Don Lorenzo Milani: metodi pastorali. Il pastore e la comunità

Così don Milani amava. Amava anche te. Ma ti amava come Cristo ama il ricco Epulone. Con l’amore che non scherza. E’ proprio dell’amore non fare un fascio di ogni erba. L’amore distingue, sceglie, divide, denuda: appunto, ti accusa, ti inchioda alla tua croce, perché ti vuole salvo a tutti i costi. L’amore è per la pace, ma non è imbelle. Tanto meno è neutrale. L’amore è lotta fino alla morte. Esigente ed implacabile. Che dà la vita per la verità. E la verità è l’uomo. Così è l’amore.

p. David Maria Turoldo

Prete e maestro

Don Lorenzo Milani è stato più volte definito “prete-maestro”; per lui infatti la duplice veste di prete e maestro non serve solo per connotare la sua azione pastorale ma anche la sua identità, basata sull’idea di una co-essenzialità tra la scuola e il suo impegno di sacerdote: “Spesso amici mi chiedono come faccio a far scuola. […] Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter far scuola”1.

I fondamenti di un nuovo metodo pastorale

L’allora cappellano di San Donato di Calenzano dopo una accurata indagine statistica e storica della parrocchia e un’analisi dei vari settori della pastorale così concludeva in Esperienze Pastorali: “Ho visto una costruzione che tenta invano di reggere il comignolo mentre le manca ancora fondamento e muri. E allora ne ho avviata un’altra dalle fondamenta, una costruzione un po’ più ragionevole. Fondamento della preghiera liturgica è il possesso della Dottrina. Fondamento della Dottrina è (a mio avviso) quel minimo di padronanza del linguaggio che dovrebbe distinguer l’uomo dalla bestia, ma che manca invece a gran parte di questo popolo. Lasciatemi dunque il tempo di far le cose per benino, rifacendomi cioè dalla grammatica italiana e su su nel giro di 20 anni vi riempirò di nuovo la chiesa. Ma questa volta d’uomini ardenti, preparati e coerenti”2.

Il prete pastore di tutta la comunità

L’attenzione pedagogica di don Lorenzo gli fa sfruttare ogni occasione per far capire ai suoi parrocchiani la vocazione pastorale del sacerdote, combattendo la figura deteriore del parroco-funzionario del sacro, deriva allora piuttosto diffusa: “Non manco occasione di far capire che il cristiano ha l’obbligo di campare il suo prete. […] Mi devono campare 365 giorni l’anno perché io dedico tutta la vita per il loro bene, ma per il bene di tutti. Qui l’elemosina diventa veramente sacra. «Campo il prete perché il mio popolo e io compreso abbiamo bisogno del prete». Non: «campo il mio prete oggi perché oggi io ho bisogno di lui per me». Dunque io non vendo le mie singole prestazioni, ma vendo la mia vita intera a una comunità intera e quel che faccio lo faccio per tutti uguale e non faccio piaceri speciali a nessuno perché tutti sono ugualmente miei figlioli”3.

Pastore di una comunità particolare

Il rapporto di don Milani con la sua comunità (prima quella di San Donato, poi quella di Barbiana) furono di una paternità molto concreta, tanto da assorbirlo totalmente ed esclusivamente: “Ieri per es. mi ha scritto la maestra della scuola di una parrocchia confinante. Questa parrocchia è vacante, ma non mi è stata affidata. […] I motivi sono seri, la necessità è grande, lo scomodo per me è minimo, il tempo mi avanza, la scuola la faccio sempre volentieri, ecc. ecc. Sembrerebbe dunque una cosa da farsi. Ma io invece non vado a chiedere neanche il parere di don Bensi, ci faccio sopra una risata. Ti pare che io debba allargare la cerchia delle mie attività? […] Se dovessi dar retta a circostanze così contingenti e fuori programma cioè fuori princìpi, nel giro d’un anno mi troverei tutto impelagato nelle attività più varie e assorbenti come un qualsiasi pretuccio di quelli che usano oggi. Al diavolo quei bambini, ci penserà il loro Angelo Custode a salvarli. Se volevano le mie cure avevano a nascere cento metri più in qua cioè entro i confini della mia parrocchia. Mi sento mille volte più sacerdote al circo o allo zoo coi ragazzi della mia parrocchia che in chiesa a predicare le 400 ore ai ragazzi di un’altra parrocchia”4.

Amore per la propria comunità particolare

L’affetto e la cura nei confronti della comunità di San Donato prima e di Barbiana poi è un’esperienza che produce in don Milani una riflessione sul significato dell’amore concreto contrapposto alle ambiguità di un astratto e volatile amore universale; di queste riflessioni sono disseminate le lettere, specialmente quelle del periodo barbianese: ad esempio, nel 1961, scriveva polemicamente “se credessi […] che bisogna amare tutti, mi ridurrei in pochi giorni un prete da salotto cioè da cenacolo mistico-intellettual-ascetico e smetterei d’essere quello che sono, cioè un parroco di montagna che non vede al di là dei suoi parrocchiani”5; poi, nel ’66, rispondendo ad una studentessa napoletana affermava: “Di fatto si può amare solo un numero di persone limitato, forse qualche decina, forse qualche centinaio. […] Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come premio”6; infine nel breve Testamento “Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi. […] Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”7. Queste espressioni non possono non richiamarne altre, altrettanto forti, pronunciate da altri ardenti apostoli, come Paolo: “Siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari” (1Ts 2, 7-8) o don Bosco: “La mia vita la devo a voi, ma vi prometto che la dedicherò tutta a voi, fino al mio ultimo respiro”.

1 L. Milani, Esperienze pastoraliFirenze, LEF, 1958, p. 239.

2 L. Milani, Esperienze pastorali, p. 88.

3 A don Ezio Palombo – Prato, San Donato a Calenzano, 13.12.1953, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, VI ed., a cura di M. Gesualdi, Milano, Mondadori, 1971, pp. 26-28, 27-28.

4 A don Ezio Palombo – Prato, Barbiana, 7.1.1957, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, pp. 70-73, 71-72.

5 A Elena Brambilla – Milano, Barbiana, 20.6.1961, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, pp. 155-159, 156-157.

6 A Nadia Neri – Napoli, Barbiana, 7.1.1966, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, pp. 276-278, 277-278.

7 Testamento, Firenze, 1.3.1966, in L. Milani, Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, p. 324.

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