La Via Crucis delle guerre dimenticate

da Vinonuovo.it, «vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi» (Lc 6,36).

Nel giorno in cui papa Francesco invita al digiuno e alla preghiera per la pace ripercorriamo la Passione di Gesù in comunione con il Sud Sudan, la Repubblica democratica del Congo e le altre terre che restano ostaggio della violenza.

La video intervista a Matteo Perotti, missionario laico della diocesi di Como tra gli studenti di Wau in Sud Sudan

È una giornata speciale questo venerdì 23 febbraio della Quaresima 2018. Papa Francesco ci ha infatti chiamati a vivere questa giornata all’insegna del digiuno e della preghiera per invocare la pace in tutto il mondo, ma con uno sguardo particolare alla Repubblica democratica del Congo e al Sud Sudan, due Paesi sfiniti da altrettanti conflitti dimenticati.

È con questa intenzione che vivremo questa settimana la nostra Via Crucis, partendo dalle realtà indicate da Francesco, ma abbracciando idealmente tutti e 40 i conflitti armati che oggi attraversano il mondo senza che nemmeno lo sappiamo. Ricorderemo brevemente sette di queste guerre che affliggono l’Africa, l’Asia e l’America Latina nel nostro cammino lungo il Calvario. E a ogni stazione pregheremo facendo nostra una preghiera per la pace composta dai cristiani di quel continente.

I STAZIONE: GESU’ È CONDANNATO A MORTE

PREGHIAMO CON IL SUD SUDAN

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: “Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?”. Gesù rispose: “Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo”. Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: “Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia: che ve ne pare?”. Tutti sentenziarono che era reo di morte. (Marco 14, 61-64)

Nel 2011, dopo oltre 20 anni di guerriglia e un referendum, le popolazioni dei territori del Sudan meridionale ottennero l’indipendenza e nacque il più giovane Stato al mondo: la Repubblica del Sud Sudan. Fu subito chiaro che il processo di pace non sarebbe stato facile, vista la disomogeneità di questa terra dove convivono più di 60 etnie diverse e ci sono da sempre grandi interessi che ruotano intorno a un sottosuolo ricco di risorse, come il petrolio. Dal 2013 le tensioni interne sono sfociate in una guerra civile tra le truppe del presidente Salva Kiir e quelle dell’ex vicepresidente Riek Machar, strumentalizzando le divisioni tra i Dinka e i Nuer e alimentando rivendicazioni storiche. Nell’agosto 2015 fu siglato un accordo di pace che non è mai rispettato. E dall’anno scorso ad aggiungere sofferenze alla popolazione civile è arrivata anche la carestia, con milioni di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria.

Per saperne di più leggi questa scheda di Caritas Italiana 

Preghiamo:

Senza di te, Signore, vana sarebbe la nostra preghiera,
e illusoria la nostra speranza di pace.
Ma Tu sei vivo e operi per noi e con noi, Tu, nostra pace!
Il Signore Risorto abbatta i muri dell’inimicizia che oggi dividono i fratelli,
specialmente nel Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo.
Soccorra le donne vittime di violenza nelle zone di guerra e in ogni parte del mondo.
Salvi i bambini che soffrono a causa di conflitti a cui sono estranei,
ma che rubano loro l’infanzia e a volte anche la vita.
Quanta ipocrisia nel tacere o negare le stragi di donne e bambini!
Qui la guerra mostra il suo volto più orribile.
Il Signore aiuti tutti i piccoli e i poveri del mondo
a continuare a credere e sperare
che il Regno di Dio è vicino,
è in mezzo a noi,
ed è «giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo» (Rm 14,17).
Sostenga tutti coloro che, giorno per giorno,
si sforzano di combattere il male col bene,
con gesti e parole di fraternità,
di rispetto, di incontro, di solidarietà.
Il Signore rafforzi nei governanti
e in tutti i responsabili
uno spirito nobile, retto, fermo e coraggioso
nella ricerca della pace, tramite il dialogo e il negoziato.
Il Signore conceda a tutti noi di essere
artigiani di pace lì dove siamo,
in famiglia, a scuola, al lavoro,
nelle comunità, in ogni ambiente;
“lavandoci i piedi” gli uni gli altri,
ad immagine del nostro Maestro e Signore.
A Lui la gloria e la lode,
oggi e nei secoli. Amen.

