclo «Percorsi Mediterranei 2018» promosso dal Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente (Cipmo) in partnership con il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino e in collaborazione con il Centro Piemontese di Studi Africani (Csa) e il Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI). Un incontro che si terrà giovedì 19 aprile alle 15 presso l’Aula F3 al Campus Luigi Einaudi Lungo Dora Siena, 100 Torino.

Abbiamo chiesto a Janiki Cingoli, presidente del Cipmo, un’analisi della situazione geopolitica attuale, alla luce delle recenti evoluzioni.

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“Le tavolette di Bahá’u’lláh”: parte del nuovo messaggio divino. Una recensione a cura di Tudor Petcu

Il nostro amico e collaboratore dott. Tudor Petcu ci invia dalla Romania un articolo con una recensione di un testo sacro dei fedeli Bahá’í insieme ad una prima introduzione a questa religione di origine islamica nata nel XIX secolo.

Presenti fin dagli inizi del XX secolo, prima della Seconda guerra mondiale i Bahá’í in Italia sono poche decine. In seguito il loro numero va gradatamente aumentando, fino alla formazione di un’Assemblea Spirituale Nazionale Italo-Svizzera nel 1953 e di un’Assemblea Spirituale Nazionale Italiana nel 1962, riconosciuta dallo Stato Italiano nel 1966. Attualmente sono presenti circa 3.000 fedeli, sparsi in un totale di cinquecento località sul territorio. Fra i Bahá’í italiani spicca la figura di Alessandro Bausani (1921-1989), iranista e islamista di fama internazionale. (da Cesnur.com, le religioni in Italia, un progetto a cura del CESNUR – Centro Studi sulle Nuove Religioni)

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Sionismo cristiano: l’eresia preferita dei neocon

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

Il rev. dr. Stephen Sizer è il rettore della Christ Church in Virginia Water e l’autore di Christian Zionism: Road-map to Armageddon? (InterVarsity Press, 2004); Zion’s Christian Soldiers? (2007) e di In the Footsteps of Jesus and the Apostles (Eagle, 2004). Per maggiori informazioni si veda www.stephensizer.com. L’articolo originale è stato pubblicato su Russia Insider,  gennaio 2018.

Per ogni sionista ebreo ci sono dieci sionisti cristiani evangelici fuori di testa.

Almeno uno su quattro cristiani americani intervistati di recente dalla rivista Christianity Today ha detto di ritenere che sia la propria responsabilità biblica sostenere la nazione di Israele. Questa visione è conosciuta come sionismo cristiano. Il Pew Research Center ha posto la cifra al 63% tra gli evangelici bianchi. Il sionismo cristiano è pervasivo all’interno delle principali denominazioni evangeliche, carismatiche e indipendenti americane, incluse le Assemblee di Dio, i pentecostali e i battisti del Sud, così come in molte delle mega-chiese indipendenti. È meno prevalente all’interno delle denominazioni storiche, che mostrano un maggiore rispetto per il lavoro delle Nazioni Unite, un sostegno ai diritti umani, allo stato di diritto internazionale e un’empatia con i palestinesi.

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A proposito di razze

dal profilo facebook di Paola Ronco.

Genova, centro storico, sono in coda dal nostro verduriere di Fossatello.
Davanti a me una giovane donna chiede dei mandarini, una manciata, non di più. Guarda con apprensione la bilancia.
Il verduriere è molto giovane e simpatico, ogni volta scambiamo due parole: ha la pelle un po’ ambrata, i capelli sparati in testa pieni di gel, dei grandi occhialoni. Parla un italiano praticamente perfetto, ma si capisce che non è la sua lingua madre.

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Le divisioni del Medio Oriente: non solo sunniti e sciiti

da Oasiscenter.eu, il sito della fondazione Oasis, cristiani e musulmani nel mondo globale.

Secondo una visione corrente, consacrata dalla tesi dello scontro delle civiltà, l’Islam è un complesso teologico-politico destinato per sua natura a entrare in conflitto con l’Occidente. Una variante di questa rappresentazione è l’idea di un mondo musulmano diviso tra sunniti e sciiti, i quali, secondo una formula tanto perentoria quanto inesatta, “da 1.400 anni” sono impegnati in una lotta il cui effetto più recente sarebbe la lacerazione odierna del Medio Oriente. La rottura consumatasi il 5 giugno scorso tra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrein da un lato e Qatar dall’altro offre uno spettacolo ben diverso.  Continua a leggere

A destra della crosta terrestre

da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Sul piano della ricerca del monopolio nell’eversione agli ordinamenti democratici, tra le forze del passato e quelle del presente non esiste necessariamente un effetto di sostituzione. Semmai è meglio parlare di sovrapposizione e di concorrenzialità, a volte oppositiva, altre volte compensativa o comunque transitiva. In altre parole: non è vero che una emergenza sostituisca l’altra. Cerchiamo di capirne qualcosa. Se la scena del terrorismo continentale è oggi dominata dall’angosciante manifestazione del terrorismo islamista, destinato purtroppo ad accompagnare a lungo le società a sviluppo avanzato, la presenza del neofascismo e del neonazismo in Europa non si è per nulla arrestata. Continua a leggere