“Il villaggio rumeno: dalla trascendenza idealizzata alla rappresentazione dell’identità nazionale”. Un articolo di Tudor Petcu

La cultura rumena, spesso segnata durante la sua evoluzione dalle fiamme mistificanti della fede nel Misterioso Invisibile, abbondava dell’amore emblematico per l’ambiente rurale che incorniciava in un orizzonte speciale che merita un’attenzione particolare. Niente che rappresenti l’universo delle creazioni artistiche, letterarie e filosofiche nello spazio rumeno sembra essere più presente del villaggio percepito, senza esagerare, come una magia della nostra matrice identitaria. Dove e perché questo culto per il villaggio rumeno potrebbe non essere una domanda da porsi, poiché un amore non deve necessariamente avere delle basi, essendo basato semplicemente sull’estasi dell’abbandono. E se ricordava ancora le creazioni culturali romene, un tale abbandono si è manifestato con forza, facendoci comprendere in qualche modo il significato di semplicità proprio dell’ambiente rurale come paradossale ricchezza di vita.

Incarnazioni dell’anima rumena, autentiche espressioni filosofiche rumene, miti dell’eroismo rumeno sono elementi che la presenza del villaggio rumeno nel pensiero paedico nella nostra cultura ha configurato più chiaramente. La metafora del villaggio e del suo splendore aurorale ha reso possibile il mito della rigenerazione della morale nazionale elementare regolata nella perfezione esistenziale assumendo il sacrificio come virtù. In questo senso, abbiamo un’ampia geografia di esempi, dalla ballata del miglio al sacrificio del maestro Manole, per non parlare della legge dell’amore incondizionato e del sacrificio di sé così ben collocata in un personaggio rappresentativo della letteratura rumena, vale a dire Vitoria Lipan dal romanzo “Baltagul” di Mihail Sadoveanu.

D’altra parte, data l’intera giocosità e la gamma di fuochi d’artificio tecnici a cui è stato sottoposto il villaggio rumeno nel regno delle rivoluzioni culturali, l’idealismo trascendente ha trovato non solo un’opportunità di esistere, ma anche un modo o addirittura un progetto di vita che voleva essere impregnato anche nella vita di tutti i giorni. Un’affermazione del genere è tutt’altro che rischiosa perché se ci riferiamo alla costanza dei miti presenti nella poetica di Eminescu, nelle creazioni blagiane o nel romanticismo mistico della semina incarnato da Nichifor Crainic, ci troviamo di fronte al cosiddetto dilemma della sfida idealistica a cui il villaggio rumeno le sue tradizioni e costumi non si arresero. Giungendo a questo punto di discussione, dovremmo anche considerare il modo in cui l’idealismo sopra citato ha successivamente preso la forma di una rappresentazione dell’identità nazionale, ovviamente a livello culturale.

Il sacrificio per la creazione e l’esilio in solitudine, utilizzati dai più che hanno deciso di presentare la lettera del libro come senso della vita come rivoluzione paradisiaca e inquietudine luciferiche, sembrano aver introdotto i segni di un idealismo trascendente ma pur sempre paradossale. Paradossalmente, perché la maggior parte delle opere letterarie – la cultura rumena è definita più concretamente dalla sua ricchezza letteraria – partono dal destino sfortunato del popolo rumeno, così provato da una vita di lotta per raggiungere un raggio di luce. E il villaggio rumeno si inserisce come un pezzo di puzzle in questa natura morta di destino identitario perché come nel corso della storia i rumeni hanno dovuto combattere gli scandalosi disordini causati dalle potenze conquistatrici dell’Europa per difendere i propri valori ed evitare la dissoluzione nazionale, lo stesso è accaduto nel villaggio rumeno, parlando in questo caso di un altro livello, ovvero la lotta con gli ostacoli della vita, con privazioni materiali e finanziarie, con ingiustizie sociali e non solo, tutto inteso a sostituire la purezza e l’innocenza spirituale di l’interiorità umana con un meccanismo pragmatico decentrante. Ci sono effettivamente lotte continue e talvolta incomprensibili, ma nelle opere letterarie di cui stiamo discutendo il bene trionfa sempre, qualunque cosa possa accadere.

Indipendentemente dalla natura del male, per quanto distruttivo possa essere, la moralità elementare rimane intatta, mentre le eclissi del destino sono solo gli ostacoli che la vita lancia proprio per essere superati e raggiungere quello stadio di perfezione. Chi potrebbe ignorare il Fefeleaga di Ion Agărbiceanu, che nonostante un destino come Giobbe, il personaggio biblico, riesce a mantenere intatta la sua fede? Ecco la volontà idealizzante e la trascendenza che si manifesta nella stalla rumena come viene delineata in una delle opere letterarie rumene. Con gli stessi termini stiamo parlando del personaggio Vitoria Lipan citato nelle righe precedenti e di tanti altri personaggi chiave che mettono in luce il vero mistero sacrosanto dell’ambiente rurale sulla base di alcuni valori tradizionali che durano forse fin dall’antichità. Dopotutto, l’idealismo è una realtà tanto reale e concreta quanto oggettiva e pragmatica o quotidiana, ma la maggior parte delle persone preferisce quest’ultima poiché è molto più conveniente credere nei segni ingannevoli ed errati delle apparenze che nel bello. L’invisibile che ha radici completamente diverse. Quindi, stiamo davvero parlando di una trascendenza che idealizza e alla fine è assolutamente necessaria. Il lato identitario di un popolo viene compreso solo alla luce di alcuni parametri ideativi che diventano idealistici, e l’idealismo a sua volta diventa possibile con l’aiuto della tradizione. Il popolo rumeno innova in un’autenticità di tradizioni, tutte raccolte nella configurazione del villaggio, uno dei tesori innegabili della cultura rumena.

Il villaggio rumeno significa, almeno in termini di una realtà immaginaria costante e onnipresente nelle opere letterarie, pietà, coraggio, accettazione del destino, rassegnazione ma anche lotta continua, in altre parole un amalgama di elementi etici che contribuiscono a un sistema assiologico culturale basato sulla responsabilità nei confronti delle tradizioni ancestrali la cui voce si sente solo nelle zone rurali. Questa è la presenza di cui gode il villaggio nella maggior parte delle creazioni letterarie rumene con l’aiuto di cui comprendiamo il suo significato nella nostra cultura e fino a che punto è una trascendenza idealizzata che più tardi prende la forma di una rappresentazione dell’identità nazionale.

Tudor Petcu

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