India: allerta estremismo indù

da Mondoemissione.it, il sito internet di Mondo e Missione, la rivista mensile del Pontificio Istituto Missioni Estere.

Secondo un recente rapporto, i musulmani sarebbero le principali vittime dell’estremismo indù. Ma anche cristiani e sikh non se la passano bene. E la situazione continua a peggiorare…

Una violenza a volte aperta, a volte strisciante, ha avuto, negli ultimi cinque anni, conseguenze significative sulle minoranze religiose in molte aree dell’India. In particolare i musulmani, la minoranza più consistente con 190 milioni di individui (il 14 per cento degli indiani) ha subito minacce, aggressioni, devastazione di luoghi di culto e conversioni forzate. Una sorte simile ma ovviamente su scala minore, è toccata a cristiani (2,7 per cento della popolazione) e sikh (1,7 per cento).

Sono dati contenuti in un nuovo rapporto dedicato a una situazione non inedita, ma ulteriormente peggiorata dal 2014 in poi, sotto il governo nazionalista e filo-induista guidato da Narendra Modi, che ha garantito agli estremisti indù una maggiore impunità di fatto, giustificando iniziative contro le minoranze. Come il contrasto al presunto proselitismo dei cristiani e con l’altrettanto presunto “jihad matrimoniale”, ovvero i matrimoni mirati alla conversione di donne indù da parte di uomini musulmani.

Quello che però emerge da A Narrowing Space: Violence and Discrimination Against India’s Religious Minorities, (“Uno spazio sempre più ristretto: violenza e discriminazione contro le minoranze religiose dell’India”) preparato e diffuso dal Center for Study of Society and Secularism di Mumbai (Bombay) e da Minority Rights Group International è la sottolineatura che, se non ci saranno sforzi concreti e per contrastare l’impunità e l’intolleranza crescenti, la situazione rischia di sfuggire al controllo. «Se è vero che la violenza intercomunitaria è stata per lungo tempo una preoccupazione delle minoranze religiose, la situazione attuale è particolarmente grave», indica nel rapporto Claire Thomas, vice-direttore di Mrgi.

«L’approvazione di leggi che contribuiscono a colpire le minoranze, come quelle ancor più restrittive contro la macellazione dei bovini, unite a una discriminazione sociale, economica e culturale che viene da lontano, hanno garantito alle minoranze religiose in una crescente insicurezza. Aggravando così anche una discriminazione multipla già presente, come nel caso delle donne e delle comunità di bassa casta».

Occorre che le autorità applichino leggi già presenti a tutela delle fedi e dei gruppi minoritari, coinvolgendo nell’impegno polizia, magistratura e altri protagonisti della vita politica, sociale e culturale. L’urgenza è evidente anche perché, si sottolinea nel rapporto, la promozione del nazionalismo indù da parte del Bharatiya Janata Party, partito di maggioranza governativa, non solo incentiva l’esclusione delle minoranze, ma contribuisce a una generale atmosfera di intolleranza. A confermarlo l’elevato numero di arresti e giudizi di musulmani dopo tensioni intercomunitarie, assolutamente non proporzionato rispetto alla loro presenza numerica tra la popolazione.

«Un gran numero di funzionari governativi di alto livello hanno fatto dichiarazioni discriminatorie, che a loro volta hanno incentivato i nazionalisti indù a iniziative violente», ricorda Irfan Engineer, direttore del Csss e figlio del fondatore, il compianto Ashgar Ali Engineer, tra i protagonisti della resistenza delle minoranze all’estremismo induista. «Ad esempio – segnala Engineer – il Ministero per il benessere delle donne e dei bambini ha indicato che i proventi della macellazione dei bovini finiscono per finanziare il terrorismo. Non solo si tratta di un’affermazione senza alcun fondamento, ma incoraggia anche i vigilante indù ad attaccare membri di gruppi parte delle minoranze religiose minoranze tradizionalmente dediti al commercio del bestiame e delle carni».

Gli episodi peggiori di pestaggio, linciaggio, devastazione di abitazioni e strutture religiose si rilevano nello Stato settentrionale di Uttar Predesh, il più popoloso dell’India, ma anche quello con le peggiori tensioni interreligiose. Qui, dalla vittoria dei partiti filo-induisti a inizio 2017, si è registrata un incremento delle violenze anti-musulmane.

Se già i dati riferiti all’intera India sono significativi – almeno 2.600 casi di aggressioni individuali o di gruppo tra il 2013 e il 2016 –, gli autori del rapporto avvisano che il livello di violenza potrebbe essere ancora più elevato di quanto i dati ufficiali indicano, perché molti episodi non arrivano a conoscenza delle autorità e dei media.

Stefano Vecchia

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