Papa Francesco, Preghiera in San Pietro, 23 novembre 2017

II STAZIONE: GESU’ È CARICATO DELLA CROCE

PREGHIAMO CON LA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re dei Giudei!”. E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo». (Matteo 27,27-31)

Nella Repubblica Democratica del Congo, i continui rinvii della tenuta delle elezioni presidenziali sono una delle maggiori cause delle attuali violenze. Le autorità hanno recentemente posto il 23 dicembre 2018 come data delle votazioni. Ma è da fine 2016 che il leader congolese, Joseph Kabila, 46 anni, dimostra di voler ritardare il più possibile l’inizio del processo elettorale e mantenersi al potere quando la Costituzione del Paese gli impedisce di candidarsi per un terzo mandato. Le attuali ostilità hanno provocato circa 4 milioni di sfollati in tutto il Paese. Nel nord-est del territorio, soprattutto nella regione del Kivu, la popolazione è infatti vittima di numerosi gruppi armati, spesso finanziati da uomini d’affari e politici con l’obiettivo di sfruttare le preziose risorse del sotto suolo. Nella provincia centrale del Kasai, invece, sono più di 3.300 i civili rimasti uccisi nell’ultimo anno di combattimenti in oltre 40 fosse comuni scoperti. Dalle miniere alla telecomunicazione, dall’energia alle banche, la leadership politica, con a capo diversi membri della famiglia Kabila, sta facendo di tutto per mantenere il controllo di tutti i settori dell’economia congolese.

Per saperne di più guarda il sito della Rete pace per il Congo

Preghiamo:

Signore Gesù, che hai detto ai tuoi apostoli
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace”
Donaci il coraggio di affrontare gli artefici della violenza
per cambiare il loro comportamento.
Aiutaci a dedicare tutta la nostra vita
i nostri pensieri e le nostre energie
all’impegno di costruire la pace.
Preghiamo per una nuova Africa,
nella quale la paura e i pensieri e le azioni violente non possano più esistere
e dove l’egoismo non guidi i popoli a commettere ingiustizie nei confronti degli altri.
Per i popoli di ogni lingua ed etnia dell’Africa
venga il tuo Regno:
il tuo Regno di giustizia, di pace e di amore.
Possa prevalere la pace in Africa
Possa prevalere la pace sulla Terra.
Amen

Consiglio ecumenico delle Chiese

III STAZIONE: GESU’ CADE SULLA VIA DEL CALVARIO

PREGHIAMO CON I ROHINGYA E LE ALTRE MINORANZE PERSEGUITATE DELL’ASIA

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. (Isaia 53, 3)

Dallo scorso mese di agosto in Myanmar è riesplosa la guerra tra l’esercito birmano e la minoranza musulmana dei Rohingya. Un’offensiva degli indipendentisti islamici è diventata in fretta l’occasione per una repressione durissima che ha colpito la popolazione civile facendo nuove centinaia di migliaia di profughi. Proprio ieri da uno dei campi di fortuna allestiti oltre il confine con il Bangladesh – icona delle sofferenze anche di tante altre minoranze perseguitate in Asia – è giunta una notizia sconvolgente: quella della morte di due bambini schiacciati nella loro tenda da un elefante che dalla vicina foresta era entrato nel campo e non trovava più la strada per uscire. Buttati a terra dal peso di una guerra dimenticata e lì uccisi da un pachiderma, come morti collaterali.

