Una prospettiva contemporanea sul significato dell’ecumenismo. Intervista di Tudor Petcu ad André Birmelé

Tudor Pectu ha intervistato il pastore André Birmelé sull’ecumenismo. André Birmelé, pastore luterano alsaziano, insegna teologia sistematica presso la Facoltà teologica protestante di Strasburgo. La sua ricerca si concentra sull’ecclesiologia, sull’identità luterana e soprattutto sull’ecumenismo. 

André Birmelé ha studiato matematica all’Università di Strasburgo prima di dedicarsi alla teologia. Ha completato la sua carriera in tre diverse università, Strasburgo, Tubinga e Basilea ed è stato nominato nella sua prima parrocchia nel 1972. Il suo impegno ecumenico è iniziato due anni dopo con la sua nomina come assistente di ricerca presso il Centro di studi ecumenici del Federazione mondiale luterana, con sede a Strasburgo. Nel 1976, ha completato la sua tesi sulle scienze religiose sulla nozione di identità confessionale di Werner Elert. Dopo 6 mesi all’istituto ecumenico di Gerusalemme, è diventato assistente in teologia sistematica nel 1983 presso la Facoltà di teologia protestante dell’Università Marc Bloch di Strasburgo. Entrò nello stesso anno il comitato esecutivo del Consiglio Mondiale delle Chiese, mentre lavorava alla sua tesi di teologia protestante, Le salut en Jésus Christ dans les dialogues oecuméniques. Lo completò nel 1986 e divenne professore tre anni dopo. Insegna, oltre che a Strasburgo, nelle facoltà teologiche germaniche, Heidelberg, Lipsia, Zurigo, ma anche all’Istituto cattolico di Parigi. Ha servito come decano della facoltà di teologia e direttore della Scuola di specializzazione in teologia e studi religiosi della sua università. Oltre alle sue tesi, la sua bibliografia include diversi titoli importanti: La communion ecclesiale, Progrès oecuméniques et enjeux méthodologiques, Accords et dialogues oecuméniques, Introduction. à la théologie systématique. Ha anche diretto la pubblicazione di La foi des églises luthériennes. Confessions et catéchismes et Dictionnaire critique de théologie.

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«La Chiesa deve annunciare il suo giudizio alle nazioni». Card. Giacomo Lercaro, Omelia in occasione della prima Giornata mondiale della pace (1.1.1968)

da Dossetti.eu, “Studiare Dossetti” notizie, info, bibliografia, approfondimenti su Giuseppe Dossetti.

È stata una delle omelie più dibattute della seconda metà del ‘900. A stenderne la minuta Giuseppe Dossetti, allora provicario della diocesi di Bologna, su richiesta dell’arcivescovo cardinale Giacomo Lercaro che la pronunciò in cattedrale l’1 gennaio ’68, in occasione della prima “Giornata della Pace” voluta da Paolo VI. Un’omelia contro la guerra, passata alla storia come documento profetico cristallizzato dalla memoria collettiva nella richiesta di cessazione dei bombardamenti americani in Vietnam.

Un testo che, ora, cinquant’anni dopo, torna come fu pronunciato dopo che – chiusa in archivio per mezzo secolo – è riemersa la registrazione fatta dall’altoparlante che si trovava nella sagrestia della cattedrale. Dal 1 gennaio 2018, l’inedita registrazione si potrà ascoltare sul sito www.dossetti.eu (la redazione è composta da Nicola Apano, Paolo Barabino, Enrico Galavotti e Daniele Binda) dove appare una nota introduttiva all’omelia.  (dall’articolo di Marco Roncalli su Lastampa.it)

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Frère Charles, germoglio della «Chiesa delle periferie»

da Jesuscaritas.it, Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, “Apparteniamo completamente soltanto all’attimo presente”.

