I medici dei poveri

da Interris.it, online international newspaper – con i piedi in terra guardando il cielo.

Mettere a disposizione il proprio tempo libero e la propria professionalità. E’ quanto hanno scelto di fare 23 medici in pensione, ex primari o responsabili di strutture sanitarie, dando così vita a un poliambulatorio gratuito a Borgomanero, in provincia di Novara. L’idea è di Maria Bonomi, 80 anni, ex operaia e presidente dell’Auser volontariato di Borgomanero che, in gioventù, ha conosciuto la povertà.

Il poliambulatorio

Il sogno della signora Bonomi è stato preso a cuore dal dottor Sergio Cavallaro, urologo, che si è impegnato per sbrigare tutte le pratiche burocratiche e ha anche contattato diversi colleghi che poi hanno dato la loro disponibilità a visitare nel poliambulatorio. Attualmente la struttura, aperta dal 2010, ha nel suo organico 22 specialisti, ai quali si sono aggiunti 3 avvocati e da quest’anno anche una decina di dentisti. I medici sono affiancati anche da psicologi, infermieri, tecnici di anatomia patologica e di cardiologia ed esperti di amministrazione sanitaria. “Tutti svolgono questo servizio completamente gratis – ha sottolineanto la Bonomi ad In Terris – Nessuno di loro riceve un compenso”.

Un’iniziativa di successo, che per il 2018 ha in cantiere un altro progetto: l’Auser vuole aprire un “ambulatorio odontoiatrico diffuso“, grazie a una convenzione con i dentisti della zona finalizzata a fornire prestazioni a favore dei cittadini in difficoltà, su segnalazione dei servizi sociali del territorio. “Abbiamo un bacino di utenza grandissimo – ha spiegato la presidente dell’Auser -. Nei paesi vicini ci sono centri di accoglienza con migranti che hanno bocche disastrate. Da qui nasce l’esigenza di un accordo con i dentisti della zona”. L’ambulatorio “è nato per i poveri – ha dichiarato la signora Bonomi – noi non facciamo distinzione in base al colore della pelle. Si tratta di persone che altrimenti rinuncerebbero a curarsi”.

In un primo momento molti poveri si rivolgevano all’associazione chiedendo aiuto e assistenza medica perché non avevano i soldi per poter pagare il ticket. “C’è tanta di quella burocrazia che non si riesce neanche a immaginare. Fortunatamente il Comune di Borgomanero ha deciso di darci una mano, fornendo anche i locali dove aprire l’ambulatorio”. Così, nell’attesa di espletare tutte le formalità, l’Auser ha aperto un centro di ascolto che poi è stato trasformato nell’ambulatorio.

Nel 2017 oltre 1.500 pazienti si sono rivolti alla struttura che prevede diversi reparti: dalla cardiologia all’ortopedia, dalla pediatria alla medicina interna. E ancora neurologia, dermatologia e otorinolaringoiatria. Inoltre vengono eseguite anche ecografie, ecodoppler ed Ecg holter. I 23 ex primari possono eseguire questi esami anche grazie alla generosità di altri privati. Infatti tutti i macchinari e gli strumenti diagnostici sono stati acquistati ricorrendo alle donazioni e a un bando lanciato dalla fondazione comunità del novarese.

Accesso gratuito e tempi di attesa brevi

In questi primi mesi del 2018, il numero delle persone che si è recato nell’ambulatorio ha già superato quello del 2017. Questo perché l’accesso è completamente gratuito e i tempi di attesa sono molto più brevi rispetto al sistema sanitario nazionale.

La rinuncia alla cure

In Italia, secondo un recente rapporto redatto da Rbm-Censis, sono circa 12,2 milioni le persone che hanno rinunciato o rinviato almeno una prestazione sanitaria per ragioni economiche. I dati si riferiscono al 2017 e si nota un aumento di 1,2 milioni rispetto al 2016. Chi non ha la possibilità economica per far fronte alle spese sanitarie, purtroppo, si trova di fronte ad un bivio: rinunciare a curarsi o rimandare le cure.

A cosa dicono di no gli italiani

Come sottolineato dalla dottoressa Katty Vaccaro, responsabile dell’Area Welfare e salute del Censis, vengono sacrificati soprattutto esami diagnostici, cure specialistiche e odontoiatriche. Le persone più penalizzate sono quelle che soffrono di disturbi cronici: l’impossibilità di pagare il ticket costringe i malati a rinunciare a controlli periodici. Inoltre, secondo un’indagine condotta da Altro Consumo, la spesa odontoiatrica è la voce che pesa di più sul bilancio familiare: il 65% degli italiani ha sostenuto almeno una spesa per i denti nel corso dell’anno. A causa delle difficoltà economiche sono circa 4 su dieci gli italiani che non curano o prevengono i problemi ai denti. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale della Salute, risulta che la Sardegna è la regione in cui si registrano più rinunce a curarsi (14,5%). Proprio per questi motivi, realtà come quelle di Borgomanero dovrebbero diventare modelli solidali da seguire.

Manuela Petrini

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