E se davvero ripartissimo da Sturzo?

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Le parole del cardinale Bassetti all’Assemblea generale della Cei sfuggono alle tentazioni del pulpito e della geremiade rispetto all’attuale contesto politico sociale dell’Italia nel 2018. Il cardinale alla facile – “non difficile” dice lui – denuncia di quello che non va, sostituisce tre domande che val la pena rilanciare: “Ma non credete, cari Confratelli, che anche nel contesto attuale ci siano ragioni fondate per dire che la partita non è persa? Non credete che le radici siano buone e il Paese più sano di come spesso lo si dipinga? Non credete che, non solo non siamo semplicemente allo sbando o alla deriva, ma ci sia ancora tanta disponibilità per il bene comune?”

La domanda penso che dobbiamo porcela un poco tutti, soprattutto noi laici impegnati nel tessuto ecclesiale o in politica.

Così continua il Cardinale: “Gli spazi che la dottrina e il magistero papale ci hanno aperti sono enormi ma sono spazi vuoti se non li abitiamo”. Ed infine, dopo aver richiamato l’imminente centenario dell’appello ai Liberi e Forti di Sturzo, Bassetti indica anche una risorsa: “nessuno può negare che nelle migliaia di Comuni italiani ci sono persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia”.

Questa prolusione offre ancora una volta la misura di un fatto: attualmente il magistero lancia forti segnali di apertura, ma pare che il contesto italiano sia poco recettivo. Perché?!

Il Papa invita i laici ad impegnarsi nella politica con la P maiuscola. Ma il cattolicesimo italiano pare fermo al palo.

Ripensandoci mi veniva un’amara considerazione: 100 oppure 80 anni fa, se un Papa chiamava all’impegno, trovava laici che organizzavano partiti e sindacati, oggi invece trova solo professori che scrivono libri. Eppure quanto ci sarebbe bisogno di un rinnovato impegno organizzato dei cattolici!. Ci vorrebbero in effetti partiti con la P maiuscola e non le formazioni leaderistiche e personalistiche attuali. Formazioni politiche organizzate intorno ad una robusta cultura politico-sociale che, almeno per noi cattolici, vanta 100 anni di storia e tradizione, come ci ricorda Bassetti.

Fa strano osservare questa mancanza di iniziativa, specie in un momento in cui il ritorno al proporzionalismo sta ricreando in Italia le condizioni in cui 100 anni fa don Luigi Sturzo propose il Partito Popolare.

La risposta a quel “perché?!”, me la son data: forse l’attuale classe dirigente del cattolicesimo impegnato va ri-generata e ri-formata. Ci vorrebbe una vera e propria ri-generazione del cattolicesimo politico, partendo da un approccio spirituale e concreto per ri-avvicinare i cattolici italiani alla Politica intesa come vocazione e missione. In ogni diocesi ci vorrebbero  “laboratori di indirizzo all’attività politica” (non scuole), dove chi fosse interessato possa, attraverso momenti di approfondimento ed il confronto con esperienze concrete del territorio, scoprire e coltivare in se questa alta vocazione e missione al bene comune. Non abbiamo bisogno di luoghi dove si insegna a fare politica (quella si impara facendolo con un difficile apprendistato), ma di luoghi dove i laici impegnati possano scoprire questa alta vocazione e si sentano accompagnati a coltivarla. L’impegno nella Politica con la P maiuscola non si risolve nella gratificazione di un voto alle elezioni comunali. Infatti confrontarsi tra loro e con persone che possano aiutarli a riscoprirsi: questo servirebbe a quelli che Bassetti chiama persone che senza alcuna visibilità e senza guadagno reggono le sorti della nostra fragile democrazia nelle migliaia di Comuni italiani.

Accanto a questo percorso formativo e vocazionale di carattere ecclesiale, non scarterei più aprioristicamente – come ormai si fa da Loreto 1985 – una discussione su un partito con la P maiuscola, una formazione laica aconfessionale di ispirazione culturale cattolico-popolare (come voleva essere il partito Popolare di Sturzo di cui a breve festeggeremo i 100 anni) che riprenda i temi attualissimi indicati anche da Papa Francesco. Ne elenco qualcuno:

1) Il Popolo come insieme di “cittadini” chiamati a costruire il Bene Comune;

2) L’esperienza di sinodalità come speculare alla esperienza di partecipazione politica in cui tutti possono e debbono esprimersi e concorrere al bene di tutti;

3) L’esperienza di partito, in una accezione dossettiana, come comunità politica educante che sappia dare una coscienza al Popolo della sua vocazione;

4) La centralità di idee come la lotta alle povertà e l’ecologia integrale;

5) Il tema del Lavoro come luogo di crescita dell’umano e non come semplice fonte di guadagno.

Lo so! Qualcuno leggendomi storcerà il naso, perché mancano tanti temi e la proposta è molto discutibile o schierata. Ma mi chiedo e chiedo a chi mi legge: perché non discuterne?!

Diego Ruggiero

 

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