Giovanni Battista Montini e le ACLI. «Figlioli, amici carissimi, … »: Nessun amore è mai indolore. Introduzione

Vi apro l’animo mio e il mio cuore, la mia affezione. Voi mi avete stimolato con le vostre accoglienze, con le vostre parole e coi vostri doni, con il vostro fervore, a essere veramente vicino a voi. Ebbene, dirò che voglio essere vicino a voi e cercherò di esserlo sempre di più non in maniera retorica , o puramente esteriore, ma col cuore di pastore che comprende, che sa, che vuol bene, che aiuta, che compatisce, che corregge.

Prima visita di G. B. Montini alla sede delle ACLI milanesi e incontro con la Consulta – 15 gennaio 1955

Cogliendo l’occasione della prossima canonizzazione di Paolo VI, su La Bottega di Nazareth proporremo in una serie di articoli il racconto dello stretto e spesso complesso rapporto tra Montini e le ACLI. Così in continuità con il percorso su Achille Grandi già pubblicato riscopriremo assieme un altro pezzo di storia associativa e insieme italiana ed ecclesiale.

E’ questa la storia della complessità di un rapporto non facile, spinoso, un rapporto talvolta “al limite”. Montini e le ACLI: dialettica, incomprensione, dissidio, passione, amicizia. Ma anche una storia di percorsi intrecciati e di valori condivisi lungo tutto il dipanarsi del cattolicesimo sociale del XX secolo.

È una storia che parte da lontano, dal padre del futuro Paolo VI, Giorgio Montini, avvocato, giornalista e politico, attivissimo a Brescia e poi in parlamento con il Partito Popolare e con un destino simile a quello di Achille Grandi con l’avvento del fascismo.

Il fratello di Giovanni Battista, Ludovico, sarà nel gruppo che con Grandi fonderà le ACLI. Scrive Achille Grandi:

Per la storia sarà bene ricordare che il nome di “Acli” fu trovato dall’avvocato Vittorino Veronese, presidente dell’Icas che collaborò intensamente al sorgere delle Acli; oltre all’avv. Veronese e a mons. Borghino , l’avvocato Ludovico Montini e i miei immediati collaboratori sindacali e cioè Pastore, Giannitelli, Bellotti, Cuzzaniti, il povero Frascatani ed altri.

Achille Grandi in “Politica sociale”, 28 Settembre 1946

Lo stesso Giovanni Battista già dalla fondazione e poi in innumerevoli occasioni interverrà nelle vicende delle ACLI con una premura e una confidenza non ordinarie, sia dalla segreteria di stato vaticana, che da arcivescovo di Milano che, infine, da papa. Sempre presente nei momenti decisivi, anche, più volte, a salvare situazioni che avrebbero potuto portare allo scioglimento dell’associazione.

Fino al breve ma sofferto (sia da Montini che lo pronunciava che dalle ACLI che ne erano destinatarie) messaggio del 19 giugno 1971 dove le parole « … abbiamo deplorato … » hanno prodotto conseguenze che per anni hanno influito in maniera decisiva nella vita dell’associazione.

Seguiremo il percorso di questo rapporto tenendo d’occhio ciò che della vicenda di Montini e delle ACLI di quegli anni si può rivelare prezioso anche oggi: innanzitutto la consapevolezza dei cambiamenti intervenuti da allora ad oggi (quasi nulla a livello sociale è rimasto uguale), la voglia di confronto con il mondo che cambia e il desiderio di rimettersi continuamente in gioco; la passione del porre e del porsi domande, della ricerca inquieta, del cogliere la realtà nella sua complessità senza lasciarsi tentare da semplificazioni ideologiche o fervorini generici sui principi e sui valori; la dinamicità dell’impegno e la profondità e l’audacia di pensiero e di azione che hanno caratterizzato quei decenni. Montini e le ACLI, “l’arcivescovo dei lavoratori” e la più significativa e originale esperienza laicale di impegno dei cristiani nella società italiana e nel mondo del lavoro di quegli anni, colui che ha sdoganato i pensatori cattolici francesi (Maritain in particolare) in Italia e ha formato e contribuito a tessere già dagli anni ’20 gli uomini e i progetti della prima DC e il “grande movimento sociale cristiano” che rivendicava un “ruolo vulcanico”, che, nutrito di “cristiana libertà”, “coraggio”, “coerente capacità anticipatrice”, sentiva di poter dialogare con tutti i lavoratori: messi insieme non potevano che aprire prospettive audaci ma anche produrre scintille.

Nessun amore è mai indolore, e l’amore di Montini per le ACLI, come quello delle ACLI per lui, non ha fatto eccezione.

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