«Epifania del Signore». Una poesia di p. David Maria Turoldo

David Maria Turoldo (1916-1992) è stato un frate dell’Ordine dei Servi di Maria e un poeta che ha saputo tradurre in versi i sentimenti più intimi del cuore umano. Definito “coscienza inquieta della Chiesa” trasforma questa inquietudine in parole che penetrano, come lama affilata, nell’animo di chi legge. Nella poesia dal titolo Epifania, particolarmente suggestiva e profonda, si sofferma sui Magi, “naufraghi sempre in questo infinito”, e li definisce come “i santi più nostri”, in quanto “pellegrini del cielo”: essi sono “l’anima eterna dell’uomo che cerca”.

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.

Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!

Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!

Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.

Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

David Maria Turoldo

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