«Senso della qualità» – di Dietrich Bonhoeffer

Sul limitare del 1942, in uno scritto destinato agli amici più cari (Bilancio sulla soglia del 1943 – Dieci anni dopo, in Resistenza e resa. Lettere e altri scritti dal carcere, Opere, vol. VIII, Queriniana, 2002,  pp. 21-40), Bonhoeffer traccia un bilancio di dieci anni di resistenza al regime di Hitler. Sono parole pesanti, maturate a contatto con l’esperienza della sofferenza, dell’ingiustizia e della morte. Ma sono anche parole piene di speranza che solo chi ha una fede grande può dare. Ne riproponiamo alcune.

Se non abbiamo il coraggio di ristabilire un autentico senso della distanza tra gli uomini, e di lottare personalmente per questo, affonderemo nell’anarchia dei valori umani. L’impudenza, la cui essenza consiste nel disprezzo di ogni distanza umana, è una caratteristica del volgo, così come l’intima insicurezza, il mercanteggiare con l’impudente, il corteggiarlo per guadagnarsene il favore e il mettersi al livello del volgo sono la strada per involgarire se stessi. Quando uno non sa più ciò cui è tenuto verso se stesso e verso gli altri, quando viene meno il senso per la qualità dell’uomo e la forza di mantenere le distanze, allora si è a un passo dal caos.

Chi per amore della tranquillità materiale è troppo tollerante con l’impudenza, costui ha già rinnegato se stesso e lascia che la marea del caos rompa gli argini proprio lì dove era il suo posto di guardia, e così diventa colpevole nei confronti del tutto. In altri tempi può essere stato compito del cristiano rendere testimonianza all’eguaglianza degli uomini, ma oggi proprio il cristianesimo dovrà impegnarsi appassionatamente per il rispetto delle distanze tra gli uomini e della qualità umana. Si dovrà accettare risolutazmente anche che questo possa essere frainteso e interpretato come difesa dei propri interessi, e così pure la facile accusa di nutrire sentimenti asociali. Queste sono le accuse che il volgo rivolge sempre alle realtà rette da un ordinamento. Chi tentenna ed è incerto su questo punto non si rende conto di quale sia la posta in gioco; anzi, nei suoi confronti quelle accuse probabilmente sono giustificate.

Noi ci troviamo al centro di un processo di involgarimento che interessa tutti gli strati sociali; e nello stesso tempo ci troviamo di fronte alla nascita di un nuovo stile di nobiltà che unisce uomini provenienti da tutti gli strati sociali finora esistiti. La nobiltà nasce e si mantiene attraverso il sacrificio, il coraggio e la chiara cognizione di ciò cui si è tenuti nei confronti di sé e degli altri; esigendo con naturalezza il rispetto dovuto a se stessi e con altrettanta naturalezza portandolo agli altri, sia in alto che in basso. Si tratta di riscoprire su tutta la linea esperienze di qualità ormai sepolte, si tratta di un ordine fondato sulla qualità.

La qualità è il nemico più potente di qualsiasi sorta di massificazione. Dal punto di vista sociale questo significa rinunciare alla ricerca di posizioni preminenti, rompere col divismo, guardare liberamente in alto e in basso, specialmente per quanto riguarda la scelta della cerchia intima degli amici; significa saper gioire di una vita nascosta ed avere il coraggio di una vita pubblica. Sul piano culturale l’esperienza della qualità significa tornare dal giornale e dalla radio al libro, dalla fretta alla calma e al silenzio, dalla dispersione al raccoglimento, dalla sensazione alla riflessione, dal virtuosismo all’arte, dallo snobismo alla modestia, dall’esagerazione alla misura. Le quantità si contendono lo spazio, le qualità si completano a vicenda.

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