Un giorno un uomo andò da Bayazid, il grande mistico del IX secolo, per rimproverarlo. Gli disse di aver digiunato, pregato e fatto tante altre cose ancora per trent’anni, senza trovare la gioia di cui Bayazid parlava. Bayazid gli rispose che, anche se avesse continuato così per altri trecento anni, non l’avrebbe trovata in ogni caso.
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Il mondo interiore di Adriana Zarri [*], una vera mistica del nostro tempo, non è facile da decifrare.
Sebbene siano molti i testi di spiritualità che ci ha lasciato – alcuni dei quali di rara intensità[1] – la sua figura di donna votata alla vita monastica risulta a chi l’ha conosciuta da vicino (e per un lunghissimo periodo della sua esistenza) caratterizzata da mille sorprendenti sfaccettature che non si lasciano imbrigliare dentro una scrittura, sia pure carica sempre di un’impronta fortemente personale, come la sua.
Vorrei sollevare una questione che suscita un grande interesse nelle persone che frequentano la chiesa da poco tempo. E’ comprensibile perché si trova nella sfera del ascetismo e del misticismo dell’esistenza personale. Si tratta della preghiera di Gesù – una pratica di ripetizione continua della preghiera «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore!», o «me, peccatrice!», o «noi, peccatori!» – sono possibili anche altri varianti.
Il biblista Paolo De Benedetti accetta la sfida di raccontare per radio, a “Uomini e Profeti”, la complessa e affascinante struttura dell’alfabeto ebraico. Il quale non è soltanto un insieme di segni grafici atti a trascrivere parole e frasi. Ma è il tramite della Parola di Dio rivolta agli esseri umani e il pilastro portante sul quale è stato costruito l’intero universo. Ogni lettera, nell’alfabeto ebraico, ha un valore fonetico, simbolico, numerico. Paolo De Benedetti, con la sua conoscenza del testo biblico e della sapienza rabbinica che si è accumulata nei secoli, ci svelerà soltanto alcuni dei segreti racchiusi nelle lettere. Alef, ad esempio, è un suono quasi muto. E rappresenta il silenzio di Dio, la sua unicità, ma anche è la lettera con cui inizia il nome del primo uomo, Adamo. Bet significa casa, ed è la casa in cui l’uomo deve abitare, ma con una porticina aperta, perché si deve sempre essere in cammino.
Proponiamo una testimonianza di un italiano che ha scoperto Dio nell’Ortodossia grazie a un viaggio al Monte Athos. Si tratta di Massimo Anderson, figlio spirituale di padre Ambrogio Cassinasco. A cura del dott. Tudor Petcu.
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La biografia di san Sergio di Radonež (1314 ca.-1392)* è inseparabilmente intrecciata agli eventi che nel XIV secolo segnarono il sorgere dell’egemonia moscovita tra i principati russi, e il nascere di una nuova coscienza nazionale russa (1): la vittoria del gran principe di Mosca Dmitrij sul tataro Mamaj a Kulikovo (1380) diverrà l’emblema del riscatto della Rus’ dal giogo straniero. Continua a leggere
Che lingua parla l’anima? Che riposo è lo Shabbat? Che cos’è il pane che non si mangia chiamato challà? Se D-o è uno perché ha diversi nomi? A cosa serve la mitzvà? Le risposte a tutte queste domande sull’ebraismo, e molto altro, le troviamo, in modo chiaro e conciso, nella miniserie I diamanti della Torah online su Youtube.
La Kabbalà, la tradizione mistica ebraica, sul tema delle reincarnazioni
da Ildialogo.org, Il dialogo – Periodico di cultura, politica, dialogo interreligioso dell’Irpinia.
La vita è troppo semplice
per essere facile.
Proprio perciò è difficile.
Raimon Panikkar
Riprendiamo questo articolo dal sito di CEM-Mondialità su segnalazione del suo direttore Brunetto Salvarani che ringraziamo.
Tavertet, 11 marzo 2010
Appena entro nella stanza al piano superiore, completamente tappezzata di libri, sono accolto da un sorriso, il sorriso del saggio. Mi avvicino e mi presento con il cuore pieno di gioia per la possibilità di vivere un incontro che desideravo da molto tempo, appoggio le mie cose sul tavolo e mi prendo una sedia.