La Parola è la mia casa: [02/08/2026] XVIII dom TO anno A

da Parrocchiechiurocastionetto.it, il sito della Comunità pastorale di Chiuro e Castionetto.

Il cavallo di Troia e il pane di Dio

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 13-21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

«Timeo Danaos et dona ferentes»«Temo i Greci, anche quando portano doni». Il sacerdote Laocoonte, nell’Eneide, aveva intuito ciò che i Troiani non vollero vedere: non tutti i doni sono gratuiti. Alcuni sono cavalli di Troia. Entrano nelle nostre difese promettendo un vantaggio e finiscono per conquistarci.

È un’intuizione sorprendentemente attuale. Viviamo in una società che si presenta come la civiltà della gratuità: raccolte punti, premi, offerte imperdibili, servizi “gratis”, social network che promettono tutto senza chiedere nulla. Ma sappiamo bene che spesso, dietro il dono, c’è un prezzo nascosto: il nostro tempo, la nostra attenzione, i nostri dati, perfino la nostra libertà. Ci abituiamo a credere che tutto sia gratuito, salvo accorgerci che qualcuno, alla fine, presenta il conto. Il dono diventa così uno strumento per creare dipendenza, orientare le scelte, condizionare i desideri.

La Parola di Dio di oggi ci presenta invece una gratuità completamente diversa. Isaia invita: «Venite all’acqua… comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte». Non è uno slogan pubblicitario. Dio non ci offre un’esca per catturarci. Ci invita a ricevere ciò che da soli non potremmo acquistare: una vita piena, una speranza che non delude, un senso che sazia il cuore. Per questo il profeta domanda: «Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il vostro guadagno per ciò che non sazia?». È una domanda che attraversa il nostro tempo. Quante energie consumiamo inseguendo ciò che promette felicità e lascia soltanto un’altra fame!

Il Vangelo rende visibile questa promessa. Gesù non moltiplica il pane per stupire la folla o per assicurarsi consenso. Avrebbe potuto chiedere qualcosa in cambio, trasformare il miracolo in propaganda. Invece dona e basta. E tutti mangiano «a sazietà». Non è solo la sazietà dello stomaco: è la scoperta che Dio non ama con il calcolo dello scambio, ma con la logica della grazia.

Eppure anche noi rischiamo di vivere la fede secondo la logica del mercato: “Io faccio qualcosa per Dio, così Lui farà qualcosa per me”. Ma il Vangelo non è un contratto. È un’alleanza d’amore. Dio non compra la nostra fedeltà; la suscita con il suo amore preveniente.

Forse oggi il vero atto di libertà è imparare a distinguere i doni che imprigionano dal Dono che libera. Saper dire qualche “no” alle infinite seduzioni che ci promettono tutto e ci rendono più poveri. Imparare anche a vivere con meno, per accorgerci di ciò che conta davvero. Perché il pane di Cristo non crea dipendenza: genera comunione. Non svuota la libertà, la restituisce. Non lascia un debito, ma apre alla gratitudine. Solo Dio può fare un dono che non nasconde secondi fini. Solo Lui può saziare la fame più profonda dell’uomo: quella di essere amato gratuitamente e di trovare un senso capace di nutrire tutta la vita.

I beni più preziosi non si cercano, si attendono. L’uomo non può trovarli con le proprie forze: se li cerca, troverà al loro posto dei falsi beni, di cui non saprà discernere la falsità.

Simone Weil

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