Con il pontificato di papa Francesco, primo Vescovo di Roma venuto «dalla fine del mondo», il termine periferia è entrato nel vocabolario ordinario della Chiesa. Frasi famose come «Chiesa in uscita verso le periferie anche esistenziali»; «Sogno una Chiesa povera per i poveri», denotano non soltanto uno spostamento geografico, ma altre dimensioni, a cominciare da quella spirituale, quindi abbraccia la spiritualità e di conseguenza la prassi pastorale. Andrea Riccardi, nel suo recente contributo, Periferie. Crisi e novità per la Chiesa (ed. Jaca Book), ripercorre velocemente il rapporto tra la Chiesa e la periferia, iniziando dal dato biblico e passando in rassegna i diversi momenti storici che hanno visto soprattutto la distanza tra la «centralità della Chiesa» e le periferie. Tuttavia è col Novecento che le periferie si presentano come una terra nuova: «Le periferie – sostiene Riccardi – si sono riproposte con forza al cristianesimo del Novecento, non tanto come luogo di elezione dove vivere la fedeltà al Vangelo e la ricerca di Dio, quanto come spazi problematici per la sopravvivenza del cristianesimo». Continua a leggere

«Con il lavoro collaboriamo all’opera creatrice di Dio». Lettera del Papa sul tema del lavoro

Giovedì 23 e venerdì 24 novembre 2017 si è tenuta in Vaticano, presso l’Aula Nuova del Sinodo, la Conferenza internazionale “Dalla Populorum Progressio alla Laudato si’. Il lavoro e il movimento dei lavoratori al centro dello sviluppo umano integrale, sostenibile e solidale. Perché il mondo del lavoro continua a essere la chiave dello sviluppo nel mondo globale?”, organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

La conferenza si poneva l’obiettivo di aprire uno spazio di dibattito e riflessione sul mondo del lavoro e sulle questioni legate alle attività professionali nelle attuali strutture sociali, grazie al contributo nell’approfondimento da parte di diversi movimenti sindacali presenti. Saranno al centro dell’assise il patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa sul tema del lavoro e le prospettive da essa indicate, l’analisi delle realtà sociali emergenti; il recupero e la presentazione di esperienze positive; e le proposte di iniziative comuni a favore della costruzione di società che pongano la persona e la sua dignità al cuore dell’agenda sociale, delle politiche pubbliche e di uno sviluppo umano integrale realmente proteso sia agli aspetti materiali che spirituali.

Per l’occasione, il Santo Padre, impossibilitato ad intervenire personalmente, ha inviato una lettera di saluto al cardinale Peter K.A. Turkson, che pubblichiamo. Continua a leggere

Papa Wojtyla: novità, pregi e limiti del ministero del primo papa dell’Europa orientale. Intervista di Tudor Petcu a Luigi Accattoli

Il nostro collaboratore, il dott. Tudor Petcu, si occupa del primo papa slavo della storia, Giovanni Paolo II, intervistando il famoso scrittore e giornalista Luigi Accattoli, autore di numerosi libri sul cristianesimo e anche sulla figura di Karol Wojtyla. Rimandiamo per la scheda biografica di Luigi Accattoli e per conoscerlo ancora meglio al suo blog Luigiaccattoli.it. Continua a leggere

La libertà fondamento della democrazia. La testimonianza di Teresio Olivelli

Ribelli: così ci chiamano, così siamo, così ci vogliamo. Il loro disprezzo è la nostra esaltazione. Il loro “onorato” servaggio alla legalità straniera fermenta l’aspro sapore della nostra libertà. La loro sospettosa complice viltà conforta la nostra fortezza. Siamo dei ribelli: la nostra è anzitutto una rivolta morale.

Cursor (alias Teresio Olivelli)

A Como presso il centro pastorale Cardinal Ferrari si è svolto il primo incontro del ciclo “Pensieri al Centro 2017-2018”: “Una nuova democrazia è possibile?”. Incontro con Paolo Rizzi, postulatore della causa di beatificazione di Teresio Olivelli: La libertà fondamento della democrazia. La testimonianza di Teresio Olivelli.

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“In entrambe le direzioni”. Le ACLI di Como e la Chiesa locale comense

L’articolo è la rielaborazione di un intervento al Consiglio provinciale di ACLI Como del 13 ottobre 2017.

