Il presunto conflitto d’interessi tra ambiente da una parte e lavoro, consumo e creazione di valore dall’altra è legato all’errata concezione del processo di creazione di valore in economia, erroneamente associato alla produzione di oggetti inquinanti. Ma in futuro la creazione di valore economico sarà sempre di più caratterizzata da attività a basso impatto ambientale Continua a leggere
I cambiamenti climatici, le loro cause ed effetti, la questione della responsabilità dell’uomo per quello che è accaduto e per quello che accadrà. Negli ultimi anni queste tematiche sono state al centro del dibattito della comunità scientifica e poi sociale e politica, fino ad arrivare agli accordi di Parigi nel 2015, con cui 195 paesi incluse le maggiori potenze mondiali si sono impegnate a ridurre le emissioni di anidride carbonica, e infine alla recente decisione dell’amministrazione Trump di ritirarsi. A offrire un’analisi della situazione nella prospettiva del pensiero ebraico è stato negli scorsi giorni David Kraemer, professore di Talmud al Jewish Theological Seminary di New York, in un articolo pubblicato dalla Jewish Telegraphic Agency. Continua a leggere
da Riforma.it, il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.
Con la quantità di pane sprecato ogni mese in Inghilterra si riuscirebbe a riempire l’imponente Cattedrale di St Paul; e il cibo buttato ogni anno sarebbe sufficiente a riempire ben nove volte lo Stadio di Wembley.
A fornire questi dati scioccanti è l’agenzia umanitaria Tearfund che giorni fa ha lanciato la campagna RenewOurFood, che cerca di ridurre lo spreco alimentare. Continua a leggere
La guerra di Trump sull’ambiente è una guerra contro i giovani e coloro che non sono ancora nati.
Nathan Schneider in un’editoriale sulla rivista dei gesuiti “America”
Nell’ultimo periodo il dibattito si è acceso notevolmente, a seguito dell’annuncio del Presidente statunitense Donald Trump di ritirarsi dall’accordo di Parigi sul clima, il più importante trattato degli ultimi anni per ridurre sensibilmente le emissioni di anidride carbonica, uno dei principali e più pericolosi gas serra. All’intesa, sottoscritta nel dicembre 2015 da Barack Obama e altri 194 Paesi, finora non avevano aderito solamente la Siria e il Nicaragua. La decisione del nuovo presidente statunitense ha un valore più che altro politico perché l’uscita, secondo le regole dall’accordo, potrà iniziare effettivamente solo tra quattro anni. Continua a leggere