Testi di Antonio Doda pubblicati sul gruppo Facebook Kairos – Storia del cristianesimo
Proseguendo la breve sintesi senza pretese di “Un ebreo marginale”, di John P. Meier, siamo al secondo volume che si intitola: “Mentore, messaggio, miracoli.” Ricordo che è un volume di più di 1300 pagine avvincenti. Abbiamo parlato del mentore, Giovanni Battista, ora vediamo qual e’ per Meier il messaggio chiave.
Il Concilio Vaticano II, momento chiave nella ridefinizione della Chiesa cattolica nel contesto del mondo contemporaneo, inaugurò un confronto serrato tra tradizione e innovazione teologica. Si rese così possibile una nuova comprensione della collegialità episcopale, della partecipazione dei laici e dell’apertura ecumenica, e si ridefinì il ruolo della Chiesa nei rapporti con le culture e le istituzioni civili. In questo quadro, Giuseppe Dossetti si distinse come figura di mediazione e di progettualità, contribuendo alla stesura di documenti conciliari e alla riflessione sulla responsabilità civile e politica dei cattolici, evidenziando come il Concilio non fosse solo un momento rituale, ma un vero e proprio laboratorio di pensiero ecclesiale e sociale.
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Testi di Antonio Doda pubblicati sul gruppo Facebook Kairos – Storia del cristianesimo
Ancora qualche breve lineamento dell’opera di John Meier: “Un ebreo marginale”. Senza pretese, come al solito, per condivisione e discussione. Si tenga presente però che ogni singola frase di questa sintesi di Meier è “provata” dall’autore attraverso l’applicazione rigorosa dei criteri di storicità alle fonti disponibili. Con tutti i limiti oggettivi del caso ma, secondo me, con una straordinaria profondità’ di studio e buona fede.
Secondo volume, intitolato: “Mentore, Messaggio e Miracoli” . Pagine 1338. Iniziamo dal Mentore.
Il monaco non è quello che sta solo, ma è quello che ha solo Dio in testa. Questo è il monaco.
Anzi, monaco nella battaglia e soldato nel monastero. Questo era il motto antico.
La quattordicesima puntata dei Dialoghi dello spirito è dedicata al sindaco santo Giorgio La Pira, figura centrale per la democrazia del nostro paese ma anche per l’associazione, essendo stato il primo presidente delle Acli provinciali di Firenze. Anche per questo motivo il 56esimo Incontro nazionale di Studi si svolgerà nel capoluogo toscano (dal 25 al 27 settembre) proprio per approfondire i temi legati alla partecipazione e alla democrazia, centrali nella vita politica e di fede di La Pira.
Gli eventi più significativi del Vangelo si avverano sulla strada: sulla strada esce un seminatore a seminare; sulla strada e presso il pozzo di Giacobbe avviene l’incontro con la samaritana; lungo la strada Cristo si affianca a sconosciuti, ai disperati di Emmaus; e sulle strade di Galilea egli precederà i discepoli da risorto …
Una grande umanità che si alimenta nella fede e una grande fede che si incarna in una umanità affascinante. Questo anzitutto mi sembra di poter dire di padre Aleksandr Men’. “In Cristo, come osserva Clement, si apre l’orizzonte infinito di una razionalità che si poggia non soltanto sulla mente, ma coinvolge la totalità della vita”. Conosco ciò che diventa in me vita, hanno ripetuto i Padri fin dal secolo IV. Padre Aleksandr è la testimonianza di questa conoscenza che, imparentata con la fede, è capace di commuovere il cuore e diventare affascinante. E’ questa unità profonda fra umanità e fede che rende la persona di padre Aleksandr viva e attuale per i nostri giorni sia per la Russia che per l’Italia e tutto il mondo, in crisi sia di umanità che di fede.
La mia vocazione non è mai stata tranquilla, e non lo è neppure oggi. Infatti io non sono mai sicuro di me stesso. La sicurezza è una categoria che non mi appartiene; e spesso nei miei scritti io ho distinto tra sicurezza e certezza. Continua a leggere
Questi versi di Primo Levi sono un piccolo miracolo di verità e pudore.
Non c’è romanticismo artificiale, nessuna idealizzazione: solo due vite intrecciate nel tempo, con la fatica, la tenerezza e le cicatrici che ogni amore maturo porta con sé.
Levi parla alla donna che gli è accanto non come a un simbolo, ma come a una compagna reale — affaticata, impaziente, viva.
da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.
Oggi appare diffuso il desiderio di conoscere e approfondire la Bibbia, uno dei testi fondamentali all’origine della tradizione culturale occidentale. Ma la Bibbia per molti è anche un «Great Unknown Book», un grande libro sconosciuto. Le sue pagine, in realtà, non danno risposte, piuttosto contengono domande essenziali e stimolano percorsi di vita. Potenzialità e contraddizioni di queste dinamiche sono messe in evidenza dal biblista Jean Louis Ska (gesuita belga, emerito di Esegesi dell’Antico Testamento al Pontificio Istituto Biblico di Roma, attualmente direttore dell’Associazione ex alunni), nell’intervista rilasciata in occasione della sua presenza a Padova dove ha tenuto una lezione alle studentesse e agli studenti della Facoltà teologica del Triveneto (qui un resoconto).
A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: “Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede”. Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull’altare? Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta. E si compì la Scrittura che dice: Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio.Vedete: l’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Così anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata per le opere, perché aveva dato ospitalità agli esploratori e li aveva fatti ripartire per un’altra strada? Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.
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