La diocesi di Como, vale la pena ricordarlo, è una diocesi territorialmente vasta (a seconda delle fonti, ambrosiane o comensi, qualche km quadrato in meno o in più rispetto all’arcidiocesi di Milano), sparsa su quattro province (Como, Lecco e Varese – condivise con Milano – e Sondrio, unica provincia interamente appartenente alla diocesi lariana). Sul suo territorio vivono più di mezzo milione di abitanti, in gran parte battezzati (una diocesi non grandissima per numero di abitanti, ma neppure piccolina, pur sempre la quarta in Lombardia). Rispetto a Milano, che ha ca. 5.000.000 di ab. e poco più di 1.100 parrocchie, le parrocchie della diocesi comense sono 338, quindi (balza all’occhio), si tratta di parrocchie mediamente più piccole, non essendoci agglomerati urbani vasti; la diocesi conta poi distanze da percorrere notevoli (Cittiglio-Livigno, 4-5 h), in un contesto infrastrutturale complicato dato anche dalla natura morfologica complessa (Alpi, lago, ecc.). Continua a leggere

Il “patto delle catacombe”. L’impegno di una cinquantina di vescovi per una Chiesa povera e dei poveri

Avvicinandosi la prima giornata mondiale dei poveri …

Il 16 novembre del 1965, pochi giorni prima della chiusura del Concilio Vaticano II, una cinquantina di padri conciliari celebrarono un’Eucaristia nelle Catacombe di Domitilla. Era il gruppo dei vescovi della “Chiesa dei poveri” che alla fine del Concilio decisero di scendere nelle catacombe, simbolicamente “ai margini”, per firmare il “Patto delle Catacombe”. I firmatari si impegnavano personalmente a vivere da chiesa “povera e dei poveri”, ed hanno poi vissuto questo impegno fino in fondo con scelte concrete. Erano una cinquantina, all’inizio, sugli oltre duemila vescovi che si riunirono a Roma per il Concilio Vaticano II. In pochi anni arrivarono a superare quota 500.

Tra i firmatari, nomi noti come dom Hélder Câmara, arcivescovo di Recife (Brasile), l’arcivescovo di Nazaret, Hakim, Massimo IV, patriarca di Antiochia, Leonidas Proaño, vescovo di Riobamba (Ecuador), famoso per la sua difesa dei campesinos; Enrique Angelelli, ausiliare di Cordoba (Argentina), ucciso durante la dittatura e punto di riferimento per l’allora padre Jorge Mario Bergoglio; il vescovo di Tournai (Belgio), Charles-Marie Himmer, che tenne l’omelia quel giorno. Alcuni sono ancora in vita: l’allora ausiliare di Bologna Luigi Bettazzi, poi vescovo a Ivrea, e José Maria Pires, arcivescovo emerito di Paraiba, in Brasile. Variopinta la provenienza dei firmatari: Cina, Corea del Sud, Zambia, Gibuti, Indonesia, Algeria, Cuba, l’allora Jugoslavia, Canada, Francia, Grecia, Spagna, e altri. Nessun presule dagli Usa. Continua a leggere

“Chiesa e povertà”, l’intervento del card. Lercaro al Concilio sulla Chiesa povera e dei poveri

Avvicinandosi la prima giornata mondiale dei poveri …

L’espressione Chiesa dei poveri non è estemporanea ma ha una sua precisa collocazione ecclesiale: prende ispirazione da un passaggio del radiomessaggio dell’11 settembre 1962 di Giovanni XXIII: «In faccia ai paesi sottosviluppati la chiesa si presenta quale è e vuole essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri». Si tratta del Radiomessaggio rivolto da papa Roncalli ai fedeli di tutto il mondo un mese prima dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II. Giovanni XXIII mutua l’espressione “Chiesa dei poveri” dal cardinale Suenens che nel luglio del 1962 gli aveva sottoposto un “progetto” per il concilio. È un pronunciamento ricco di significato che, assieme al rilevante e autorevole discorso d’apertura Gaudet mater ecclesia dell’11 ottobre 1962, avrà una grande ripercussione sui lavori conciliari.

Il cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, esperto liturgista e noto per aver scelto di condividere la sua casa con giovani lavoratori e studenti bisognosi (la cosiddetta “Famiglia” del cardinale), nonostante fosse impegnato sul fronte dello schema liturgico, sostenuto da don Giuseppe Dossetti, il 6 dicembre 1962 decise di intervenire durante la 35a CG pronunciando un famoso discorso dove espose il problema dell’identità della Chiesa in una prospettiva inattesa. Respingendo in toto lo schema preparatorio, affrontò con vigore la povertà della Chiesa, proponendo una visione essenzialmente biblica della Chiesa stessa e suggerendo che tutta la trattazione fosse finalizzata al superamento della drammatica alterità dell’epoca contemporanea tra la Chiesa e l’immenso popolo dei poveri. Continua a leggere

Roncalli patrono dell’esercito: nostalgia curiale per la società chiusa

da IlRegno.it, attualità e documenti, quindicinale di informazione e cultura d’ispirazione cristiana. Moralia  | Una collaborazione dell’Associazione teologica italiana per lo studio della morale (ATISM) con Il Regno.

