80 anni fa la strage di Debré Libanos in Etiopia: quando i martiri sono gli altri e noi i persecutori

Proponiamo una serie di contributi (tra cui il Docu-Film: “Debre Libanos” realizzato da Tv2000) riguardanti la strage di Debré Libanos, che rappresenta uno dei più gravi delitti  della storia contro una comunità cristiana, perpetrato dagli italiani, per la maggior parte cristiani cattolici. Il dramma avviene in seguito a un attentato contro il viceré Rodolfo Graziani, che sopravvissuto –  seppur ferito – ordina una cruenta rappresaglia con migliaia di morti. Il 18 maggio del 1937, in occasione di una festa religiosa che attira molti pellegrini, il generale Pietro Maletti lancia i propri uomini contro la cittadella santa, facendo strage di religiosi e laici ortodossi (da 1800 a 2200 i morti).

Sulla rivista della Provincia Italiana della Società dei Missionari d’Africa detti Padri Bianchi Africa missione e cultura vengono raccontate le vicende nell’articolo «Debra Libanos», un docu-film getta luce su una vergogna italiana.

Se chiedete a un italiano, che cosa è avvenuto nel 1937 a Debra Libanos, quasi certamente non vi risponderà. Molti non saprebbero neppure dire dove si trova Debra Libanos. Il loro silenzio è il segno di come nel nostro Paese si conosca poco la storia, soprattutto quella coloniale, e di come una parte di essa (quella meno presentabile) sia stata rimossa. Debra Libanos è una delle pagine più vergognose della storia italiana. Dal 21 al 29 maggio, soldati del nostro esercito sterminarono centinaia di monaci, preti e pellegrini ortodossi (tutti ovviamente disarmati) radunati nel monastero etiope di Debra Libanos.

da Africarivista.it

Così come su Santiebeati.it alla voce Martiri Copti nel Monastero di Debre Libanos, che riprende un articolo di Andrea Tornielli.

È stata la più grande strage di religiosi cristiani mai avvenuta in Africa. Più grande ancora di quella compiuta in questo stesso luogo dagli Ottomani nel luglio del 1531. È costata la vita a circa duemila persone, la metà delle quali erano preti, monaci e diaconi, e a compierla non sono state milizie islamiste ma i soldati al comando del viceré italiano d’Etiopia Rodolfo Graziani. Quella avvenuta nel maggio 1937 nel monastero etiope di Debre Libanos è una voragine nella nostra memoria e una ferita ancora aperta nei rapporti tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa d’Etiopia.

da Santiebeati.it

Per contestualizzare la vicenda nel quadro della più vasta e feroce repressione italiana in Etiopia sono utili il contributo su Criminidiguerra.it e il documentato articolo di Michele Strazza Etiopia 1937: il massacro dimenticato.

Coperto dall’approvazione di Mussolini, Graziani rivendicò «la completa responsabilità» di quella che definì con orgoglio la «tremenda lezione data al clero intero dell’Etiopia», soddisfatto di «aver avuto la forza d’animo di applicare un provvedimento che fece tremare le viscere di tutto il clero, dall’abuna all’ultimo prete o monaco, che da quel momento capirono la necessità di desistere dal loro atteggiamento di ostilità a nostro riguardo, se non volevano essere radicalmente distrutti».
Nel dopoguerra, nonostante le richieste etiopiche, nessun italiano venne mai punito per questi e per altri massacri, favorendo la rimozione dalla memoria collettiva dei crimini compiuti dagli italiani durante le guerre fasciste.

da Etiopia 1937: il massacro dimenticato

Il docu-film sulla strage di Debre Libanos è disponibile sul webdoc di Tv2000 19 febbraio 1937: dall’attentato a Graziani alla strage di Debré Libanos con altri video e approfondimenti.

Segnaliamo inoltre i contributi al dibattito di Andrea Riccardi:

Ricordare con gesti concreti il massacro dei monaci etiopi

Nell’80° della strage di Debre Libanos, restituire all’Etiopia i beni trafugati

Risposta all’appello di Riccardi sulla strage di Debré Libanos: un gruppo di lavoro al Ministero Difesa

Infine il comunicato stampa della Sezione italiana del movimento internazionale We Are Church per la riforma della Chiesa cattolica “Noi siamo Chiesa” che richiede gesti concreti di pentimento e di penitenza in occasione dell’Assemblea dei vescovi italiani che si svolge in questi giorni.

