Due parole con … il vescovo serbo Andrej

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

TRIESTE 16 maggio 2021 Comunità serbo ortodossa. Intervista al vescovo Andrej (Ćilerdžić), ordinario per le parrocchie ortodosse serbe in Italia, a cura del monaco Massimo (Fabris).

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Il terzo necessario per un sano equilibrio tra testa e cuore (credenti)

dal profilo facebook di fratel Ignazio de Francesco, monaco della Piccola famiglia dell’Annunziata.

Da Istanbul ricevo una email dove lei mi informa di avere brillantemente superato l’esame di religioni comparate. Le rispondo “alf mabruk ala najahiki”, complimenti! È la giovane musulmana sunnita che qualche settimana fa mi aveva chiesto aiuto per prepararsi a quell’esame: dovevo rispondere a una lista di 22 densissime domande sulla mia fede. Una cosa quasi unica in tanti anni di rapporto con i musulmani, che so più inclini a informare i cristiani sul cristianesimo, piuttosto che esporsi alla loro narrazione. Lei dunque ha compiuto un atto coraggioso, con metodo rigoroso.

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Manifesto per una coscienza dignitosa. Un saggio di Tudor Petcu

Dignità, una parola così bella ma pur sempre una metafora dimenticata o ignorata. Un principio che avrebbe dovuto guidare la vita di ciascuno di noi e collocarci oltre i nostri limiti e bisogni organici, biologici e quotidiani. Una realtà che avrebbe ravvivato la materia oscura di un ethos umano racchiuso nel cerchio del regno dell’orgoglio, se fosse realmente esistito.

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Perché si canta la canzone “Chad gadià”, “Un capretto”, alla fine del Seder?

da Joimag.it, il sito dell’associazione JOI, Jewish Open Inclusive.

Non tutti i testi delle haggadot shel Pesach concordano: alcuni pongono i piutim, gli inni finali, davvero alla fine, dopo che ci si è scambiati l’augurio: le-shanà ha-baà b-Yirushalayim, l’anno prossimo a Gerusalemme; ma altre edizioni a stampa li pongono subito prima (come il testo assai diffuso in Italia a cura di Alfredo Toaff). Per quasi tutti ormai il canto davvero conclusivo è l’Hatiqvà, l’inno nazionale dello Stato di Israele. Ma tradizionalmente il seder di Pesach si conclude con alcune canzoni di natura religioso-pedagogica, le cui melodie e parole sembrano cariche di affettuosi e indelebili ricordi familiari. Non essendo tecnicamente parte del seder, questi piutim sono a volte cantati non in ebraico o aramaico – come nell’originale – ma in lingua volgare, variando da comunità o comunità o addirittura da famiglia a famiglia (come le ricette del charoset). Il fatto che compaiano sin dall’inizio nelle versioni stampate attesta che la loro recitazione risale a un uso antico, sebbene i testi possano essere più recenti. E’ il caso probabilmente del popolare piut noto con il titolo di Chad gadià, “un capretto”, che per alcuni studiosi sarebbe stato diffuso in ambito ashkenazita, nel XV secolo, a imitazione di un canto popolare tedesco. Secondo gli storici (tra tutti va ricordato Josef Hayim Yerushalmi, che ha scritto una voluminosa storia delle haggadot pasquali), esso compare per la pima volta a Praga nel 1590.

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Salvare e rendere sostenibile

da Acli.it, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Se una preoccupazione è davvero avvertita come decisiva, allora le sue manifestazioni sono tante, in tanti modi differenti, anche inaspettati. La preoccupazione per un mondo più sostenibile più gentile si manifesta in molti modi, facendo emergere tante buone prassi.

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La croce ortodossa russa

da Ortodossiatorino.net, il sito della parrocchia ortodossa del Patriarcato di Mosca a Torino dedicata a San Massimo.

Attraverso la Croce è giunta la nostra salvezza. L’immagine del Signore crocifisso ci ricorda costantemente che Cristo è morto per noi, e che è risorto dai morti. Qui sotto vedrete una spiegazione della Croce nella tradizione ortodossa russa, scoprendo a ogni passo il simbolismo in essa racchiuso.

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“È più facile che un cammello…”. Dinamiche della secolarizzazione e bisogno di salvezza attraverso la visione di un film

da Alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it, sito di taglio ecumenico con testi, audio e video di catechesi, commenti alle letture, conferenze, corsi biblici, lectio e omelie.

I più autentici film storici sono quelli che non hanno mai avuto la pretesa d’esserlo. Non vi compaiono cappe e spade, armature ed elmi, pepli e toghe. A renderli tali è semplicemente il tempo trascorso dalla loro uscita: 50, 60, 70 anni. Quando si proiettavano nelle sale erano ambientati nel presente, ora sono testimonianze del passato; lo sono anche quando il loro scopo originario non è diretto a descrivere in modo esplicito la società del tempo.

Un esempio in proposito è fornito da un film italo-francese del 1950 intitolato È più facile che un cammello…, regia di Luigi Zampa.

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Le azioni di Dio nella storia: chi le sa leggere?

Il “Magnificat” (Lc 1,46-55) è un canto di lode che, pur conosciuto, tuttavia, è poco pregato dai fedeli, ad eccezione di coloro che recitano la Liturgia delle Ore. Per restare in ambito mariano, certamente siamo più abituati a pregare con l’”Ave Maria” e il “Salve Regina”.

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Il lavoro nella Bibbia: fare al testo le domande giuste

Prima di valutare se una risposta è esatta si deve valutare se la domanda è corretta.

Immanuel Kant

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