La notizia della indicazione di san Giovanni XXIII come “patrono dell’esercito italiano” desta sorpresa e scandalo. Le argomentazioni a sostegno di questa designazione sono allo stesso tempo ingenue ed arroganti.

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Misericordia, identità, confini. Come il metterci nella dinamica della misericordia cambia noi, le ACLI, la Chiesa

L’articolo è la rielaborazione del materiale usato nella due giorni di spiritualità (8-9 ottobre 2016) delle ACLI provinciali di Como e di Sondrio ad Assisi.

Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.

Dal Testamento di San Francesco d’Assisi (FF 110)

… Che non ci sia mai alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto poteva peccare, il quale, dopo aver visto i tuoi occhi, se ne torni via senza il tuo perdono misericordioso, se egli lo chiede; e se non chiedesse misericordia, chiedi tu a lui se vuole misericordia. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attirarlo al Signore; e abbi sempre misericordia di tali fratelli.

Dalla lettera ad un ministro (FF 235)

Introduzione: Attenti a buttarla subito sulle “opere di misericordia”!

 

A quale verbo si accompagna la parola “misericordia”? Più al verbo “fare” o al verbo “essere”?
Nell’anno giubilare della misericordia c’è stato un gran pullulare di incontri sulle opere di misericordia. Giusto e, se pensati bene, anche interessanti e utili. Fanno parte della tradizione della Chiesa che le deduce (per quanto riguarda quelle corporali) da Mt 25.
Il rischio è, però, di buttarla subito in una lettura morale e volontaristica che vuole sapere subito cosa c’è da fare. Essere concreti è importante. Ma non a costo di essere superficiali. Continua a leggere

San Giovanni XXIII patrono dell’Esercito Italiano?

da Paxchristi.it, movimento cattolico internazionale per la pace.

Sull’Esercito Italiano ora veglierà lo sguardo benevolo di un santo bergamasco: Giovanni XXIII, scelto come patrono dell’Esercito Italiano. Una nomina che sarà suggellata martedì 12 settembre a Roma con la consegna da parte dell’Ordinario militare per l’Italia mons. Santo Marcianò della Bolla della Congregazione per il culto divino al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’armata Danilo Errico. Ma non tutti sono d’accordo! Ecco l’intervento del Presidente di Pax Christi – Italia, mons. Giovanni Ricchiuti. In coda al testo di Ricchiuti, il video del discorso di san Giovanni XXIII in occasione della firma dell’enciclica Pacem in terris.

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Nessuno è straniero nella Chiesa

da Interris.it, online international newspaper – con i piedi in terra guardando il cielo.

Il fenomeno della mobilità umana è stato sempre al centro della sollecitudine pastorale da parte della Santa Sede, con interventi mirati “sia ad approfondire l’analisi e l’interpretazione di questa mutevole realtà sociale (in termini biblici definita anche segno dei tempi), sia ad individuare proposte pastorali aggiornate e adeguate ai cambiamenti, con l’obiettivo di tutelare i valori umano-cristiani dei migranti, da un lato, e di promuovere una rispettosa e autentica accoglienza dello straniero e del suo patrimonio socio-culturale e religioso, dall’altro”. Continua a leggere

Fra Gerusalemme e Roma. Riflessioni a 50 anni di Nostra Aetate

La dichiarazione “tra Gerusalemme e Roma”, un’importante riflessione ortodossa ebraica contemporanea sul rapporto tra ebraismo e cristianesimo, è stata elaborata nel contesto del cinquantesimo anniversario di Nostra Aetate, la dichiarazione del Vaticano II, che ha trasformato l’atteggiamento della Chiesa cattolica verso le altre religioni del mondo, in particolare l’ebraismo. Datato Rosh Chodesh Adar I, 5776 (10 febbraio 2016), il testo è stato adottato nel marzo 2016 dalla Conferenza dei rabbini europei e dal Comitato Esecutivo del Consiglio rabbinico d’America. Continua a leggere