da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).
tavo parlando con Domenica di mio nipote, quel bambino che ha appena undici anni, quando è stato sorpreso dal rumore degli aerei militari israeliani sopra il cielo del Libano. La sua voce tremava mentre mi diceva: «Ho avuto tanta paura… così tanta che per poco non mi facevo la pipì addosso». Lo ha detto come solo i bambini sanno dire la paura: senza abbellirla, senza orgoglio, senza cercare di nascondere il terrore. Lo ha detto come se il suo piccolo cuore non riuscisse più a contenere tutto quel rumore, tutta quella notte, tutte quelle domande che non sa nemmeno come fare.
Raccontavo tutto questo cercando di nascondere il dolore tra le parole, quando si è avvicinata la nipotina di Domenica, la bellissima Sofia, di nove anni. Mi guardava con i suoi occhi grandi, occhi che non erano ancora stati sporcati dalle immagini della distruzione, né attraversati dai telegiornali come se fossero un destino quotidiano. Mi ha chiesto con innocenza: «E perché ha avuto paura?» Le ho risposto a bassa voce: «Per la guerra». Non ha aspettato molto. Mi ha lanciato subito la sua domanda successiva, come se avesse gettato una piccola pietra nel lago del mio cuore: «E che cos’è la guerra?»
Mi sono fermato.
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