Le azioni di Dio nella storia: chi le sa leggere?

Il “Magnificat” (Lc 1,46-55) è un canto di lode che, pur conosciuto, tuttavia, è poco pregato dai fedeli, ad eccezione di coloro che recitano la Liturgia delle Ore. Per restare in ambito mariano, certamente siamo più abituati a pregare con l’”Ave Maria” e il “Salve Regina”.

Ora, senza voler operare un confronto fra queste preghiere, appare in modo evidente che tra loro vi è una diversa impostazione che scaturisce, per quanto ovvio, da autori diversi e dunque da differenti punti di osservazione ma anche di interpretazione della realtà.

Proviamo brevemente ad individuare qual è l’atteggiamento di fondo che scaturisce dal Magnificat.

Vediamo il testo:

Lc 1,46 Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
47 e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48 perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49 Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;
50 di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
51 Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52 ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
53 ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54 Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
55 come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Ciò che più mi colpisce è la capacità che Maria dimostra nel saper leggere l’azione di Dio nella storia. Certamente nella storia sua personale, ma anche in quella più ampia del suo popolo (Israele) e, più in generale, nella storia dell’umanità.

Vi è una storia della salvezza, ma questa salvezza si sviluppa nelle vicende storiche, così che possiamo affermare (con Ellacuría, teologo ucciso nel 1989 con altri cinque gesuiti a San Salvador) che esiste anche una salvezza della storia. Dunque: storia di salvezza e salvezza nella storia e della storia.

Se prendiamo in esame i versetti da 46 a 49, possiamo notare come Maria legge nella sua vicenda l’azione potente di Dio: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente” e per questo può esultare e magnificare il Signore.

È consapevole della sua condizione umile, ma sperimenta su di sé come Dio agisca secondo categorie che non sono quelle che l’uomo adotta. In fondo non è che una giovane di condizioni non ricche, non nobili e non di prestigio eppure Dio si è rivolto a lei. Dio agisce per mezzo di persone che in apparenza non sembrerebbero adatte per portare a compimento il suo progetto.

Nei versetti da 50 a 53 Maria elenca le azioni di Dio nei confronti degli uomini. Si dimostra in questo capace di vedere nei fatti storici come Dio intervenga concretamente non solo azzerando le situazioni creata dai superbi, potenti e ricchi e ripristinando la giustizia, ma addirittura ribaltando le condizioni, privilegiando coloro che temono Dio, gli umili e gli affamati.

Nei versetti finali (54-55), Maria vede come il Signore abbia agito nei confronti del popolo a cui ella appartiene: Israele. Fa memoria sia della misericordia che Dio ha mostrato molte volte, sia della sua fedeltà all’alleanza che stipulò con Abramo e che continua nei suoi discendenti.

Per Maria, il Signore è il “salvatore” poiché tale si è dimostrato nei suoi confronti (“mio salvatore”). È salvatore di coloro che sono oppressi e disprezzati (quelli che sono considerati dalla società gli “scarti” – come fa notare papa Francesco); è salvatore del popolo eletto.

Nell’Antico Testamento troviamo più volte questa capacità di lettura della storia, in modo particolare da parte dei profeti, ma non solo. Infatti vi è un brano analogo al “Magnificat” ed è il “cantico di Anna”, la madre di Samuele, che possiamo leggere in 1Samuele 2,1-10. Riporto solo l’inizio di questo cantico per invogliare a leggerlo per intero:

Il mio cuore esulta nel Signore, la mia forza s’innalza grazie al mio Dio. Si apre la mia bocca contro i miei nemici, perché io gioisco per la tua salvezza …

A questo punto una considerazione s’impone: a fronte di questo atteggiamento che, in modo mirabile, Maria dimostra nel sapere leggere i fatti storici, noi siamo capaci di fare altrettanto?

A mio avviso, siamo in grado – talvolta – di scorgere i segni dell’azione di Dio nella nostra vicenda singolare ma, mi pare, che da tempo si sia persa l’attitudine a vederli nella storia più ampia dell’umanità. Sbaglio?

Ma questo fosse vero, da dove deriva questa nostra condizione: è incapacità oppure impossibilità?

Detto in altri termini: possiamo ipotizzare che non siamo più capaci perché non siamo attenti alla storia? Perché nessuno ci ha abituato a questa dimensione comunitaria? O perché Dio ha cambiato “strategia e modalità” e agisce solo a livello di ogni singola persona?

Alfredo Pozzi

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