Contro l’indifferenza

Da Moked.it, il portale dell’ebraismo italiano.

Scrittore ebreo sopravvissuto alla Shoah, Elie Wiesel nasce nel 1928 a Sighetu, un paesino rumeno annesso durante la seconda guerra mondiale al territorio ungherese. Studioso e talmudista fin da ragazzino, ha dedicato la vita al racconto infinito dell’inenarrabile. Ha descritto l’indifferenza come il male peggiore che l’essere umano possa sperimentare nel corso della sua esistenza. L’Accademia svedese lo ha definito “Messaggero dell’Umanità”. Ha scritto 57 opere, tra saggi, trattati su temi cardine della cultura ebraica, articoli per diversi giornali e romanzi come La notte, L’alba e Il processo di Shamgorod, in cui il vissuto nei ghetti e nei campi di concentramento, Buna (Auschwitz) e Buchenwald, assurge ad una disputa esistenziale e spirituale contro l’indifferenza e invoca il diritto dell’uomo di qualsiasi etnia o religione ad avere una vita dignitosa.
La scintilla della poesia si nasconde in molti testi di valore. Presentare le parole sagge di Wiesel alla maniera lirica, chiede solo un tocco grafico.

1999, Casa Bianca

Sono molte le atrocità
nel mondo e moltissimi i pericoli:
Ma di una cosa
sono certo: il male peggiore è l’indifferenza.

Il contrario dell’amore
non è l’odio, ma l’indifferenza;
il contrario della vita
non è la morte, ma l’indifferenza;
il contrario dell’intelligenza
non è la stupidità, ma l’indifferenza.

È contro di essa che bisogna combattere con tutte
le proprie forze.

E per farlo un’arma esiste: l’educazione.

Bisogna praticarla, diffonderla, condividerla, esercitarla sempre e dovunque.

Non arrendersi mai.

Sarah Kaminski, Università di Torino

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