Preghiamo:

O Signore ti preghiamo

per i cristiani
e per tutte le altre minoranze
che in molte parti dell’Asia
e in tutto il mondo sperimentano
la violenza e l’emarginazione
a causa della crescita
del fondamentalismo religioso.

Fa che tutti
nel contesto pluriculturale dell’Asia
possano vivere
con un senso di profondo
rispetto per le diversità di ciascuno.

Assisti le iniziative delle Chiese
che in diverse parti dell’Asia
promuovono la pace e la riconciliazione.
Fa che i governi ascoltino
il grido della gente
che vuole la pace e non la guerra.
Amen

Consiglio ecumenico delle Chiese

IV STAZIONE: GESU’ INCONTRA LE DONNE SULLA VIA DELLA CROCE

PREGHIAMO CON LA NIGERIA

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevamo il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: ‘Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato’. Allora cominceranno a dire ai monti: ‘Cadete su di noi’, e alle colline: ‘Copriteci’. Perché se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco? (Luca 23, 27-31)

Ce la dimentichiamo sempre in fretta la Nigeria alle prese con l’incubo di Boko Haram, il movimento islamista che nella sua follia ha nel mirino in maniera particolare proprio le scuole e le chiese. Ma a ricordarcelo – di tanto in tanto – arrivano le azioni più eclatanti di questo gruppo. Che spesso hanno come vittime le donne, che non mancano mai sui Calvari di oggi. La Nigeria è il Paese delle bambine trasformate forzatamente in kamikaze per spargere il terrore nei mercati delle città dello Stato di Borno. Ma in queste ore è stata anche il teatro di un nuovo attacco a una scuola femminile con la presa di ostaggi che sta facendo rivivere l’incubo del rapimento delle ragazze di Chibok.

Preghiamo:

Signore Gesù Cristo, entrando nel mondo
hai proclamato la pace
e hai voluto essere chiamato Principe della Pace.
Tu conosci l’odio e la discordia tra fratelli
che affligge la nostra Nigeria,
specialemte i cristiani e i musulmani.
Tu sai quanto privi d’amore e scontenti
siamo gli uni verso gli altri,
quanto le lotte, le inimicizie,
la discordia e l’odio regnino in mezzo a noi
in questa nostra vita così triste.
Da chi andremo se non da Te, o Gesù amante della pace?
Tu hai riunito quelli che erano divisi,
riconciliato i nemici e donato pace alle anime affrante.
Donaci, ti supplichiamo, il regalo prezioso della tua pace.
Vieni in nostro aiuto,
fa che tutte le passioni malvage
siano placate
e che la pace e l’armonia
possano tornare nella nostra Nigeria.
Eterno Padre, questo ti chiediamo,
ma sia fatta la Tua volontà nel nostro Paese
per Cristo Nostro Signore.
Amen 

Felicia Okocha, Nigeria 

V STAZIONE: GESU’ È INCHIODATO ALLA CROCE

PREGHIAMO CON LA REPUBBLICA CENTRAFRICANA

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso. 
(Isaia 50, 6-7)

Poco più di due anni fa il Giubileo della misericordia papa Francesco aveva voluto aprirlo a Bangui, nella Repubblica Centrafricana insanguinata dalla guerra. Allora lo salutammo tutti come un segno importante di pace, un seme di riconciliazione per un Paese ferito. Ma le violenze non sono ugualmente finite: le intese tra le milizie sono rimaste solo sulla carta e nelle scorse settimane nel nord-est del Paese si è ricominciato a combattere, con migliaia di persone che si sono riversate in fuga verso il Ciad. Come sempre dietro al paravento delle divisioni etniche e religiose anche nella Repubblica Centrafricana si scorgono chiari gli interessi economici in una terra dal sottosuolo ricchissimo ma che resta uno dei Paesi più poveri del mondo.