Avvicinandosi gli ottanta anni dal massacro Andrea Riccardi ne ha scritto sul “Corriere” del 6 marzo (e prima ancora Gianantonio Stella il 18 febbraio sempre sul “Corriere” e, in seguito, l’Avvenire il 12 maggio) chiedendo “gesti concreti” perché la strage non rimanga confinata nei libri di storia e la coscienza civile e cristiana del nostro paese faccia i conti con essa. Meglio tardi che mai. Lasciando  alle istituzioni civili e militari le gravi e maggiori  responsabilità perché si attivino per questo anniversario  in modo non clandestino o puramente formale, dobbiamo prendere atto che la Chiesa ha sue particolari colpe. Era  quello  il periodo in cui   essa   ha espresso il massimo consenso al fascismo condividendo così, in grande maggioranza, la sciagurata avventura africana che rafforzò il regime con la sua retorica dell’Impero facilitando in tal modo i sogni di potenza, l’alleanza col nazismo e poi  l’ingresso nella seconda  guerra mondiale  nel giugno del ’40. Il Card. Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, fu portavoce di un’opinione diffusa  secondo la quale si andava in Africa a portare il Vangelo  e si doveva ringraziare l’esercito “che apre le porte dell’Etiopia alla Fede cattolica e alla civiltà romana”. Ma in Etiopia la maggioranza della popolazione era ed  è cristiana (copta ortodossa) dal terzo secolo dopo Cristo! Come tutto ciò sia stato possibile è interrogativo che ci turba e che pensiamo debba essere collocato all’interno di una riflessione più generale sulla storia della Chiesa negli ultimi due secoli.

All’interno stesso del mondo cattolico è stata  riscoperta questa vicenda. Abbiamo il problema di come  essere credibili, almeno adesso e per quanto possibile. Non ci possono essere mezze misure, rinvii, silenzi perché sono cose lontane, perché la colpa fu dell’esercito, del fascismo e via di questo passo. Non parlarne farebbe parte della stessa cultura, della stessa politica che fa ora  stare zitti gli uomini del Potere civile ed ecclesiastico  quando  denunciamo, tra altri misfatti,  che  bombe partono continuamente dal porto di  Cagliari per essere usate contro  i civili  nella guerra dimenticata nello Yemen.  E magari si sta zitti sull’anniversario di  Debré Libanós nello stesso momento in cui ci si sciacqua  la bocca ripetendo, in modo comodo ed  ipocrita,  le sagge parole di papa Francesco sulla guerra mondiale a pezzi.

Ciò premesso, noi riteniamo che i “gesti concreti” richiesti da Andrea Riccardi per l’anniversario della strage  possano consistere per quanto riguarda i cristiani  nel seguente percorso:

–un primo atto, solenne e formale, di pentimento e di penitenza per le responsabilità anche della Chiesa   per il suo silenzio (o, a suo tempo, addirittura per il consenso  diretto o indiretto)  per i  fatti di Debré Libanós;

–questo atto formale sia intrecciato, prima e dopo, da una adeguata e diffusa  informazione e presa di coscienza sui  fatti e sulle responsabilità che riguardano  tutta la vicenda. Ciò deve avvenire   nelle parrocchie, nei seminari, nelle iniziative degli ordini religiosi, su tutta la stampa cattolica e nel variegato mondo cattolico di base.  Non si potrà ignorare tutto il contesto relativo all’invasione dell’Etiopia e ai tanti crimini  che vi furono commessi dall’esercito;

–una Missione di riconoscimento del passato, di pacificazione e di fratellanza della nostra Chiesa (con esponenti di tutto il popolo  cattolico)  incontri  ad Addis Abeba e a Debré Libanós  la Chiesa copta.

Questi “gesti concreti”, a nostro avviso,  dovrebbero prendere l’avvio durante l’assemblea di tutti i vescovi italiani che inizia lunedì 22 in straordinaria coincidenza con l’anniversario della strage. Il silenzio dei vescovi non sarebbe giustificato da quanti conoscono  questa drammatica storia.

Roma, 20 maggio 2017

NOI SIAMO CHIESA

da Noisiamochiesa.org

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