Parrocchia e città: contestazione della solitudine

da Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani. 

C’era una volta… la piazza, la fontana e il campanile. Luoghi di relazione, di vita e di fede. I centri storici meno vecchi hanno almeno mille anni. Tutto quello che c’è attorno è stato costruito da noi. Sono questi i posti dove si sono formate le identità e le culture, perché il modo di essere di una popolazione ha molto a che fare con la forma dei luoghi in cui si abita. Hanno costituito lo spazio nel quale gli uomini e le donne hanno imparato a incontrarsi, a misurarsi con se stessi e con gli altri.

Oggi, invece… le nostre città sono diventate, da un lato, le aree dove si concentrano le risorse finanziarie e umane più qualificate e consistenti e, dall’altro, la calamita che attira un numero crescente di persone alla ricerca di una qualche possibilità di vita: migranti, esuli, esclusi. È questa la dinamica di fondo che rende le città contemporanee così ambivalenti: in una distanza geografica molto limitata si ritrovano gli ambiti finanziari, economici, tecnologici più avanzati, e masse di diseredati sprofondate nella miseria, non solo economica. È quanto rileva papa Francesco nella Evangelii gaudium scrivendo: «La città produce una sorta di permanente ambivalenza… offre ai suoi cittadini infinite possibilità… (ma appaiono anche numerose difficoltà per il pieno sviluppo della vita di molti)», tanto che, a fianco dei «cittadini», vi sono anche i «non cittadini», i «cittadini a metà» e gli «avanzi urbani».

Antonio Mastantuono è docente di teologia pastorale alla Pontificia Università Lateranense. Il testo che si trova riprodotto su Settimananews.it e di cui consigliamo la lettura è uno dei saggi che compongono il volume Chiesa tra le case, EDB, Bologna 2017.

Proponiamo l’indice dell’articolo del prof. Mastantuono.

  1. Città osservabile e società urbana
  2. Mobilità, dislocazione, eterotopia
    1. La mobilità
    2. La dislocazione e l’eterotopia
  3. La parrocchia e la città

    La preoccupazione essenziale della seconda metà del secolo scorso sembrava essere quella di costruire luoghi di culto nei quartieri di espansione delle varie città, non altrettanta attenzione veniva contestualmente posta alla necessità di impostare una pastorale diversa che tenesse conto dei veloci cambiamenti in atto nella società. Tanto da potersi affermare che mentre ogni quartiere si dota di una nuova chiesa, «la pastorale della parrocchia è abbarbicata alle impostazioni della Chiesa rurale, e non sembra aver mai preso totalmente sul serio, almeno fino ai nostri giorni, la città in quanto tale. Per Comblin la pastorale urbana non esiste in senso vero e proprio: quanto si fa nelle città non è che la trasposizione di quanto si fa e si è fatto (anche con successo) nelle campagne. La città è stata considerata come un aggregato di paesi, ciascuno con la propria parrocchia, non come una realtà unica e organica. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Si corre ai ripari con la costituzione di organismi di collegamento che però hanno vita difficile e raramente raggiungono effetti apprezzabili. È l’impianto di fondo che andrebbe riconsiderato» (G. Frosini, Babele o Gerusalemme? Teologia delle realtà terrestri, 1: La città, EDB, Bologna 2007, 11-12).

    1. Quale stile per una parrocchia in una grande città?

L’articolo è disponibile su Settimananews.it, la storica rivista di attualità, pastorale, teologia dei dehoniani.

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