Domande che insegnano

dal profilo facebook di fratel Ignazio de Francesco, monaco della Piccola famiglia dell’Annunziata.

Da una giovane musulmana di Istanbul ricevo una lista di 22 domande che fanno tremare le vene ai polsi: che cosa pensi di Dio? E Cristo? I bambini nascono col peccato? E dopo la morte cosa c’è? Che effetto ti fa pregare? Pensi che se uno prega si comporti anche meglio? È mai possibile attribuire ai profeti azioni disonorevoli? Che cosa vuol dire confessarsi dal prete? Ci sono profeti dopo Gesù? Il destino che cos’è per te?

Chi scrive è la figlia di una cara amica profuga siriana, oggi cittadina turca, e nel suo programma di laurea c’è anche religioni comparate. Quindi è del tutto naturale che interroghi un cristiano sul cristianesimo. Ma non troppo, infatti è la prima volta che mi capita in tanti anni di rapporti con i musulmani. C’è un’abitudine radicata tra i musulmani: sapere di cristianesimo senza mai esporsi alla narrazione dei diretti interessati. E viceversa. Considero una vera fortuna l’avere iniziato a occuparmi di islam vivendo in mezzo ai musulmani, non prima. Ciò significa che nei tanti anni trascorsi in Medio Oriente ho appreso l’islam dai musulmani, a partire dai testi per i bambini, per finire con i manuali dell’università, passando per le prediche in moschea e le chiacchere sull’autobus. Il primo libro sull’islam di un cosiddetto “orientalista”, vale a dire un islamologo occidentale, l’ho letto al ritorno in Italia. Ritengo indispensabile questo passaggio alla ricerca occidentale, passaggio che gli stessi musulmani dovrebbero avere il coraggio di fare: accostarsi a quello che la ricerca scientifica elabora. Tuttavia, sono fiero di aver appreso per tanti anni l’islam come lo apprende un musulmano. E anche questo mi sembra un passaggio indispensabile. Quando si studia un sistema religioso, o qualunque sistema di pensiero, bisogna anzitutto calarsi nelle sue fonti, esporsi alla sua narrazione diretta, comprendere il messaggio dei testi per ciò che i testi vogliono dire, e non attraverso le categorie che io voglio proiettare sui testi. Questo metodo ha un nome: onestà intellettuale. È la lezione che io ricavo dalle domande della giovane musulmana di Istanbul-Damasco.

Ignazio De Francesco

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