Preghiamo:

O Dio misericordioso,

a Te veniamo in preghiera:
rendici strumenti della tua pace.
Dove c’è ignoranza e superstizione
porta luce e conoscenza.
Dove c’è pregiudizio e odio
fa che ci sia accettazione dell’altro e amore.
Dove c’è paura e sospetto
fa che ci sia speranza e fiducia.
Dove c’è tirannia porta libertà.
Dove c’è povertà ricchezza.
Dove c’è discordia armonia.
Tre cose sole ci sostengano:
la giustizia, la verità e la pace.
Amen

Preghiera sudafricana per la pace universale

VI STAZIONE: GESU’ MUORE IN CROCE

PREGHIAMO CON LA SIRIA

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: “Veramente quest’uomo era giusto”. Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo. (Luca: 23, 44-49)

Come diventa “dimenticata” una guerra? Non necessariamente perché i giornali e i notiziari non ne parlano più. Può diventare dimenticata anche perché semplicemente siamo noi a essere stufi, a non volerne più sentir parlare. Esattamente come sta accadendo per la guerra in Siria. A quasi sette anni ormai dal suo inizio sono tornate a essere giornate particolarmente cruente a Damasco: nel quartiere della Ghouta Orientale martellato dall’aviazione di Assad, ma anche nelle scuole cristiane colpite dai razzi sparati proprio dalla Ghouta si continua a morire. Senza dimenticare i combattimenti al nord, nella zona di Afrin, dove la Turchia di Erdogan sta cercando di regolare i suoi conti in sospeso con i curdi. Tutti contro tutti sulle spoglie della Siria, in un Calvario apparentemente senza fine.

Preghiamo:

Colui che disse ad Adamo “Dove sei?”,
è sceso agli inferi dietro a lui,
l’ha trovato,
l’ha chiamato e gli ha detto:
“Vieni, tu che sei a mia immagine
e somiglianza!
Io sono disceso
dove tu sei per riportarti
alla tua terra promessa!”

Sant’Efrem il siro, padre della Chiesa

VII STAZIONE: GESU’ È DEPOSTO NEL SEPOLCRO

PREGHIAMO CON LA COLOMBIA

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo

«Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù» (Giovanni 19,41-42)

Quanto è difficile deporre un conflitto nel sepolcro, archiviarlo davvero come una pagina dolorosa della propria storia. Lo stiamo vedendo proprio in queste settimane in Colombia, nel mezzo del cammino per uscire dalla guerra civile. Mentre il Paese si prepara al passaggio delicatissimo delle elezioni presidenziali di maggio, banco di prova anche per gli accordi con il movimento guerrigliero delle Farc, rischia di saltare già l’altra intesa, quella con l’Eln, l’altro principale fronte di miliziani: proprio in questi giorni i contatti sono stati interrotti e vi sono stati nuovi scontri. Sullo sfondo resta la sfida delle alternative per chi smobilita dalla guerra, unico percorso credibile per una resurrezione.

Preghiamo:

Dio della speranza
che consoli il nostro dolore,
abbiamo visto e udito la testimonianza
di milioni di persone sfollate e profughe;
donne, bambini, uomini
indigeni e popolazioni afro che portano
nel proprio corpo segni di morte e terrore.
Dio della giustizia
che cammini con noi,
la nostra fede e la nostra sequela di Gesù
ci ha portato alla solidarietà e all’esilio.
I nostri corpi portano le cicatrici della paura,
della violenza, della povertà, del rigetto,
queste sono le nostre croci.
Dio della vita che operi tra noi la tua pace
distruggi le armi della guerra
e gli accordi commerciali
che deturpano e distruggono la tua creazione.
Siamo il tuo popolo
che anela al ritorno nella nostra terra
e, come Gesù, alla resurrezione.
Amen

Milton Mejia, pastore presbiteriano colombiano, scrisse questa preghiera in esilio

Per i meriti della Sua Passione e Croce
il Signore ci benedica e ci custodisca.
Amen

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