La lettera a Donald Trump dei Patriarchi e capi delle Chiese di Terra Santa sullo “status” di Gerusalemme: «Un tale passo produrrà un incremento di inimicizia, conflitto, violenza e sofferenza»

I leader cristiani di Gerusalemme sono “certi” che i passi che Donald Trump si accinge a intraprendere “aumenteranno l’odio, il conflitto, la violenza e le sofferenze a Gerusalemme e in Terra Santa”. Lo dicono in una lettera inviata al presidente Usa nove responsabili delle chiese cristiane, tra cui Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino, e padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa. “Il nostro consiglio – aggiungono – è di continuare a riconoscere lo status quo a Gerusalemme. Ogni cambiamento improvviso provocherebbe danni irreparabili”.

Al presidente Donald J. Trump
Presidente degli Stati Uniti d’America

Gerusalemme, 6 dicembre 2017

Gentile Sig. Presidente,

siamo a piena conoscenza e apprezziamo come lei, in questi giorni, stia dedicando attenzione particolare allo status di Gerusalemme. Stiamo seguendo con attenzione e sentiamo nostro dovere indirizzare questa lettera a sua eccellenza.

Il 17 luglio del 2000 abbiamo inviato una lettera analoga ai responsabili che si incontravano a Camp David per decidere sullo status di Gerusalemme. Essi la presero gentilmente in considerazione. Oggi, signor Presidente, confidiamo che anche lei prenderà in considerazione il nostro punto di vista sulla questione molto importante dello status di Gerusalemme.

La nostra terra è chiamata terra di pace. Gerusalemme, la città di Dio, è città di pace per noi e per il mondo. Purtroppo, però, la nostra terra santa con Gerusalemme, la Città santa, è oggi una terra di conflitto.

Tutti coloro che amano Gerusalemme hanno piena volontà di lavorare e di fare di essa una terra e una città di pace, vita e dignità per tutti i suoi abitanti. Le preghiere di tutti i credenti che vivono in essa (le tre religioni e i due popoli che appartengono a questa città) sale a Dio e invoca la pace – come dice il salmista: «Dio onnipotente, ritorna! Guarda dal cielo e vedi!» (Sal 80,15). Ispira i nostri leader e ricolma le loro menti e cuori con giustizia e pace.

Signor Presidente, abbiamo seguito con preoccupazione le notizie sulla possibilità di un cambiamento di come gli Stati Uniti comprendono e si rapportano allo status di Gerusalemme. Siamo sicuri che un tale passo produrrà un incremento di inimicizia, conflitto, violenza e sofferenza a Gerusalemme e nella Terra Santa; allontanandoci così dalla meta dell’unità e approfondendo un movimento di divisione distruttiva.

Signor Presidente, chiediamo a lei di aiutare tutti noi a camminare verso un amore più grande e verso una pace definitiva, che non può essere raggiunta senza che Gerusalemme sia di tutti.

Il nostro grave avviso e appello è che gli Stati Uniti continuino a riconoscere lo status internazionale attuale di Gerusalemme. Ogni cambio improvviso causerebbe un danno irreparabile. Siamo persuasi del fatto che, con forte sostegno da parte dei nostri amici, israeliani e palestinesi possono lavorare per negoziare una pace giusta e sostenibile, a giovamento di tutti coloro che desiderano ardentemente che Gerusalemme possa adempiere il suo destino.

La Città Santa può essere condivisa e pienamente goduta solo nel momento in cui un processo politico aiuta a liberare il cuore di tutte le persone che vivono in essa dalle condizioni di conflitto e di distruzione di cui stanno facendo esperienza.

Presto sarà Natale. È una festa di pace. Gli angeli hanno cantato nel nostro cielo: gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini di buona volontà. In questo Natale che viene facciamo appello affinché Gerusalemme non venga privata della pace. Chiediamo a lei, signor Presidente, di aiutarci ad ascoltare il canto degli angeli. Come responsabili delle comunità cristiane di Gerusalemme la invitiamo a camminare con noi nella speranza mentre edifichiamo una pace giusta e inclusiva per tutti i popoli di questa unica e Santa Città.

Con i nostri distinti saluti e auguri di buon Natale.

Patriarca Teofilo III, Patriarcato Greco Ortodosso
Patriarca N. Manougian, Patriarcato Apostolico Ortodosso Armeno
Arcivescovo P. Pizzaballa, Amministratore apostolico del Patriarcato Latino
Fr. F. Patton ofm, Custode di Terra Santa
Arcivescovo A. Antonious, Patriarcato Ortodosso Copto di Gerusalemme
Arcivescovo S. Malki Murad, Patriarcato Ortodosso Siriano
Arcivescovo A. Embakob, Patriarcato Ortodosso Etiope
Arcivescovo J.-J. Zerey, Patriarcato Cattolico Greco-Melchita
Arcivescovo M. El-Hage, Esarcato Patriarcale Maronita
Arcivescovo S. Dawani, Chiesa Episcopale di Gerusalemme e del Medio-Oriente
Vescovo M. Younan, Chiesa Evangelica Luterana in Giordania e Terra Santa
Vescovo P. Malki, Esarcato Patriarcale Cattolico Siriano
Mons. G. Dankayé, Esarcato Patriarcale Cattolico Armeno

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